Sulle complessive 28.450 assunzioni registrate in Irpinia nel 2025, solo 3.200 (pari all’11.2 per cento) riguardano stranieri. Il dato, che emerge da uno studio della CGIA di Mestre, è in netta controtendenza con buona parte dell’Italia, dove un posto su quattro è occupato da un immigrato. Il Trentino-Alto Adige (31,5 per cento) è la Regione più aperta ai lavoratori stranieri. Seguono l’Emilia-Romagna (30,6) e la Lombardia (29,2). A livello provinciale, gli ingressi previsti di immigrati nel mercato del lavoro nel 2025, rapportati al totale delle assunzioni, vedono prevalere la provincia di Prato, con un tasso del 55,5 per cento. Seguono Gorizia e Piacenza, entrambe con il 39,7 per cento, Matera con il 36,4 e Bolzano con il 35,1. In termini assoluti, l’area che ne prevedeva il maggior numero di assunzioni è Milano, con 141.790 persone. Seguono Roma con 96.660 e Verona con 42.000. Tornando alla Campania, l’Irpinia (96esima a livello nazionale, sulle complessive 105 province) si colloca all’ultimo posto di una graduatoria guidata da Salerno (73 esima in Italia con un’incidenza del 19 per cento), davanti a Caserta (15.1 per cento, 82esima), Benevento (14 per cento, 89esima) e Napoli (12.1 per cento, 93esima).
L’incidenza varia molto a seconda dei settori. In agricoltura, si evince ancora dal report, quasi la metà delle nuove assunzioni riguarda stranieri (42,9 per cento). Quote elevate anche nel tessile-abbigliamento-calzature (41,8 per cento) e nelle costruzioni (33,6 per cento), mentre pulizie e trasporti si attestano al 26,7 per cento. Guardando ai numeri assoluti, la ristorazione guida la classifica con 231.380 ingressi tra cuochi, aiuto cuochi, lavapiatti, addetti alle pulizie e camerieri. Seguono i servizi di pulizia con 137.330 lavoratori e l’agricoltura con 105.540. Nessun dubbio per la CGIA: il contributo degli stranieri è fondamentale per l’equilibrio demografico, produttivo e previdenziale del Paese. Sul primo aspetto, è ormai noto che L’Italia stia invecchiando rapidamente e che nascano sempre meno bambini. Sono quindi sempre di meno le persone in età da lavoro, mentre aumentano i pensionati da sostenere. I lavoratori stranieri aiutano ad equilibrare il sistema. In riferimento all’aspetto produttivo, molti stranieri lavorano in ambiti dove scarseggia la manodopera italiana, come agricoltura, edilizia, logistica, assistenza domestica e cura degli anziani. Sicuramente positivo, ci evince dallo studio, anche il loro apporto sul fronte previdenziale: i lavoratori stranieri pagano tasse e contributi come tutti, ma essendo mediamente più giovani usufruiscono meno di pensioni e prestazioni.



