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L’esodo dei talenti: un costo da 4,1 miliardi per il Mezzogiorno

Il dossier pubblicato da Censis-Confcooperative conferma la grande fuga dei giovani dal Sud

di Michele Vespasiano

 «Talenti dispersi», titola oggi Avvenire in prima pagina, commentando il “Rapporto Italiani nel Mondo”, che evidenzia dati impressionanti sulla migrazione che svuota il Sud.

Ad aggravare una situazione già molto preoccupante arriva oggi ancora un altro report ugualmente impietoso: “Sud, la grande fuga”, pubblicato stamani da Censis-Confcooperative. Un dossier che, alla pari  di quello della Fondazione Migrantes, conferma come ad andarsene dal Meridione siano soprattutto i giovani.

Commenta Maurizio Gardini, presidente Confcooperative: «C’è un treno che parte dal Mezzogiorno ogni giorno. È carico di sogni, talenti, futuro, ma non torna mai indietro. Un trasferimento di ricchezza che risale dal Sud prendendo la strada del Nord. L’esodo di 134.000 studenti verso le università del Centro-Nord non è solo una statistica: è una perdita sociale, economica, demografica, culturale. Un depauperamento silenzioso di risorse che svuota interi territori. Un pezzo della futura classe dirigente che se ne va, lasciando dietro di sé interrogativi sul destino del Mezzogiorno».

Va detto: a decidere il futuro del nostro Mezzogiorno non è il destino cinico e baro, bensì le scellerate e persistenti politiche predatorie nazionali, che hanno massacrato le università meridionali sottraendo risorse che sono poi state dirottate verso gli atenei del Nord.

Dice sempre Gardini: «Questi i numeri: 157 milioni di euro evaporati dalle casse degli atenei meridionali. Risorse che si materializzano altrove, nelle università del Centro-Nord, dove rette più salate (2.066 euro contro i 1.173 del Sud) hanno fruttato 277 milioni di incassi. Il conto per le famiglie meridionali? Altri 120 milioni annui di differenziale. Insomma, il Sud paga di più per vedere partire i propri figli».

Ma il dramma non si ferma qui, evidenzia ancora “Sud, la grande fuga”: sono 36.000 i laureati del Sud che hanno scelto le regioni centro-settentrionali o l’estero come approdo lavorativo. Giovani ad alta qualificazione, formati con risorse meridionali, che valorizzano le proprie competenze lontano dai luoghi che hanno investito nel loro futuro. Parliamo di 4,1 miliardi di euro. Soldi investiti dal Sud per formare una classe dirigente che poi sceglie di restituire altrove il proprio know how.

Che si può fare? Non ci sono ricette miracolistiche se non per invertire la rotta almeno per rallentare l’esodo. Di sicuro, però, secondo Gardini, serve investire in innovazione, formare in ambiti strategici, aprire finestre internazionali. Il sistema dell’istruzione, dell’università e della ricerca è l’unica via per collocare il Mezzogiorno sulla frontiera tecnologica e restituirgli competitività. «È questa l’unica strada – conclude Gardini – per non continuare a guardare quel treno partire senza ritorno».

Le Regioni hanno competenze significative in materia di istruzione, formazione e politiche attive per il lavoro. Temi e strategie, però, di cui non ho sentito parlare in questa campagna elettorale, eppure al voto stanno andando due importanti regioni del Sud: Campania e Puglia.

Il silenzio o la superficialità su un tema che drena il futuro del Mezzogiorno pone un interrogativo diretto sulla volontà dei candidati di affrontare seriamente la crisi e provare a invertire la rotta. E questo nonostante per la nostra regione si dibatta se i problemi delle zone interne debbano essere competenza di uno specifico assessorato (cosa che vedo assai negativamente) oppure dell’intera Giunta. 

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