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“Matto”, La Sala tra storie e frammenti poetici, follia e coscienza

Frammenti, pensieri sparsi, espressione di un autentico flusso di coscienza, in un costante alternarsi di memoria e presente. Sono quelli che caratterizzano la raccolta “Matto” di Antonio La Sala, ricercatore universitario presso la Sapienza di Roma, edito da Affiori di Giulio Perrone. “Se mi aspetti, ti raggiungo all’angolo che l’adolescenza  fa con l’infanzia, con la vita di bambino e ti prendo la mano. Ti siedo accanto, mentre poggi la schiena contro l’intonaco caldo dei palazzi tra i quali  giocavi a calcio d’estate, ti racconto cosa sono oggi”. Un dialogo con sè stesso, in cui la poesia si fonde con la prosa, dedicato alla memoria della professoressa Brunella Sacchetti la cui voce continua a risuonare nella sua mente

E’ lo stesso autore a soffermarsi sul senso della propria ricerca “Vi parlerò, se vorrete, con la Fortuna e sarà tante storie e frammenti poetici, versi e radici di boschi, distese d’acqua e venti che si invocano quando la saggezza è più della conoscenza, sineddoche di donne, come vecchie madri. Matto è la loro voce e quella degli Arcani, quella che mi ha svezzato e mi ha predetto il futuro in una preghiera a un Dio sordo; in un piatto tre volte passato sulla testa; in una domanda fatta alle carte, oracolo raccolto in coppie uguali. È immagine riflessa della follia che serve a lasciare la vecchia strada; è separazione e nuova coscienza di tutta la forza che serve a scegliere una bestemmia. E andare”. Una lingua emetica, quello che sceglie La Sala, che risuona suggestiva e poetica, misteriosa e arcana, parlando al nostro inconscio.

.L’invito che lancia l’autore è quello di non avere paura di ccendere la fiamma, di restituire slancio alla vita”Leggerezza, prendi nota, non è inganno. Né parola disattesa o memoria breve. È, forse, invece, vento di terra o madre, vecchia donna, che racconta e con le mani costruisce e inventa. Insostenibile una vita d’aria che grida forte: «Non fa niente»; insostenibile, pure, soffiare senza fuoco, acqua e terra. Scegli, perciò, per cosa consumare la tua cera. Scegli e accendi la fiamma. Cambia il clima. Crea correnti. Poi soffia”.

E’ la vita il cuore di ogni pagina “Festeggia il trucco che non sai spiegare: stare al mondo”. Costantemente l’autore sembra interrogare la fortuna, i tarocchi, le carte, in cerca di risposte sull’esistenza, sapendo di non poter avere nessuna risposta “Fare domanda alla Fortuna, mischiare sette volte le carte, spaccare il mazzo. Due donne. Due tre. Di bastoni, di spade. Chiedere: «Perché il tempo non passa?». Eppure – senza risposta – sentire ogni cosa cambiare. Vuoi un segno dello scorrere?” Respirare”.

Attenta la scelta lessicale, caratterizzata da un abile gioco centrato su antinomie e associazioni tra sfere differenti “sento chiudere con le braccia un canzoniere di carta bianca, memoria e riso e oblio e dimenticanza, segno del Diavolo Arcano – dolore, paura, vulcano, ossessione dispari di quello che, in un solo cuore, non è mai passato”. L’io poetico è costretto a fare i conti con una “memoria di solitudine e abbandono, di recita e dolore, di molte altre cose: zucchero, canditi e confetti bianchi; l’estate su scordate unghie rosse; il Monte di Procida e Ischia, terre tenute sul lato lungo – l’ipotenusa – del mare”. Non c’è altra strada che quella di mettere da parte le maschere “Brucia il copione. Ringrazia. Resuscita con la tua storia. Alleati con la Morte. Diventa Persona”.

L’autore non può che prendere consapevolezza di come neppure la poesia possa salvare “Non ho mai saputo cosa sia questa cosa che chiami poesia. – scrive La Sala -Tutto quello che ho fatto era solo per star meglio: un farmaco, un giro sulle giostre, lo zucchero filato. Eppure, in questa speranza (nonostante questa speranza), ho trovato solo un coito interrotto, la porta di casa che non riconosco, una scelta mal saldata al passo. Cercavo – nella poesia – la felicità, ma cercavo male. La felicità è un cammino che ricuce – cicatrice – un taglio frastagliato, i due lembi della tua pancia. Una sutura dolorosa e accidentata”.

Nè armonie e geometrie possono bastare: “Io sono del tutto fuori solco: parabola inscritta in una circonferenza, radice di due – irrazionale – nel raggio di una biglia.” Anche l’amore appare un mistero inaccessibile: “Ti aspetto e ti cerco in luci intermittenti e in stanze/senza finestre, in non attese folate di vento che mi sputa in/faccia il freddo da una porta semiaperta”.

La raccolta sarà presentata il 18 gennaio, alle 18, presso Limina Teatro di Avellino. L’autore dialogherà con Francesca Iandolo. Seguirà la lettura di alcuni testi, a cura di Clif Imperato.

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