E’ la ”C.I.A. Avellino” ad esprimere profonda preoccupazione in merito all’eventualità di trasferimento delle Fonderie “Pisano” di Salerno nell’area industriale di San Mango sul Calore – Luogosano, in provincia di Avellino. “Tale previsione, se dovesse essere confermata – si legge nella nota della Cia -rappresenterebbe una minaccia concreta per l’equilibrio ambientale, la salute pubblica e l’economia agricola dell’Irpinia, un territorio da sempre vocato alla produzione di eccellenze agroalimentari. Ma costituirebbe anche l’ennesimo esempio, come per le ipotesi del biodigestore a Chianche e del Forno industriale crematorio a Pietradefusi, di decisioni imposte ai territori e alle loro comunità senza alcuna consultazione preventiva e prive di un loro legittimo pronunciamento.
Le Fonderie Pisano, note per le controversie ambientali legate alle emissioni inquinanti nel loro attuale sito di Salerno – culminate nella recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ha condannato lo Stato italiano per violazione del diritto alla vita privata e familiare dei cittadini esposti – non possono trovare spazio in un’area come quella di San Mango sul Calore e Luogosano. Non si tratta di un rifiuto aprioristico dell’industria, ma della tutela di un’area incompatibile con attività ad alto impatto ambientale. Non è in discussione l’impegno per la realizzazione anche di accorgimenti di salvaguardia ambientali innovativi. Il punto vero è che è incompatibile la natura di quell’azienda che di per sé è portatrice di rischio e che, quindi, nessun accorgimento, anche tecnologicamente avanzato, può scongiurare in modo assoluto. Non si può insediare un’azienda che comporterà per sempre questa insidia. Questo è il principio di fondo.
Questa zona, inserita nel cuore del Parco Regionale dei Monti Picentini, è caratterizzata da un paesaggio rurale di pregio, con vigneti, uliveti e produzioni certificate come il “Fiano di Avellino” DOCG, il “Taurasi” DOCG e l’olio extravergine “Irpinia Colline dell’Ufita” DOP. L’introduzione di un’attività industriale ad alto impatto ambientale rischierebbe di compromettere irreparabilmente la qualità dell’aria, del suolo e delle acque, con conseguenze devastanti per le aziende agricole locali e per l’intera filiera agroalimentare irpina, portavoce di produzioni che rappresentano un patrimonio economico, culturale e occupazionale non delocalizzabile in quanto intimamente legata a questo specifico territorio.
La “C.I.A. Avellino” ricorda con orgoglio gli sforzi compiuti negli ultimi anni dalle imprese agricole, dagli enti regionali e locali per la valorizzazione di quest’area. Grazie a investimenti pubblici e privati, supportati dalla Regione Campania attraverso fondi europei (PSR 2014-2020 e 2021-2027), sono stati realizzati progetti di agricoltura sostenibile, agriturismi, percorsi enogastronomici e iniziative di tutela ambientale. Comuni come San Mango sul Calore e Luogosano, in collaborazione con il Parco dei Monti Picentini e associazioni come la nostra, hanno promosso la conversione verso un’economia verde, con enfasi sulla biodiversità, il turismo rurale e la produzione biologica.
Questi sforzi hanno generato occupazione qualificata, attratto investimenti e rafforzato l’identità territoriale dell’Irpinia come “polmone verde” della Campania, contribuendo a contrastare lo spopolamento e a promuovere uno sviluppo armonico il quale è stato l’unico vero elemento di trasformazione di un’area tradita dalle illusioni industrialiste del recente passato. L’eventuale insediamento delle Fonderie “Pisano” rappresenterebbe una grave contraddizione rispetto a queste politiche e un rischio concreto di vanificazione degli investimenti pubblici già effettuati.
Non possiamo permettere che tali conquiste siano vanificate da scelte che privilegiano interessi industriali di ripiego a scapito della sostenibilità e di una produttività lavorativa che si sta sempre più consolidando.
Pertanto, la “C.I.A. Avellino” chiede con urgenza un tavolo di confronto con la Regione Campania, i Comuni interessati, il Ministero dell’Ambiente e le autorità competenti per scongiurare questo insediamento e valutare alternative che tengano conto della legittima salvaguardia sociale del luogo ma che in primis rispettino la vocazione agricola del territorio e la salute delle comunità”
Di qui l’invito ai cittadini, le associazioni ambientaliste e le altre organizzazioni agricole a restare uniti nell’interesse superiore di quest’area e del futuro dell’Irpinia intera.



