Assegni di cura, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di tre pazienti minorenni che erano stati esclusi dalle graduatorie della Regione Campania. Una sentenza che ribalta quanto era stato deciso dal Tar di Salerno, che invece quei tre ricorsi li aveva rigettati e che invece ora dovrà rivalutare. Gli ‘assegni di cura’ sono quei sussidi regionali riservati ai pazienti affetti da patologie gravissime e che non possono permettersi le terapie necessarie.
Il caso è partito dall’Irpinia, con una lettera di Cittadinanzattiva Avellino che chiedeva al Piano di Zona A3 di Lioni di annullare in autotutela la graduatoria che aveva escluso dai beneficiari del sussidio regionale una piccola paziente altirpina: la richiesta (che venne rispedita al mittente) si basava sul fatto che non era giusto stilare quelle graduatorie in base a parametri Isee uguali sia per i pazienti minorenni che per quelli adulti: “E’ come far correre su una pista di auto una Ferrari contro una Cinquecento – denuncia Cittadinanzattiva –. E’ ingiusto equiparare il valore degli Isee dei pazienti maggiorenni, che possono presentarne uno anche ‘singolo’ o ‘personale’, con quelli dei pazienti minorenni, costretti per forza di cose a presentare un Isee dell’intero nucleo familiare. C’è stato ora bisogno di arrivare fino al pronunciamento del Consiglio di Stato per poter riconoscere questa evidente ingiustizia”.
“Una vera e propria discriminazione – l’ha definita pochi giorni fa Angela Marcarelli, coordinatrice di Cittadinanzattiva Avellino, in una lettera inviata al nuovo presidente della Regione Roberto Fico –, una vera e propria discriminazione nell’attribuzione dell’assegno di cura ai soggetti minori, che a parità di condizioni di disabilità gravissima, sono stati valutati dal piano di zona Consorzio Alta Irpinia di Lioni attraverso la predisposizione di un’unica graduatoria insieme agli adulti, per l’attribuzione del beneficio economico dell’assegno di cura. Hanno in pratica preso come riferimento l’Isee più basso senza tener conto della inderogabile necessità di ricorrere a due distinte graduatorie riservate, rispettivamente, alle persone che abbiano raggiunto la maggiore età aventi un proprio Isee personale, e quelle di età inferiore a 18 anni, il cui Isee è quello del nucleo familiare”. Tant’è che nell’ultima graduatoria licenziata, su 14 minori richiedenti, solo 4 erano stati ammessi al beneficio.
La recente sentenza del Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dallo studio legale D’Alessandro-Iorio, rimandando la palla al Tar di Salerno, aprendo così la strada ad una effettiva revisione di questo importante strumento di accesso alle cure mediche. Si tratta di un sussidio anche abbastanza sostanzioso, che si aggira sui 14mila euro all’anno: un aiuto concreto per quelle famiglie che in molti casi devono assicurare ai propri cari cure costose e costosi spostamenti, anche fuori provincia, per poter seguire le terapie necessarie.
Da qui ora l’appello di Cittadinanzattiva al presidente della Regione Fico e al neo assessore alle Politiche Sociali Andrea Morniroli “affinché valutino la possibilità, senza ulteriore indugio, di intervenire immediatamente, e comunque prima della fissazione della nuova udienza di merito davanti al Tar, anche in una ottica deflattiva del contenzioso, per eliminare questa ormai conclamata discriminazione, riconoscendo il beneficio economico dell’assegno di cura negato ai ricorrenti e agli altri minori, pazienti a cui fino ad oggi è stato negato questo sacrosanto diritto di vitale importanza. L’auspicio è che si adeguino i correnti e i prossimi bandi per l’attribuzione dell’assegno di cura, per evitare le diverse interpretazioni dei Consorzi Sociali ed episodi discriminanti tra soggetti adulti e soggetti minori”.



