di Ranieri Popoli
La seconda stagione de “L’Aperitivo letterario”, che si svolge negli spazi del Centro Multimediale del Comune di Tufo, sabato scorso ha visto la presentazione del volume di Carmine Clericuzio “Antonio Giovino di Taurasi” , medaglia di bronzo alla memoria, sottocapo motorista del prestigioso sommergibile “Leonardo Da Vinci”, perito nel suo affondamento durante una delicata azione bellica della Regia Marina Militare il 23 maggio 1943 nelle acque spagnole di Vigo,
L’incontro, al quale ha preso parte una folta delegazione dell’Associazione Nazionale Marinai D’Italia irpina “ Pelosi-Esposito-Di Vito” , nonché una rappresentanza di familiari del decorato taurasino e di altre vittime di guerra del mare appartenenti alla nostra terra, è stato introdotto dal Presidente provinciale onorario il Cav. Gerardo Saporito, il quale ha dato merito all’impegno dell’autore che grazie al suo contributo collaborativo ha consentito la pubblicazione dell’interessante volume storiografico, la realizzazione della stele commemorativa nel comune di Taurasi e la stesura di diverse pubblicazioni nonché di interventi su quotidiani e riviste specializzate a partire dalla testata del “Corriere dell’Irpinia” .
A seguire l’intervento del Consigliere comunale delegato alle Politiche culturali Cesare Carpenito, il quale ha ricordato la genesi della rassegna letteraria che dai primi esperimenti in stile “Circolo del libro” si è via via evoluta grazie anche al sostegno e alla partecipazione di cittadini, fino a diventare uno degli appuntamenti tradizionali nel panorama culturale irpino.
A tal proposito ha esposto in sintesi il programma delle future iniziative della rassegna letteraria che prevede, per le scadenze più ravvicinate, un incontro dedicato a una pubblicazione relativa all’arte figurativa inerente l’Irpinia e il Sannio, un altro alla promozione di alto profilo culturale della “Fondazione De Filippo” , nel decennale della scomparsa dell’indimenticato Luca, figlio del grande Eduardo, che costituisce il terzo tomo dei carteggi del Maestro, relativo a quello intercorso con il suo amato erede, e un evento dedicato al bicentenario del dramma sacro locale “ La cacciata degli angeli ribelli dal Paradiso” da poco inserito nell’ “Inventario Patrimonio Immateriale Campano” .
Ha concluso l’incontro l’autore Carmine Clericuzio il quale ha presentato l’interessante lavoro di ricerca attraverso un’articolata disamina dei diversi aspetti che hanno caratterizzato la lunga fase di preparazione.
Il suo intervento è iniziato sottolineando come i due comuni irpini, Taurasi e Tufo, territori di punta della vitivinicoltura irpina e nazionale, oggi si sono incrociati su un argomento delicato come quello delle vittime di guerra e che l’autore intende significativamente rappresentare associando Antonio Giovino ai tanti nominativi posti sulla lapide del Monumento ai caduti di Tufo e che legge uno a uno in un profondo silenzio del pubblico presente.
Monumenti presenti in tutti i nostri piccoli paesi che sono luoghi di commemorazione ma anche presìdi di memoria di tante storie riguardanti per lo più giovani che nella maggior parte dei casi non sono più ritornati, persi tra le anonime tombe, fossero sacrari di guerra, fossati trincee , dune di sabbia del deserto o flutti di profondità dei mari.
Antonio Giovino nasce nel 1923 e non ancora maggiorenne intraprende la carriera militare e viene arruolato ad appena due mesi dall’entrata in guerra del nostro Paese; siamo nella primavera del 1940. Una scelta improvvida del regime fascista e della Corona regia che comporterà la resa senza condizioni, verso gli Alleati ma anche la distruzione materiale e morale dell’Italia durante la quale perirono centinaia di migliaia di civili e di soldati italiani per lo più inconsapevoli dell’impreparazione e della scarsa capacità bellica delle forze militari disponibili,
E qui, spiega l’autore, c’è da riflettere sul fatto che a spingere un ragazzo di una terra povera come l’Irpinia di quegli anni, che non è infervorato da furie ideologiche, trovi nella carriera militare non un opportunismo ma un motivo di riscatto morale e sociale sognando di entrare in un mondo di prestigio, come quello della Marina che esercitava da sempre un suo fascino attrattivo. E il percorso del giovane marinaio di Taurasi lo conferma in quanto in poco tempo diventa sottocapo motorista del più prestigioso sommergile del tempo : il “Leonardo Da Vinci” .
Il libro è, come tutte le numerose opere di Carmine Clericuzio, un testo che tiene insieme la serietà del ricercatore che si rifà alle fonti certe della ricostruzione del profilo di vita e del pensiero, direi dello spirito, del protagonista e la contestualizzazione degli accadimenti facendo ricorso anche alla narrazione aneddotica nonché a un inquadramento storico-politico che non risente di alcuna forzatura interpretativa ma, anzi, concorre a inserire la vicenda nella cornice della grande Storia diventandone parte integrante.
L’opera di Clericuzio, come quella di altri meritevoli autori irpini, ha la peculiarità di costituire un importante contributo alla ricerca storiografica “minore” nel senso di essere poco conosciuta dal grande pubblico e di non essere contemplata nei manuali didattici e accademici diffusi per la maggiore, offrendo, però, un arricchimento che nel tempo è stato sempre più riconosciuto, nonostante la via editoriale di queste esperienze bibliografiche legate alla territorialità debba affrontare non pochi ostacoli e sacrifici in quanto il loro fine non è prettamente commerciale ma si rivela un’azione sospinta da un nobile sentimento di passione culturale e di impegno civile.
Ed è questo sentimento che si sta incrociando con la meritoria iniziativa dell’”Aperitivo letterario” promossa dal Comune di Tufo che non a caso si sta rivelando una consolidata esperienza che concorre a trasformare la cultura in una infrastruttura immateriale incidente nella vita sociale di una comunità, e non solo, quanto quelle tradizionali destinate al miglioramento materiale della qualità della vita.
La Cultura, vuoi attraverso l’apertura di luoghi di produzione o la realizzazione di concreti progetti promozionali, non è solo un bene settoriale – si pensi ai diversi ambiti del teatro, della musica, della letteratura, dell’arte, ecc. , ma in tempi in cui la politica ha perso gli orizzonti dell’idealità e quindi non incidente sulla produzione di una nuova e diffusa classe dirigente – ma una risorsa propulsiva per generare un pensiero nuovo all’altezza delle drammatiche sfide di resistenza e di resilienza che stanno investendo le nostre comunità e la loro stessa ragione esistenziale.
Anche per questo il sacrificio di tanti Antonio Giovino acquista un senso di futuro laddove l’infinità del mare era un orizzonte di vita più giusta e migliore.





