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Orsola Fraternali e Roberto De Simone, due fari a cui la comunità di Gesualdo deve tanto

La proposta: siano intitolate loro il Teatro di corte e le sale del castello

di Francesco Caloia *

Il sei aprile ci hanno lasciato due grandi estimatori della storia e della musica di Carlo Gesualdo Principe dei musici: la prof.ssa Orsola Tarantino Fraternale e il maestro Roberto De Simone, a loro va il saluto e il ringraziamento dell’Istituto Italiano di Studi Gesualdiani e interpretandone i sentimenti dell’Amministrazione Comunale di Gesualdo tutta. La prof.ssa Tarantino era molto nota nel capoluogo irpino per il suo impegno accademico e intellettuale, viene descritta dal figlio come una figura poliedrica: insegnante, studiosa, educatrice, esperta di lingua francese, autrice, madre e moglie esemplare. Nata ad Avellino, si è laureata all’Istituto Orientale di Napoli in Lingue e letterature moderne, come docente di lingue ha conseguito diverse specializzazioni in Linguistica applicata. Ha collaborato con varie Università e Centri di Ricerca. Tra gli importanti riconoscimenti ricevuti, spiccano le Palme Accademiche del Ministero dell’Educazione francese (1988). Autrice di più pubblicazioni, su Carlo Gesualdo ha scritto: “Carlo Gesualdo. L’uomo, il suo tempo, la musica. Terebinto Edizioni, 2015”, e “Gesualdo da Venosa. Fasti dimenticati di un Principe del Rinascimento”, (un’opera di grande bellezza e completezza, di cui serbo gelosamente una copia con la sua dedica).

A Gesualdo la prof.ssa ha dedicato anni di lunghe e appassionate ricerche, dando un contributo di prim’ordine alla ricostruzione delle spesso complesse e tormentate vicende del nobile casato dei Gesualdo e soprattutto di Carlo. L’originalità del volume, oltre che nella sua accuratezza documentaria e filologica, consiste soprattutto nell’approccio in un certo qual modo multidisciplinare all’argomento, utilizzando tecniche, metodologie e sensibilità diverse, con particolare attenzione alle forme dell’arte, della musica e della stessa vita quotidiana. Ciò ha consentito all’autrice di realizzare uno spaccato efficacissimo e di grande suggestione, che fa sì che il lettore sia direttamente coinvolto nelle vicende e nei personaggi che ella narra, descrive e ricostruisce con grande passione, vivida intelligenza e signorilità che trasferisce nell‘opera.

Il maestro Roberto De Simone, anima autentica di Napoli e della napoletanità nel mondo, noto compositore, musicista, regista teatrale e studioso delle tradizioni napoletane. La sua carriera è stata un susseguirsi di successi e innovazioni che hanno visto la sua arte come protagonista in numerosi teatri e manifestazioni di grande prestigio, una figura di spicco della cultura partenopea, tra l’altro cittadino onorario di Gesualdo in quanto estimatore e studioso di Carlo Gesualdo. Io lo ricordo a Gesualdo in occasione del IV Centenario dalla morte di Carlo Gesualdo. Tra le opere del maestro De Simone vanno ricordate: “Fiabe Campane”, pubblicate da Einaudi nel 1994, “Il presepe popolare napoletano”, Einaudi, 1997, “Il Pentamerone, o Lo Cunto de li Cunti, di G. B. Basile nella riscrittura di Roberto De Simone”, Einaudi, 2002, “Son sei sorelle. Rituali e canti della tradizione campana”, Squilibri 2010.

A Carlo Gesualdo De Simone ha dedicato il libro “Cinque voci per Gesualdo” per ribadire che «Carlo Gesualdo resta ancora oggi un mistero da svelare. Un artista tutto da scoprire, la cui genialità è stata offuscata da una “sceneggiata di corna”. Ancora oggi si commette l’errore di leggerlo nella maniera sbagliata, allontanandosi
dal contesto in cui era inserita la sua musica». Nel parlare dell’illustre madrigalista De Simone sottolineava che «Qualsiasi indagine che riguardi Gesualdo, deve collocarsi sul piano della vocalità, a partire dal rapporto tra oralità e scrittura. Ecco perché la sua musica ci parla ancora del tempo presente, ci mette in guardia dal
considerare la scrittura l’unica fonte possibile. Sappiamo ancora troppo poco su di lui ma quel che è certo è che rimane uno dei musicisti più grandi della storia della musica. Il melodismo della sua musica sorprende per i sorprendenti salti da una vocalità all’altra».

De Simone affermava che ciò che è determinante è studiare Carlo Gesualdo come musicista, a partire dalla sua capacità di scrivere partiture, valutando il peso delle singole voci, alla costante ricerca di strumenti nuovi. Se
prescindiamo dalla vocalità del tempo, non potremo mai comprendere Gesualdo. All’Irpinia il maestro aveva dedicato particolare attenzione evidente già nel bellissimo volume “ Racconti e storie per i 12 giorni di Natale — Fiabe popolari della Campania” pubblicato nel 1987 come strenna, che “ fermava” nel tempo una serie
di registrazioni effettuate da studioso che opera sul campo tra il 1967 e il 1986. Lo sguardo era rivolto a quel territorio dove esisteva «una cultura dell’immaginario collettivo non ancora totalmente disgregata». Più volte spiegherà di essere stato conquistato dal Zeza di Bellizzi, dichiarata nel 1974 patrimonio storico-culturale della
regione Campania, “La Zeza affermava De Simone è espressione dell’agire teatrale, che non è da intendersi come segno o cultura del divertimento ma come espressione di una collettività che rappresenta se stessa nello spazio e nel tempo”, legame consolidato dall’amicizia con lo storico delle tradizioni popolari il bagnolese prof. Aniello Russo. Più volte aveva voluto essere presente in Irpinia per presentare gli studi di Russo dedicati alla cultura popolare irpina.

Roberto De Simone è stato un uomo che ha saputo trasmettere la sua passione per la cultura napoletana anche
attraverso l’insegnamento, ha inciso profondamente su chiunque abbia avuto l’opportunità di lavorare con lui, ma anche su chi come me ha assistito alle sue rappresentazioni, o ha semplicemente scambiato quattro chiacchiere in piazza Umberto I a Gesualdo con disarmante semplicità. Fondatore della “Nuova compagnia di Canto popolare”, ha formato generazioni di artisti e appassionati, cercando sempre di preservare le tradizioni, pur spingendo verso nuove frontiere creative la sua visione teatrale e musicale. Due fieri esempi di intelligenza e di
cultura ci hanno lascito. Propongo all’amministrazione Provinciale di Avellino ed a quella di Gesualdo di
intestare il teatro di corte del castello di Gesualdo, oggi in restauro e che sarà a breve inaugurato, a Roberto De Simone, ed una sala museale del castello alla prof.ssa Orsola Tarantino Fraternale.

direttore dell’Istituto Italiano di studi gesualdiani

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