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Irpinia, il Procuratore Airoma: i clan hanno cambiato strategia. Finanziano le imprese in crisi e investono i profitti criminosi

” Un “mosaico che ricostruisce in modo allarmante, la pervasività dei sodalizi criminali negli ambiti socio-economici più rilevanti, segnando un mutamento qualitativo importante nella strategia di penetrazione del corpo sociale ed imponendo, di conseguenza, un altrettanto importante cambiamento nell’impostazione del contrasto investigativo”. E’ quello che ha scritto nella relazione presentata alla Procura Generale, ad ottobre scorso, il Procuratore della Repubblica di Avellino Domenico Airoma, sintetizzando  le attività investigative più  significative della Procura in occasione dell’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario.

Nella relazione  Airoma affronta innanzitutto  il mutamento dei sodalizi criminali.” I clan hanno cambiato strategia.Gli  esiti assai fruttuosi di numerose iniziative investigative hanno contribuito in maniera significativa a disarticolare le consorterie, ma non ne hanno neutralizzato la pericolosità. Si assiste, infatti, ad un mutamento della strategia dei sodalizi camorristici, impegnati soprattutto nel controllo dei circuiti della criminalità predatoria, del finanziamento usurario delle imprese in crisi e nell’investimento dei profitti criminosi, soprattutto nell’ambito delle risorse stanziate per la ripresa seguente alla crisi determinata dall’emergenza pandemica”.

Analizzato anche l’inquinamento economico delle istituzioni: “La persistente pericolosità dei sodalizi criminali di stampo mafioso si manifesta anche nella capacità degli stessi di condizionare il corretto svolgimento delle funzioni degli organismi di rappresentanza degli enti locali; significativo, infatti, è che, dopo lo scioglimento del Comune di Pratola Serra, si è dovuto registrare l’adozione di analogo Provvedimento per i Comuni di Monteforte Irpino e di Quindici”.

 

Alta considerazione anche al fenomeno dei  furti   in crescita ad avviso del capo della Procura Airoma: “Vi è, poi, da registrare un ulteriore fenomeno criminale in significativa ascesa, ed è quello riguardante i furti in abitazioni private, commessi soprattutto da soggetti provenienti dall’area a nord di Napoli, spesso originari dell’Europa orientale.

Tali incursioni criminali, in taluni casi spintesi fino ad atti di violenza per superare la resistenza delle persone offese, hanno suscitato un notevole allarme sociale nelle comunità, soprattutto della provincia, del tutto impreparate a fronteggiare penetrazioni delinquenziali sempre più frequenti”.

C’ è poi la questione degli attentati incendiari. “Del pari allarmante risulta il fenomeno degli incendi ad Opifici e veicoli di proprietà di imprenditori ed operatori commerciali, verosimilmente significativi di richieste di natura estorsiva, anche connesse a prestiti di natura usuraria”.

Il capo della procura irpina osserva  che il dato relativo alle denunce in materia di usura, pressoché assenti. “Per fronteggiare tali allarmanti recrudescenti fenomeni criminali, è stato istituito un Gruppo di lavoro specializzato sulla criminalità predatoria e sono state impartite specifiche direttive ai servizi di polizia giudiziaria”.

La droga una delle  emergenze in Irpinia: “Del pari allarmante l ‘aumento del traffico di sostanze stupefacenti testimoniato dal sequestro anche di ingenti quantitativi di droga provenienti soprattutto dal napoletano destinati ad alimentare il mercato sia del capoluogo irpino che della provincia. A tale riguardo, va segnalato l’incremento del consumo soprattutto fra i giovani, che si riforniscono sia attraverso i tradizionali canali che mediante l’acquisto sul web”.

E sul carcere di Bellizzi e gli altri penitenziari, rinnova l’allarme già ribadito anche negli ultimi giorni: “Connessa a mercato degli stupefacenti ed ai circuiti della criminalità
Ia preoccupante situazione in cui versa la Casa Circondariale “Antimo Graziano” di Bellizzi Irpino. Da tempo, oramai, l’istituto di pena irpino e teatro di sequestri di quantitativi di stupefacente e di apparecchi telefonici cellulari, nonché di episodi di violente aggressioni sia in danno degli agenti di polizia penitenziaria che di detenuti . Appare sempre più evidente come il carcere di Avellino sia divenuta una piazza assai lucrosa nel contesto del mercato degli stupefacenti e come, di conseguenza, la stessa sia oggetto di contesa fra gruppi criminali, di stampo anche mafioso. Tale condizione di assoggettamento della popolazione carceraria alle anche criminali dei sodalizi egemoni, soprattutto di provenienza napoletana all’origine di allarmanti episodi di rivolta interna, che hanno indotto anche scrivente Procuratore ad intervenire personalmente in Istituto ed a sollecitare l’effettuazione di operazioni ispettive straordinarie da parte dei Servizi specializzati della Polizia Penitenziaria”.

Un vero e proprio assalto ai fondi della ripresa post Covid: “Merita di essere segnalato l’assai ingente mole di profitti illeciti che sono stati sequestro proprio nell’ambito della illecita captazione dei fondi sottoposti a sequestro- scrive Airoma- Colpisce il dato che vede Avellino sovente come base organizzativa e logistica di circuiti fraudolenti che registrano ramificazioni su tutto il territorio nazionale, Mette conto, in particolare, evidenziare sia l’importo delle truffe, talora anche miliardarie, sia l’articolazione delle compagini criminali, sovente fatte di professionisti e talora anche di soggetti legati alla criminalità
organizzata locale”. Per questo motivo scrive il Procuratore Airoma: “La notevole estensione del fronte relativo alla captazione fraudolenta di fondi destinati fronteggiare la crisi economica conseguente alla pandemia ha indotto questo Ufficio ad istituire uno specifico Gruppo di lavoro destinato a contrastare le condotte fraudolente in tema di spesa pubblica”.

 

Il Procuratore Airoma ha anche fatto riferimento alle  “attività di indagine, condotte con riferimento a molteplici ipotesi di corruzione e di turbativa d’asta riconducibili a pubblici amministratori del Comune di Avellino ed imprenditori locali, che hanno consentito di ricostruire un generalizzato malcostume, elevato pressocché a sistema, volto a considerare il munus publicum come fonte di personale arricchimento ovvero di visibilità politico-mediatica, con danni ingenti per le casse comunali. A tale riguardo, è stata avviata dallo scrivente Procuratore una stabile intesa collaborativa con la Procura Regionale della Corte dei Conti”.

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Michela Della Rocca

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