“La vera malia della vita non è negli atti di forza ma nella gentilezza, nel garbo, dei fiori come delle persone, nella bellezza intorno a noi. La sfida è saperla scorgere. Ovunque sia”. Lo sottolinea la poetessa Clarice Spadea nella presentare la raccolta “Il silenzio degli alberi”, edito da Terebinto, al Circolo della stampa. “A prendere forma – prosegue Spadea – un viaggio verso il silenzio per cogliere ciò che è essenziale e testimoniare la propria gratitudine a Dio per il bello che è intorno a noi. Poichè ci vuole silenzio per riconoscere il miracolo che si compie ogni giorno, dentro e fuori di noi e percepire il mormorio del mondo”. Un silenzio che arriva dalla natura “Esiste, lo so, un mondo migliore/E’ nel silenzio intenso degli alberi,/così diverso/ da quello degli uomini”. In quel silenzio è racchiuso anche il mistero della vita “E’ la malia della vita/che soffice come neve/lievemente arriva/sino all’anima e per un po’/annienta /l’eco di ogni pena”. Un percorso, quello di Spadea, in cui centrali sono l’aspettanza e la speranza “che sono in fondo un unico sentimento, poichè saper aspettare che arrivi ciò che desideriamo significa coltivare la speranza”. Una poesia che diventa strumento di salvezza “poichè scrivendo mi sono sentita portata in salvo”. Per ribadire la scelta “di inneggiare alla semplicità e bellezza che resistono nonostante la nostra cecità”. E’ lo psichiatra Camillo Caruso a porre l’accento sui tanti temi che caratterizzano la silloge, dal dolore che non è mai urlato ma presente come voce sorda, consapevolezza delle buche e dei chiodi dell’anima all’accettazione della vita con le sue cicatrici, dall’amore per la vita e la natura alla dimensione del tempo che si fa kairos, dimensione soggettiva, fino all’incontenibile senso di libertà, alla contemplazione dell’immensità. “Clara – prosegue Caruso – parte da una posizione di vigile attesa, da un tempo di bonaccia, come nella precedente raccolta “In rada”, come ad aspettare che passi il temporale, quella che è la sua strategia per ripararsi dalle avversità, per poi giungere al mare aperto e rivolgere lo sguardo verso il cielo. Clara scava dentro sè stessa e così facendo, scava anche dentro ciascuno di noi”. Poichè “in questo mondo/che sa troppo/di cose perdute/mi tengo allenata ad amare/che sia il silenzio o il fragoroso/flusso della vita/ quel che conta è restare/aspettare”.E si puo’ imparare anche a fare i conti con la sofferenza “Ma poi si impara a vivere/anche nella mancanza di sguardi e muoversi, sicuri, nel buio delle assenza costanti”.E’ Gennaro Iannarone nella prefazione a parlare di “Un inesauribile ottimismo della volontà che sa resistere con vigoria alle negatività dell’esistenza….le macerie e le barriere sono vinte e annientate soprattutto da un amore sconfinato della natura nei suoi molteplici aspetti rigeneranti, elementi e sensazioni colte nel mondo campestre o in quello marino ed anche nel giardino di casa, al punto che queste liriche potrebbero essere definite, poichè vi domina una corporeità che attinge, anche nel cuore della notte, immagini salvifiche, ascolta persino i messaggi criptati del silenzio….una corporeità che gusta la dolcezza delle caramelle e giunge persino a far gustare al lettore il sapore dell’amore”. A introdurre l’incontro la professoressa Marika Luparella che evidenzia la raffinatezza della poesia di Spadea, capace di cogliere l’armonia della natura, che si fa sempre fonte di consolazione e il ciclo della vita”.




