Si è chiusa domenica 14 settembre ad Ariano Irpino la diciassettesima edizione de Le 2ue Culture, il meeting di Biogem che ha scelto, quest’anno, di dedicarsi al tema dell’intelligenza. Non si è trattato solo di un confronto scientifico, ma di un esercizio collettivo di pensiero, nel quale il sapere tecnico e quello umanistico hanno dialogato con pari dignità, secondo la tradizione di un evento, che ha fatto del superamento delle dicotomie la propria ragion d’essere.
Il presidente Ortensio Zecchino ha ribadito come Biogem non sia soltanto un centro di ricerca, ma anche un luogo di elaborazione culturale, in cui la scienza si è aperta al territorio e alla comunità. Le sue parole hanno posto l’accento sulla necessità di immaginare strategie future che non guardino soltanto al progresso tecnologico, ma anche al senso del progresso stesso.
Il richiamo di Fabio Florindo, presidente dell’INGV, alla collaborazione tra i due enti, ha testimoniato come la conoscenza si sia nutrita, nei secoli, di intersezioni e contaminazioni. Il Museo Biogeo, nato da questa sinergia, è apparso come metafora tangibile di un sapere che non rimane chiuso nei laboratori, ma si offre al pubblico in forma di esperienza condivisa.

Il contributo del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha segnato la vicinanza delle istituzioni, ma soprattutto ha ricordato che la conoscenza, quando si traduce in cultura, diventa presidio civile e politico. La Medaglia della Presidenza della Repubblica, attribuita per la nona volta, ha confermato che Le 2ue Culture non sono state soltanto un evento accademico, ma un bene comune, riconosciuto e tutelato.
Nel cuore del meeting si è posta la domanda più radicale: che cos’è l’intelligenza? Gli interventi di Vittorino Andreoli, dei giuristi, dei filosofi e degli scienziati hanno mostrato come la risposta non possa mai essere univoca. L’intelligenza si è rivelata, di volta in volta, capacità biologica, facoltà critica, attitudine tecnica, ma anche rischio di riduzione, quando confinata alla sola dimensione artificiale. È emerso, così, che interrogare l’intelligenza significa, in fondo, interrogare l’uomo nella sua interezza.
Arrivare alla Biogem è un viaggio nel viaggio. Qualcuno l’ha definita una cattedrale nel deserto, ma il paragone è ovviamente fuori luogo. Arrivare alla Biogem è già un incontro tra due mondi, quello del sapere contadino, che profuma di grano e pane appena sfornato, e quello del sapere accademico, della scienza, che profuma di provette e di solventi da laboratorio. Apparentemente i due mondi non si incontrano, ma esiste un limite, nemmeno tanto sottile, nel quale essi, addirittura, si sposano, ed è quel luogo in cui gli antichi saperi della tradizione contadina incrociano quelli della scienza moderna. Le maestose mura che cingono il luogo sono il limitare simbolico all’interno del quale il mescolamento accade, e le sapienze si prendono sotto braccio, scambiandosi la loro essenza.
Non è un caso che proprio da qui sia nata la riflessione sul nuovo libro di Maurizio De Giovanni “Il pappagallo muto”. L’assenza forzata dell’autore, trattenuto da problemi di trasporto, ha offerto l’occasione per ragionare sulla sua creatività come espressione di un’intelligenza capace di muoversi tra umano e artificiale.
Il giornalista Marco De Marco, il collega Andrea Covotta e il fisico Antonio Ereditato hanno discusso delle intelligenze a partire dalla protagonista del libro, Sara, arrivando alla conclusione che l’intelligenza umana, almeno per ora, surclassa quella artificiale: per inventiva, capacità di collegamento, e anche per il senso del divertire. La metafora del “pappagallo muto” – colui che non parla, ma che tutti gli altri pappagalli chiamano maestro – ha reso evidente la duttilità della mente umana, capace di creare valore dal silenzio. Come ha ricordato il Nobel Giorgio Parisi, l’intelligenza artificiale resta ancora un “pappagallo stocastico”: apprende, ricombina, ma non inventa davvero il futuro.
Il Premio Nobel per la Medicina 2017 Michael Young, noto per le sue ricerche sui ritmi circadiani, ha condiviso con i partecipanti le sue scoperte fondamentali nel campo della biologia molecolare, illustrando come le interazioni tra geni e proteine regolino i cicli biologici. La sua partecipazione ha sottolineato l’importanza di un approccio integrato alla conoscenza, in cui la scienza si confronta con altre forme di sapere, come la filosofia e la letteratura.
Uno spazio specifico è stato riservato all’attualità internazionale, con un approfondimento sul nuovo cancellierato tedesco. Il mondo politico, osservato attraverso la lente della diplomazia, è apparso come un ulteriore esercizio di intelligenza collettiva, urgente e insieme necessaria. L’ambasciatore Michele Valensise, presidente dell’Istituto Affari Internazionali, ha dialogato con il diplomatico Cosimo Risi, segretario della neonata associazione “Amici de le 2ue Culture”. L’associazione ha curato, insieme all’amministrazione comunale, una visita al castello ducale di Bisaccia, in omaggio a Torquato Tasso, nel 430° anniversario della sua morte, figura in cui la tensione tra ragione e follia, tra poesia e storia, assume una forma esemplare.
Né è mancata la musica, con l’esibizione del violinista Simon Zhu, che ha ricordato come l’intelligenza non si esprima soltanto nel calcolo, ma anche nell’armonia e nell’interpretazione.
Quest’anno il Presidente, l’On. Ortensio Zecchino, ha voluto puntare proprio in alto mettendo a confronto l’intelligenza umana e quella artificiale, come se fossero entrambe poste sullo stesso piano, come se entrambe fossero figlie dello stesso processo evolutivo. In effetti, a ben pensare, lo sono, perché l’intelligenza artificiale è una diretta derivazione di quella umana, con un bagaglio di conoscenze ampliato quasi all’infinito, ma manca, almeno per ora, di quel qualcosa che la renda concretamente umana. Manca la scintilla generativa, manca quella fiamma tipica del genius loci che può dare avvio al processo generativo di cose nuove. E la capacità di generare cose nuove, cose che prima non esistevano e poi esistono, è prerogativa tipicamente umana. Forse un giorno anche questo accadrà, ma per ora ne siamo ben lontani.

Questa edizione, infatti, ha dimostrato che Le 2ue Culture non hanno semplicemente interrogato l’intelligenza: l’hanno praticata, facendola emergere come relazione, come dialogo, come apertura al futuro, confermando la centralità di Biogem come luogo di confronto e di elaborazione culturale, in cui scienza e umanesimo si sono interfacciate in modo costruttivo. L’attenzione al territorio, la partecipazione di personalità di rilievo internazionale e il riconoscimento istituzionale hanno reso ancora più evidente il valore di un’iniziativa che ha saputo, negli anni, consolidarsi come laboratorio di idee e spazio di alta formazione civile.

Rosa Bianco e Giuseppe Tecce



