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Limata dal carcere perseguitava la vedova di Aldo Gioia: indagato per stalking

Con uno smartphone in cella, accusato di omicidio ha continuato  a contattare   la vedova della vittima direttamente dal carcere. Si tratta di Giovanni Limata che dalla cella del carcere di Bellizzi Irpino, in cui è ristretto per l’omicidio del 53enne avellinese Aldo Gioia,  avrebbe portato avanti la sua vendetta nei confronti dei familiari della sua ex fidanzata, Elena, condannata insieme a lui per l’omicidio del padre. La vicenda ricostruita dai militari del Nucleo Investigativo di Avellino, che nel febbraio scorso avevano effettuato una perquisizione delegata dal sostituto procuratore Cecilia De Angelis all’interno del penitenziario irpino. La Procura di Avellino ha chiuso le indagini sul giro di telefoni all’interno del carcere L’’indagine coordinata dalla Procura di Avellino ha svelato una vera e propria operazione di connectedcell: all’ingente mole di tabulati telefonici e telematici sono seguite indagini telematiche e l’analisi del circuito relazionale, che ha permesso l’identificazione dei familiari e degli amici contattati dai detenuti. Sui profili social di alcuni indagati, alimentati grazie alle stesse utenze, sono emersi messaggi e anche immagini di rilievo investigativo, tra cui quelli indirizzati alla vedova di Aldo Gioia.

E Limata , difeso dall’avvocato Rolando Iorio è uno dei diciotto indagati a vario titolo per ricettazione (in alcuni casi anche lo specifico reato del 391 ter, ovvero: accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti). A ventonenne e’ stata contestata la ricettazione del telefonino e del microtelefonino e lo stalking nei confronti della vedova di Aldo Gioia. Alla donna erano giunti sui suoi profili social richieste di amicizia di un nikname Ciro Ricci (molto probabilmente ispirato al personaggio di Mare Fuori) e avrebbe scoperto che si trattava di Limata, visto che c’erano anche foto dello stesso scattate in ambiente carcerario. A quanto pare la donna spaventata da chi si potesse nascondere dietro quel profilo aveva accettato e Limata gli avrebbe chiesto notizie di Elena, visto che non riusciva a contattarla nel carcere di Bellizzi Irpino. La donna, però non ha esitato a presentare denuncia per quanto subito dall’ex fidanzato di sua figlia, Elena, anche lei in carcere per l’omicidio del padre e condannata a diciotto anni di reclusione.   Un profilo complesso quello del giovane di Cervinara che nel carcere “Antimo Graziano” di Avellino ha tentato per ben due volte il suicidio ed è stato ricoverato per diverso tempo al Moscati di Avellino.

La sentenza di primo grado, emessa il 24 maggio 2023 dalla Corte di Assise di Avellino, aveva condannato Limata e Gioia a 24 anni di reclusione. La Corte aveva stabilito che l’omicidio di Aldo Gioia era stato pianificato e commesso dai due imputati in concorso tra loro. In secondo grado invece la pena era stata ridotta per tutte due gli imputati. La IV Sezione della Corte di Assise di Appello di Napoli, presieduta dalla giudice Ginevra Abbamondi, aveva accolto il motivo d’appello presentato dal difensore di Limata, l’avvocato Rolando Iorio. La Corte aveva riconosciuto un vizio parziale di mente come fattore preponderante rispetto alle circostanze aggravanti, riducendo così la condanna di Limata da 24 a 18 anni di detenzione.

Anche Elena Gioia, assistita dagli avvocati Livia Rossi e Francesca Sartori del foro di Roma, aveva  beneficiato della stessa riduzione di pena. Tuttavia, per lei la riduzione è avvenuta non per vizio parziale di mente, ma per il riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche rispetto alle circostanze aggravanti contestate.

Il giovane era di nuovo  comparso, a luglio scorso, davanti ai magistrati della I Sezione della Corte di Appello di Napoli in quanto i giudici della Cassazione avevano respinto il ricorso di Elena Gioia e annullato con rinvio la condanna di Giovanni Limata solo per il profilo del trattamento sanzionatorio. Nel corso dell’udienza la Corte aveva riconosciuto a Limata le attenuanti generiche in via prevalente riducendo la pena a 16  anni di  reclusione, due anni in meno di carcere rispetto a Elena Gioia, condannata in via definitiva a 18 anni di reclusione per l’omicidio del padre.

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Michela Della Rocca

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