E’ una lettera carica di commozione quella che il vescovo di Ariano Sergio Melillo ha voluto indirizzare al poliziotto 44ennr che si è tolto la vita. “Caro Mario,
che cosa ha attraversato la tua anima, il tuo cuore? Forse notti di silenzi troppo pesanti, domande senza risposta, la sensazione di non trovare più posto in questo mondo che corre senza fermarsi. Forse il bisogno di essere ascoltato, accolto, abbracciato senza condizioni. Non tutto possiamo capirlo, e questo è il dolore più grande. In questo giorno di lacerante dolore per la tua famiglia, i tuoi amati colleghi della “squadra” della Polizia di Stato, per tutti noi, la nostra comunità è attonita. La Madre del Signore, Addolorata, è sotto la tua croce e «…geme nell’intimo del cuore trafitto da spada».”
Il vescovo ricorda come “il tuo addio non è solo un dramma personale, è un interrogativo rivolto a tutti noi. Viviamo in una società che ha imparato a comunicare in mille modi, ma non sempre ad ascoltare; che sa esaltare il successo, ma non sa prendersi cura della fragilità; che celebra la forza, ma spesso dimentica chi vacilla. Il tuo silenzio ci costringe a guardare oltre l’indifferenza, sappi che Dio abita anche la notte e, nelle lacrime…
Cesare Pavese scriveva con il buio nel cuore: «Verrà la morte e avrà i tuoi occhi/questa morte che ci accompagna/dal mattino alla sera, / insonne sorda, /come un vecchio rimorso o un vizio assurdo». La morte ci insegue ci raggiunge quando ogni strada sembra preclusa. Ma non è cosi! Il tuo squadro, resterà in noi come ferita, ma anche come ultimo appello a non sviare la vita: a non lasciare più nessuno solo, a cambiare il nostro modo di essere comunità, a costruire un mondo dove l’amore conti più dell’apparenza, la prossimità più della corsa, la speranza più del cinismo: «La speranza è la risposta…quando nasce in noi la domanda assoluta: Che ne sarà di me?» (Papa Francesco)
La fede ci consola: «La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta» (Gv 1,5). Crediamo che oggi sei avvolto da quella luce, da un abbraccio che nessun dolore terreno poteva darti. In Dio la tua anima non è perduta, ma custodita”
Melillo ricorda come “Il tuo cuore ha attraversato entusiasmi e tempeste, desideri e sogni, la tua vita ora ci consegna una missione: aprire gli occhi, accorgerci degli altri, imparare ad ascoltare anche i silenzi. Perché il mondo diventi più umano, più vero, più capace di speranza.
A Dio, prego per te e per chi è come te nel dolore”.
Il vescovo Melillo: la morte del giovane poliziotto, una ferita per la comunità che ci chiede di non lasciare piu nessuno solo
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