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Laicità dello stato e bene comune

Nella sconvolgente vicenda dell’assalto al Campidoglio statunitense della scorsa settimana, tra i tanti commenti degli osservatori politici di tutto il mondo, uno, peraltro da tutti inosservato, mi ha particolarmente colpito: il richiamo all’aiuto di Dio nel momento solenne della proclamazione di Biden a 46° presidente degli Stati Uniti. A tal riguardo non mi addentro nelle motivazioni religiose, storiche e politiche che hanno sorretto non da oggi tale formulazione, ma credo non sia fuori luogo riprendere qualche aspetto della complessa materia, pur  nella consapevolezza di non esserne un buon conoscitore. Mi riferisco alla mai esaurita  questione del rapporto  della laicità degli ordinamenti democratici con la religione, in particolare nell’orizzonte geografico del nostro occidente. La mente corre subito agli scritti di Sant’Agostino sulle due città, quella “ terrena e quella celeste”. Nel merito  della dibattuta materia ho sempre ritenuto che Dio impegna l’uomo ad operare  del mondo, a non sottrarsi ai compiti  che gli competono nella vita comune. In questo mio modesto convincimento mi vengono in aiuto due grandi personaggi che hanno contrassegnato la storia contemporanea, a partire dagli anni ’50: Dag Hammarskjold e Giorgio La Pira, segretario generale Onu il primo, grande sindaco di Firenze l’altro. Il loro è un aiuto   connesso al  mio primo convincimento che la la fede feconda

dall’interno la vita democratica, senza diventare instrumentum regni, ma seminarium repubblica e, forza di ispirazione dei comportamenti umani e politici per la costruzione del bene comune .Questo approdo culturale e politico- a fronte della deriva nazionalista e populista attuale che affligge attualmente anche il nostro occidente- forse riesce a fornirci una risposta convincente, certamente non esaustiva, ma almeno come iniziale chiave di lettura di avvenimenti straordinari che turbano paurosamente equilibri e prassi consolidate. Hammarskjold, in un suo breve scritto(Fede antica in un mondo nuovo) sottolineava la sua persuasione che “nessuna vita dava maggiore soddisfazione di una vita di servizio disinteressato al proprio paese” Evidentemente   questo servizio richiedeva il sacrificio di ogni interesse privato  e, nel contempo, il coraggio di battersi fermamente per le proprie  convinzioni. La titanica figura del riconfermato, unanimemente per due volte, Segretario Generale ONU , ha fornito anche una sua spiegazione circa la vita di servizio del politico contemporaneo: ”la sottomissione al servizio dei grandi mistici del Medioevo fu via di realizzazione di se trovata nella onestà della mente e nell’interiorità la forza di dire di si a ogni richiesta ai bisogni del loro prossimo”. Questa visione politica del mondo , quello occidentale in particolare, segna anni luce di distanza dal delirio di onnipotenza di Trump. In La  Pira si manifesta esplicitamente l’alleanza tra le due città, quella dell’uomo e quella di Dio, dando per scontato che la prima era ispirata dalla seconda. Negli anni ’50 e oltre   La Pira sviluppa una riflessione politica e teologica all’interno dell’orizzonte politico più vasto delle comunità globali, sostenendo che “gli stati devono rinunciare a distruggere le civiltà esistenti e riconoscere il loro titolo ad esistere come sentine le e lumi della civiltà umana” In  queste due prime settimane del nuovo anno avvertiamo tutti , come non mai, la necessità di intravedere, a livello globale, nuove sentinelle che ci preannunciano l’aurora. Il profeta Isaia, molto prima nella storia umana, Hammarskjord e La Pira dopo, ci hanno offerto la possibilità di intraprendere un necessario percorso di impegno e di conversione culturale e politica radicale. Ai giovani inquieti e compressi nella loro effervescenza vitale dalle quarantene pandemiche dobbiamo-subito e con paziente coraggio- parlare del messaggio sempre attuale dei grandi profeti, antichi e nuovi, che hanno aiutato l’umanità, per secoli, a camminare insieme nei momenti difficili, illuminata dalla sapienza antica e dalla speranza nuova.

di Gerardo Salvatore

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