Scontro tra i sindacati sul salario minimo. Il reggente della Cisl Campania, Mattia Pirulli, in attesa di vedere il testo definitivo, esprime “forti perplessità” in merito al disegno di legge sul salario minimo approvato ieri dalla giunta regionale guidata da Roberto Fico, sottolineando come il provvedimento “sia uno strumento che offre poche soluzioni ai reali problemi che il territorio vive”.
“La strada da percorrere – afferma – resta la valorizzazione della contrattazione e dei contratti collettivi nazionali e integrativi firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Interventi normativi di questo tipo rischiano di comprimere verso il basso i trattamenti economici, generare contenziosi e abbassare i riferimenti retributivi invece di elevarli”.
La Cisl Campania ribadisce che la contrattazione collettiva nazionale e territoriale è “l’unico strumento efficace per garantire salari adeguati e tutelare realmente lavoratrici e lavoratori. Inoltre queste decisioni non sono condivisibili nel metodo. Iniziative di questa natura dovrebbero infatti essere costruite attraverso il coinvolgimento attivo delle parti sociali, in un confronto rispettoso e partecipato tra Istituzioni e organizzazioni sindacali rappresentative”.
“Oggi l’urgenza è piuttosto che le stazioni appaltanti pubbliche indichino, in modo chiaro e vincolante, nei bandi e negli affidamenti, l’applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil, per contrastare dumping contrattuale e garantire diritti e salari dignitosi. Chiediamo pertanto alla Regione Campania di aprire un confronto nel merito”, conclude Pirulli.
Secondo la Cgil, invece,”L’introduzione del salario minimo da parte della giunta di Fico segna una importante svolta nell’approccio verso il mondo del lavoro e, in particolare, negli appalti commissionati dalle strutture e dalle aziende di competenza regionale.
Secondo la Cgil, che ribadisce comunque la centralità della contrattazione collettiva, ci sono alcuni aspetti da approfondire, “sui quali auspichiamo un confronto con le organizzazioni sindacali nel percorso di discussione che porterà il disegno di legge all’approvazione del Consiglio regionale”. Così il segretario generale Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci.
“Un salario minimo negli appalti pubblici – sostiene Ricci – contribuisce ad elevare i livelli di legalità e qualità del lavoro, anche per contrastare il cosiddetto fenomeno dei contratti privati”. “È importante – conclude Ricci – stabilire un limite sotto il quale non si può parlare di dignità delle lavoratrici e lavoratori”.
“In linea di principio la Uil non è contraria ad individuare una soglia minima sotto la quale non si possono appaltare i lavori pubblici, a partire da quelli di competenza regionale, ma credo che sarà necessario leggere la delibera e l’iter di approvazione per quanto concerne il provvedimento sul salario minimo della Giunta regionale”. Così Giovanni Sgambati, segretario generale della Uil di Napoli e Campania, in merito all’introduzione del salario minimo da parte della giunta guidata da Roberto Fico.
“In questa direzione – continua Sgambati che stamattina ha partecipato all’assemblea promossa dai pensionati della Uil a Pompei – è vero che il tema del salario minimo era uno degli obiettivi del programma elettorale, ma crediamo che sia importante e lungimirante ascoltare le parti prima di approvare definitivamente il provvedimento.
Dalle prime dichiarazioni – aggiunge – ci sembra di capire che si vuole istituire un sistema premiante per le aziende che applicano contratti di miglior favore, se così fosse, ciò non può che trovarci d’accordo. La stessa scelta di attuare verifiche annuali crediamo debba sempre guardare e favorire i contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle maggiori e più rappresentative organizzazioni sindacali. Per noi, per la Uil – conclude Sgambati – i contratti collettivi nazionali restano la strada maestra in tutele, diritti e riferimenti salariali”. (



