Per ora se ne parla ma non c’è nulla: nessun incontro tra i leader, né una bozza da poter condividere tra gli alleati di centrodestra. Tutto rimandato a dopo la finanziaria si vede. Cioè a dopo Natale, al prossimo anno. Eppure la riforma della legge elettorale è di strettissima attualità.
Per il centrodestra l’obiettivo è passare da un sistema misto, il Rosatellum, ad un proporzionale ‘rafforzato’ dal premio di maggioranza e una soglia di sbarramento. Per il premio di maggioranza si parla del 40% per prendere poi il 55% dei seggi. La soglia di sbarramento potrebbe essere bassa, ovvero al 3% per garantire così i partiti minori.
Si discute pure di inserire il nome del candidato premier nella scheda. Per Fratelli d’Italia il Tatarellum potrebbe essere il modello su cui lavorare. Si tratta di un sistema proporzionale con premio di maggioranza per garantire la governabilità e l’elezione diretta del premier. Com’è per le regionali.
E si discute anche se cambiare la legge elettorale per i sindaci, di una modifica per eleggere il primo cittadino con il 40% dei voti e senza il ballottaggio. “Si metterà a rischio l’amministrazione comunale” avverte il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi presidente dell’Anci intervenendo ad Atreju nel panel dedicato al futuro degli enti locali. “Io sono stato eletto con il 63% al primo turno, quindi per me questa riforma sarebbe stata ininfluente. Ma la mia preoccupazione riguarda la stabilità, che oggi viene data al 60% dei voti.
La Corte Costituzionale, ricordo, dice che la soglia deve essere proporzionata e quindi non vorrei che la soglia di 40% riduca il premio maggioranza, che metterà a rischio l’amministrazione comunale: se un consigliere si sveglia e non dà più appoggio alla maggioranza, cadrebbe il governo del Comune”. Inoltre, “se vieni eletto con il 40-41%, si corre il rischio che i cittadini pensino che il sindaco non è stato eletto dalla maggioranza e il sindaco, visto che a volte deve prendere decisioni non popolari, deve avere legittimazione e maggioranza certa”. Tutti i sindaci di destra o sinistra “oggi operano con grande stabilità” e “nei ballottaggi alla fine hanno vinto i sindaci che già erano davanti nel primo turno. Quindi – ha concluso – perché cambiarla?”.
A rispondere è il sindaco dell’Aquila e responsabile del coordinamento autonomie locali di Fratelli d’Italia, Pierluigi Biondi: “La riforma della legge elettorale deve puntare a rafforzare la governabilità, favorendo accordi e programmi comuni prima delle elezioni, non dopo”.
Biondi osserva che “l’abbassamento del quorum rappresenta uno strumento utile a privilegiare coalizioni chiare e coerenti, evitando che la mediazione diventi un fatto successivo al voto, esposto agli opportunismi e ai governi balneari”. Nel dialogo con Manfredi, Biondi ha ricordato come “progetti larghi e accordi strutturati convengano a tutti, anche a chi amministra grandi città”.
Intanto, secondo un sondaggio nazionale di Youtrend, la possibilità che nei prossimi mesi cambi il sistema elettorale per le elezioni politiche del 2027 incontra il no della maggioranza degli italiani: il 53% degli intervistati si dice infatti contrario al fatto che i governi spesso provino a cambiare la legge elettorale in vista delle elezioni, mentre il 28% si dichiara favorevole (il restante 19% non sa). La quota di contrari – si legge sempre in una nota – scende al 31% tra gli elettori di centrodestra, mentre sale all’81% tra chi vota per i partiti del campo largo.



