di Virgilio Iandiorio
Il ricordo delle persone che non ci sono più, ma con le quali hai avuto rapporto di amicizia, ritorna alla mente quando meno te lo aspetti. Da alcuni giorni mi sembra di vedere con gli occhi della mente l’amico Pompeo Russoniello, scomparso da pochi anni, nel 2021.
Avevo conosciuto Pompeo Russoniello negli anni settanta del secolo passato, quando iniziai la mia collaborazione al settimanale “La Tribuna dell’Irpinia”, fondato da Pasquale Grasso. Puntuale, tutti i mercoledì, il giornale era in edicola, e immancabilmente c’era un articolo di Pompeo, che non aveva preoccupazioni e scrupoli di scrivere le sue considerazioni su fatti e personaggi della nostra provincia. La sua casa e il suo lavoro erano in Avellino, ma non si era mai allontanato, col cuore e con la mente, dal suo paese natale, S. Andrea di Conza.
Mi sono messo a sfogliare alcuni dei libri da lui pubblicati, di cui mi aveva fatto dono. Ho ritrovato questa sua lettera datata Avellino agosto 2013, che accompagnava l’omaggio di una sua pubblicazione:” Ecco a Virgilio da Manocalzati, mia enciclopedia generosa, l’elenco dei comuni, riferiti a S. Andrea di Conza, di cui si vuole conoscere singolarmente la superficie del territorio e il numero degli abitanti”. Seguiva l’elenco di dieci comuni, a cui era interessato.
Nel 1985 raccolse in volume “Immagini e stemmi dei Vescovi della diocesi di Avellino”. Era un primo passo di un progetto più ambizioso “sulla via araldica di fare storia”. Di animo profondamente religioso, Pompeo Rossoniello pubblicò nel 1979 insieme con Pasquale Grasso, “Fede e Folclore in Irpinia”. Era la “fotografia” della religiosità irpina prima della catastrofe del terremoto dell’80.
Nella chiesa di S. Andrea di Conza scoprì che alcune tele erano del pittore lucano Andrea Miglionico (1662-1711). E lo accompagnai quando nel suo paese si tenne una conferenza con esperti di storia dell’arte sui dipinti di questo pittore.
Ha fatto conoscere in tutta l’Italia il pellegrinaggio che in maggio le ragazze di S. Adrea fanno alla Madonna della Gaggia nel comune di Conza, e ognuna di esse reca sul proprio velo una corona di uva spina. Ebbe un lampo di genio, trovando per queste signorine il nome di “maggiaiole”, e di stamparlo in tantissime copie sui calendari.
Osservatore sagace e acuto, individuava la provenienza delle donne che si presentavano all’ufficio della Previdenza Sociale di Avellino, dove era impiegato, dai colori del velo con cui coprivano il capo.
Nel 1988 dedicò un suo libro al concittadino, di sant’Andrea si Conza, Michele Solimine (1795-1864),” che fu scrittore del primo progetto italiano di Costituzione del 1848, e che per la causa costituzionale ed italiana fu patriota e martire”. E mi spiegò anche il motivo della fotografia nel quarto di copertina del libro, Il disinganno, una scultura di Francesco Queirolo nella Cappella Sansevero di Napoli. Perché, mi disse, occorre liberare dalle reti e dai veli la verità. Come lui aveva fatto dieci anni prima, nel 1977, con un opuscolo che andò a ruba; raccontò la sua settimana in Russia da turista, e non si fermò alle apparenze o alla propaganda sovietica e degli accoliti.
Ho avuto il piacere di incontrarlo qualche anno prima della sua morte, in un pomeriggio estivo, quando il tempo bello invoglia alla passeggiata per il Corso di Avellino, soprattutto a coloro che per motivi di salute debbono restare più a lungo in casa. Ci trattenemmo a parlare per un bel po’. Io ero con l’amico comune Fausto Baldassarre, e Pompeo in compagnia della signora che l’accudiva. Egli ci raccontò tante cose, e, come solo lui sapeva fare, tanti aspetti non sempre simpatici di personaggi della nostra provincia. Accompagnava le sue valutazioni sempre con fatti inoppugnabili. E questo faceva diventare le sue considerazioni attinenti alla realtà. La sua eredità si potrebbe sintetizzare in una sua frequente espressione, una saggezza antica: osservare attentamente, leggere, prima di parlare.



