di Felice Santoro
“Pace nel mondo. La responsabilità dei cattolici” è il titolo del convegno che si è tenuto ad Avellino presso
il Palazzo Vescovile, promosso da Pax Christi e Ucsi con relatori l’on. Gianfranco Rotondi e il prof. Livio
Gaio, coordinatore Sud di Pax Christi. Ha moderato Norberto Vitale, direttore di Telenostra, il quale
nell’aprire il lavori ha sottolineato che è doveroso un passaggio sull’attualità di fronte ad un quadro in
movimento, carico di speranza. Collegandosi specificamente al tema, evidenzia che si ha l’impressione di una “voce residuale dei cattolici”.
Rotondi ha rimarcato innanzitutto che don Gerardo gli ha dato tanto negli anni della formazione e riesce
ancora a rinnovare gli stimoli che gli offriva durante la giovinezza. Ha ricordato un convegno con Sullo nel
1977 in occasione del trigesimo di La Pira per sottolineare non solo la santità di quest’ultimo, ma la sua grande capacità di “rompere lo schema amico-nemico”, favorendo il dialogo in alternativa ad una scelta aprioristica di posizione. Allora l’impostazione della Dc si definiva con “America alleata e Russia amica”.
Oggi si sceglie nettamente una parte in campo con una sinistra mobilitata pro Palestina e una destra che
parteggia per Israele. E’ indubbio che i meriti maggiori della cessazione delle ostilità siano degli Stati Uniti e dei Paesi arabi schierati al suo fianco.
Il professore introduce subito un concetto: “ La responsabilità dei cattolici è nel seguire il vangelo”.
Riprende l’espressione di Papa Leone sulla necessità di una pace disarmata e disarmante e aggiunge che “la giustizia è madre della pace che ha la non violenza come sorella gemella”. Ricorda la scelta di interposizione di don Tonino Bello a Sarajevo che richiama la via dell’umanità della Flotilla. Aggiunge che “ il coinvolgimento è già uno schierarsi, occorre denunciare le ingiustizie, far emergere la verità e stare dalla parte degli ultimi”. Ricorda l’Esortazione apostolica di Leone XIV dal titolo latino emblematico, Dilexit te, e il numero 61 della Pacem in terris di Giovanni XXIII in cui emerge che una riduzione delle armi è impossibile senza un disarmo integrale e continua con“ la vera pace si può costruire soltanto sulla vicendevole fiducia”.
Il moderatore sul ritorno dell’antisemitismo sollecita Rotondi il quale dichiara che il fenomeno sarebbe
stato impossibile nei suoi anni giovanili. Le condizioni storiche sono cambiate; una causa su cui poi si è“lucrato” è l’integrazione, gestita non in modo corretto, ma “il razzismo, l’antisemitismo devono essere identificati e combattuti subito”. C’è anche il “rischio dell’autoritarismo derivante da una disaffezione alla democrazia” a cui non sono estranei movimenti populisti ed anti casta. Inoltre, opera una chiara distinzione tra una critica legittima ai rappresentanti delle istituzioni e il pericolo di una deriva antidemocratica.
Nel sottolineare l’esigenza di una pace giusta Vitale chiede a Gaio in che modo procedere con Hamas. E il
professore con nettezza afferma che è una minoranza, va coinvolta la parte maggioritaria dei palestinesi. Hamas è il prodotto di “ una complessità di errori che viene da lontano”. La prospettiva è nel far vivere insieme palestinesi ed ebrei e qualche piccolo nucleo comincia ad emergere in questa direzione.
Comunque si è di fronte ad una tregua, non si può parlare di pace che è da costruire con pazienza e
sofferenza. Rotondi riprende e conclude con il dire che purtroppo gli interlocutori non si scelgono e che
un’amnistia potrebbe essere una risposta.
E’ don Gerardo Capaldo a prendere la parola nel finale. L’età non lo ferma, continua indomito a riflettere e a stimolare. Cita La banalità del male di Arendt, parla di capitalismo predatorio che cancella la persona e dell’uomo che si lascia manipolare. Occorre uscire dall’indifferenza e non nasconde i limiti dei partiti attuali. Auspica la forza di ricominciare da parte dei cattolici che elaborarono il Codice di Camaldoli e chiude con un semplice espressione che scuote i presenti :“Preghiamo, preghiamo e poi ci laviamo le mani”.
Luigi Ferrara, responsabile del Punto Pace di Avellino, saluta e ringrazia tutti con il sostenere che è
necessario volersi bene, portare reciproco rispetto al di là delle differenze e soprattutto coltivare la pace
interiore.


