“E’ nelle comunità la forza delle tradizioni, nella loro capacità di restare uniti e difendere le radici, facendo vivere ogni anno riti e feste che sono simbolo della propria identità”. Lo sottolinea con forza il presidente dell’Unpli provinciale Giuseppe Silvestri nel corso del confronto dedicato alle tradizioni, tenutosi ieri all’Angolo delle Storie, nell’ambito del cartellone del Tè letterario promosso da InfoIrpinia. Un confronto, introdotto da Francesco Celli di InfoIrpinia e Federico Curci, curatore del Tè letterario, che diventa l’occasione per raccontare la ricchezza delle tradizioni d’Irpinia, dai Carnevali ai focaroni, dai Carri del Grano ai riti del Majo, un patrimonio che comincia finalmente ad essere valorizzato nel segno di cultura e turismo. “Tradizioni – spiega Silvestri – che raccontano la nostra storia, il valore della cultura contadina, simbolo della memoria d’Irpinia. Tradizioni che abbiamo il dovere di trasmettere alle nuove generazioni, come stanno facendo alcuni gruppi del territorio con i Carnevali, da Ospedaletto a Serino, cercando di coinvolgere i più piccoli. Carnevali più volte protagonisti anche al di fuori dei confini provinciali, come testimonia la presenza negli anni passati a Venezia della zeza di Bellizzi o degli Squacqualacchiun di Teora”. Annuncia la presenza a Teora il 31 gennaio dei Mamuthones di Mamoiada “Sfileranno accanto ai Squacqualacchiun e a gruppi di tutta la Campania, Don Annibale (Eboli), I Tarantellati (Volturara), Carnevale Aquarese (Aquara), ‘O Ndrecc Banzanese (Banzano di Montoro). Mentre si rafforza il gemellaggio tra la Mascarata serinese e LeBeuffon de Courmayeur con la presenza a Serino del gruppo proveniente dalla Valle d’Aosta, così simile per colori e maschera al rito serinese”. Ribadisce la volontà di far sfilare i più piccoli anche nel tradizionale corteo di Carnevale lungo Corso Vittorio Emanuele con un omaggio speciale da parte dei gruppi a Roberto De Simone, tra i primi a comprendere la forza delle zeze d’Irpinia, da Bellizzi a Mercogliano. Ricorda l’attenzione rivolta da Pier Paolo Pasolini nel suo Decameron ai Carnevali irpini, con registrazioni della zeza di Mercogliano e della tarantella di Montemarano, per ribadire la necessità di non perdere il legame con la cultura contadina. Silvestri si sofferma sul significato dei riti, dai falò al Maio, in cui si fondono sacro e profano, nel segno di un omaggio al Santo a cui viene affidato il raccolto o la comunità, a partire da elementi parte della cultura contadini, dal grano agli alberi. Tra i riti più spettacoli quelli legati ai Carri di Grano, che accomunano i paesi di Fontanarosa, Mirabella, Villanova, Flumeri, Frigento, ma abbracciano anche altri territori come San Marco dei Cavoti e Foglianise, ciascuno con le sue peculiarità, in cui l’intera comunità partecipa alla tirata: “E’ un miracolo che si compie ogni volta con uomini e donne che devono spingere nello stesso istante perchè la tirata abbia successo. I pochissimi episodi di caduta dei carri, come accaduto a Fontanarosa qualche anno fa, sono vissuti come un autentico lutto”. Infine, la consapevolezza della necessità di fare i conti con la modernità perchè le tradizioni sopravvivano: “E’ giusto che i riti e le tradizioni siano contaminate da nuovi elementi ma non devono mai piegarsi ad esigenze strettamente commerciali, altrimenti finiscono per essere snaturate”. E ricorda come “Lo strapotere delle tecnologie, la diffusione dei social rischiano di mettere in discussione i legami che caratterizzavano le nostre comunità. E’ questo valore che dobbiamo difendere. Senza questo legame, senza la comunità sarà impossibile difendere le tradizioni. Come Unpli svolgiamo solo una funzione di coordinamento tra i riti ma sono i singoli territori a portare avanti con sacrificio riti e feste”. E ricorda come “Questo patrimonio può rappresentare certamente un attrattore nel segno del rilancio turistico dei territori ma è chiaro che c’è bisogno di politiche che sappiano promuovere lo sviluppo delle aree interne, favorendo l’integrazione tra costa ed entroterra. Altrimenti saremo condannati allo spopolamento”.






