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Eolico in Alta Irpinia: “È ora di dire basta”. L’appello del sindaco Di Conza

di Egidio Leonardo Caruso 

Il tema della transizione energetica è sempre più centrale nel dibattito pubblico, l’approvvigionamento e la diversificazione delle fonti energetiche, rivestono un’importanza strategica sia sul piano geopolitico, che su quello più strettamente ambientale, lo testimoniano le scelte nazionali ed europee, orientate verso la cosiddetta green economy (economia verde), che mette al centro lo sviluppo delle rinnovabili. In numerose aree del Bel Paese caratterizzate da paesaggi mozzafiato, sempre più spesso assistiamo alla mortificazione di interi territori da parte di aziende operanti nel settore “dell’energia pulita”, il più delle volte in spregio a qualsiasi forma di tutela e rispetto dell’ambiente e dei suoi abitanti.

Tutto questo si verifica da anni ormai in particolare, nei comuni dell’Alta Irpinia e delle zone limitrofe, riempiti all’inverosimile dai cosiddetti “giganti del vento”. Ne abbiamo discusso con il sindaco di Lacedonia, Antonio di Conza, che quotidianamente si batte per il rispetto dei legittimi interessi del territorio e per garantire il benessere della comunità.

 

Visti i numerosi progetti per la costruzione di parchi eolici che interessano l’Alta Irpinia e in particolare Lacedonia, non vi sentite in qualche modo “presi di mira?”

Sì, ma si tratta di qualcosa che parte da lontano. Tutto ha inizio oltre vent’anni fa, quando le società operanti nel settore, sono arrivate liberamente sul territorio senza nessuna certezza  normativa, che si è evoluta nel tempo. Di conseguenza le Amministrazioni Comunali, non hanno mai avuto un forte potere di opposizione, basti pensare che in virtù del principio di pubblica utilità, si è autorizzato tutto anche in deroga ai PUC.

 

Quali azioni sta mettendo in campo da primo cittadino, per tutelare il territorio e la cittadinanza?

L’indirizzo politico scelto fin dal mio primo mandato nel 2016, è anzitutto il rispetto della normativa di settore cercando di contemperare gli intessi di sviluppo di fonti energetiche alternative da un lato, e la tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico dall’altro, cosa tutt’altro che semplice ma non impossibile. Le due cose possono stare insieme nella misura in cui, si riesce a perseguire un principio fondamentale: “evitare gli estremismi” -mi spiego meglio- non si può dire né sì, né no, a prescindere, per questo motivo abbiamo anzitutto accertato lo stato di fatto, significa che una volta insediati, ci siamo ritrovati con diverse decine di pale eoliche ovvero, impianti autorizzati sul nostro territorio.

Ho avviato una battaglia legale per avere garantito il rispetto delle convenzioni eoliche, in seguito a dei chiarimenti richiesti alle società, abbiamo scoperto che in virtù della scarsa chiarezza della normativa in materia, queste ultime non rispettavano quanto stabilito. Come amministrazione abbiamo chiesto due cose: regole certe, dichiarando il nostro territorio saturo e l’impegno della Regione Campania, ad approvare nel minor tempo possibile il Piano Paesaggistico, poiché lo riteniamo un utile strumento strategico di programmazione, per definire in maniera chiara la visione che si ha del proprio territorio e di come la risorsa eolico, possa soddisfare le esigenze di tutte le parti coinvolte.

Con la Legge finanziaria 2018 siamo riusciti a recuperare il maltolto, e abbiamo rinegoziato tutte le convenzioni, garantendo per i parchi eolici già autorizzati non certo da questa amministrazione, degli introiti di carattere ordinario, al contrario di quanto accaduto in precedenza, così da poter programmare degli investimenti.

 

Lei sta portando avanti una battaglia per chiarire la natura delle compensazioni ambientali, qual è la sua idea?

Sì, la stipula di convenzioni eoliche prevede una soglia che va dallo 0 al 3%, noi chiediamo una norma che stabilisca una percentuale fissa in convenzione, non è possibile che tale valore sia lasciato a discrezione delle parti, si potrebbe pensare ad esempio di individuare dei parametri di saturazione del territorio e di impatto ambientale. Inoltre bisogna chiarire la natura delle compensazioni ambientali, con il supporto di Legambiente abbiamo chiesto più volte, che queste abbiano un carattere rigenerativo, non solo sul piano ambientale ma a 360°, anche sotto il profilo culturale e sociale per favorire la crescita della comunità stessa.

Per questo chiediamo chiarezza, affinché gli introiti derivanti dalle compensazioni, possano essere utilizzati per migliorare concretamente la qualità dei servizi e la vita dei cittadini. Solo così, si può percepire la reale utilità della presenza di queste infrastrutture energetiche.

 

Allo stato attuale quali progetti interessano il vostro Comune?

Ce ne sono diversi, noi abbiamo detto chiaramente che il nostro territorio è saturo, motivo per il quale ci stiamo opponendo sia alla realizzazione del Parco eolico di AUKERA ITALY S.R.L. che a quello di SKI 20 S.R.L. in entrambi i casi parliamo di una potenza pari a 30 MW ciascuno.

La nostra opposizione si fonda su ragioni tecnico-giuridiche, che non rispettano la normativa vigente. Per SKI 20, il progetto ha impatti cumulativi con altri impianti esistenti, abbiamo ravvisato un vizio di incompetenza nella valutazione ambientale, perché secondo i dati tecnici disponibili, questa spetterebbe allo Stato.

Per quanto riguarda il Parco AUKERA invece, abbiamo evidenziato l’incompetenza funzionale della Regione nella valutazione di impatto ambientale e nel rilascio del titolo autorizzativo, legata alle caratteristiche tecniche dell’elettrodotto, come opere di connessione e l’indivisibilità del progetto, che rientrano nella sfera di competenza statale. A nostro avviso vi è una carenza nella valutazione dell’impatto cumulativo legato alla presenza di altri impianti, mi preme sottolineare una motivazione non secondaria, la violazione delle norme di tutela del patrimonio culturale e paesaggistico. Il progetto è prossimo ai beni tutelati, andando ad interferire con beni culturali di eccezionale valore, quali: resti di Terme Romane e il Tratturo Regio, iscritto fra i beni culturali immateriali UNESCO. Credo che sia ora di dire basta, abbiamo già dato!

I cosiddetti “Comuni del vento” della nostra provincia, attualmente producono una potenza complessiva di 1.097 MW, soddisfacendo ampiamente il fabbisogno energetico, una soluzione potrebbero essere Progetti di repowering, mediante la sostituzione delle turbine eoliche esistenti, con modelli di taglia superiore e più efficiente, così da diminuirne il numero.

Di fronte allo strapotere dei colossi dell’energia, la certezza del diritto deve prevalere sugli interessi economici, inoltre chiediamo che il Piano Paesaggistico Regionale, in fase di approvazione, preveda una mappatura degli impianti presenti sul territorio e del reale fabbisogno, al fine di garantire un’equa ripartizione degli aerogeneratori, su tutto il territorio regionale.

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