La famiglia di Chieti, la casetta immersa nel bosco. Ma bambini allontanati dai genitori. Secondo i giudici la situazione descritta nella relazione dei servizi sociali e in quella dei carabinieri manifestava indizi di ‘preoccupante negligenza genitoriale, con particolare riguardo all’istruzione dei figli e alla loro vita di relazione’. La vicenda troneggia giustamente nella cronaca, ed è oggetto di strumentalizzazioni politiche contro i magistrati. Sollecita interrogativi profondi sulla libertà e sui limiti della potestà genitoriale.
E impone un confronto. Con la tragica – giacchè irreversibile – vicenda di Olena Stasiuk, la donna di 55 anni che ha ucciso il figlio Giovanni di nove anni tagliandogli la gola con un coltello da cucina, e che si è poi suicidata. Lo aveva detto ai Servizi Sociali quando nel luglio 2018 le fu prospettato il possibile affido paterno del bimbo; e, purtroppo, lo ha fatto. Al padre del piccolo angelo resta “ il grande rammarico che alla madre sia stato consentito di vedere il bambino senza protezione”. Impressiona l’asimmetrica reazione dell’opinione pubblica circa l’adeguatezza dell’intervento dello Stato nei due casi, peraltro contestuali. Nel primo, l’allontanamento dei figli dai genitori – sia pur temporaneo e motivato – è stato percepito come un arbitrio intollerabile. Nel secondo, l’uccisione di un bambino da parte della madre sembra essere scivolato nella rassegnata assuefazione alla estrema violenza endofamiliare. Si dovrebbe capire perché il controllo sulla potestà genitoriale abbia funzionato nella vicenda – complessa ma meno urgente – di Chieti; e non invece in quella – tremenda ma con rischi più prevedibili – del povero Giovanni.
L’ ambiente familiare sembra percio’ ricalcare l’ ambiguità del luogo ameno, che significa letteralmente “luogo senza mura”, quindi aperto ai sentimenti conflittuali e alle contraddizioni.
Ovidio, nelle Metamorfosi, rappresenta il locus amoenus come luogo di incontri amorosi e metamorfosi divine, dove sulla scena soave di ombra, acqua, serenità floreale incombe l’imminente pericolo di eventi drammatici e brutali.
Per questo, da parte di certa politica, è ingeneroso oltre che insensato assecondare le ondate emotive contro gli operatori (assistenti sociali, forze dell’ordine, giudici), prescindendo dai fatti e dalle norme e senza offrire contributi concreti.



