“Quando si dice che la democrazia in crisi bisogna fare attenzione, dipende sempre da ciò che si intende per democrazia. Poiché non ci sono dubbi che l’orco populista sia figlio della fata democratica”. Non ha risposte, né ricette preconfezionate Alfio Mastropaolo, docente di scienze politiche all’Università di Salerno, ospite del secondo appuntamento inserito nel ciclo di incontri promosso dal Centro Dorso all’oratorio dell’Annunziata, introdotto dal presidente Luigi Fiorentino. “Non è la più perfetta delle democrazie – spiega Mastropaolo – e non ci sono dubbi che sia possibile migliorarla. E’ certamente una pratica complessa, ma consente almeno di regolare i conflitti, di favorire l’avvicendamento dei governi. Quel che è certo è che non garantiscono sul prodotto, una democrazia va giudicata sulla base di ciò che produce. Oggi ci troviamo di fronte ad un profondo malcontento generale, gli italiani hanno mostrato che non sono soddisfatti di quello che ha prodotto la democrazia italiana. La nostra democrazia è un hardware, a seconda del software in cui viene inserito può produrre uguaglianza, istruzione pubblica e sanità. Certo, non ci sono dubbi che gli spazi della democrazia sono ristretti e le minoranze sono attaccate al potere, senza dimenticare i condizionamenti imposti dall’economia alla politica. La cultura democratica è certamente fragile e deve confrontarsi con un potere invisibile. Quel che è certo è che l’esigenza della democrazia non nasce dal basso. La democrazia è una risposta ad una effervescenza sociale causata dal cambiamento. Per tenerli buoni, consegniamo loro la fiaba che sono loro a governare”. Quindi si sofferma su parole come uguaglianza e libertà, troppo spesso strumentalizzate anche nelle democrazie: “Anche chi vuole il cambiamento sociale finisce per lottare il potere, così da impadronirsi degli strumenti per trasformare la comunità. Dall’estensione del diritto di voto all’organizzazione del mondo del lavoro contro il mondo della ricchezza. Quel che è certo è che le regole della democrazia non si riescono ad applicare al mercato, è così che la democrazia può avanzare o regredire. Anche oggi dobbiamo fare i conti con chi si scontra con la democrazia in maniera subdola. Anche la sconfitta dei movimenti popolari è chiaramente una sconfitta della loro capacità organizzativa”. Per ribadire come “La democrazia autorizza il dissenso, rappresentato dalla violenza, dal bullismo, da qualsiasi rifiuto dell’autorità ma anche dal voto imprevedibile contro l’establishment che ha contagiato tutta l’Europa. Basti pensare alla Brexit nel Regno Unito. Oggi chi vince, troppo spesso, conquista il potere solo perché riesce a persuadere. Si è assistito ad una frantumazione delle organizzazioni di massa attraverso la tecnologia, attraverso una cultura che chiede di essere imprenditori di sé stessi, al tempo stesso ci troviamo di fronte ad una confusione tra poteri pubblici e privati. Mentre si dovrebbe governare per tenere insieme la società. le democrazie hanno assunto una prospettiva aziendalista, con un abbandono del governo dei ceti popolari”. E sul dualismo tra Nord e Sud “Il Sud è vittima di una grave ingiustizia, deve far sentire la propria voce, deve protestare e non essere acquiescente come è sempre stato, non alzare le bandiere borboniche, dimostrare che è parte del paese”. Quindi ricorda come le democrazie debbano oggi fare i conti con tre gravi fenomeni, quelli che definisce incidenti, le leggi imposte dalla finanza, i cambiamenti climatici e i flussi migratori “E’ chiaro che tutti devono essere accolti ma fino ad oggi è evidente che non abbiamo governato l’accoglienza, dobbiamo organizzare i flussi e trattare chiunque chieda rifugio umanamente. Uno dei risultati del malcontento è l’avanzare del populismo, che è figlia dell’avarizia della politica, è condita di intolleranza ma garantisce un’offerta di protezione. Anche in Italia era chiaro che ci fosse bisogno di un rinnovamento anche anagrafico delle forze politiche ma è difficile dire ciò che ci aspetta. La resistenza oggi può manifestarsi in molti modi ma quel che è certo che il sentimento di abbandono da parte dello Stato può produrre danni gravi”.
Il Sud faccia sentire la sua voce, Mastropaolo ospite del ciclo di incontri del Centro Dorso
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