“Il risarcimento non mi è stato ancora pagato, bisogna aspettare la Cassazione”: a dirlo è la protagonista di questa storia, Paola De Angelis, la dipendente comunale disabile che ha vinto, anche in Secondo Grado, la sua battaglia giudiziaria contro il Comune di Avellino. I giudici dei due primi gradi di giudizio hanno accolto in pieno la sua tesi, patrocinata in Aula dall’avvocato Ettore Freda, condannando l’Ente per ‘demansionamento’. In pratica Paola fin da quando ha vinto il concorso ed è stata assunta, nel 2011, ha dimostrato di non aver mai ricevuto alcun incarico di lavoro concreto. Nei primi anni aveva cercato un dialogo con i colleghi, i funzionari, i dirigenti e gli amministratori comunali, ma invano, rimanendo sempre relegata in una stanza di Palazzo di Città a passare la giornata lavorativa a non fare nulla, tanto che poi (e arriviamo al 2017) si vide costretta a denunciare pubblicamente la propria situazione davanti le telecamere della trasmissione televisiva nazionale ‘Le Iene’. Anche in quella occasione si sprecarono le parole di comprensione e le promesse, ma la sua situazione lavorativa non è mai realmente cambiata: è a quel punto che Paola si è rivolta alla Giustizia denunciando il Comune per demansionamento.
Così ha vinto il processo di Primo Grado, e la sentenza è stata poi confermata anche dal giudice del Secondo Grado, che ha stabilito un risarcimento di circa 70mila euro (oltre le spese legali): un totale di circa 80mila euro che il Comune di Avellino ha ora provveduto ad accantonare (come debito fuori bilancio) e che liquiderà nel caso la sentenza di condanna venisse confermata anche dal Terzo Grado di giudizio: “E’ così – conferma oggi la dipendente comunale –, questo risarcimento non mi è stato ancora pagato. Siamo tutti in attesa della Cassazione, e sappiamo che la giustizia ha bisogno dei suoi tempi. Ora è giusto aspettare, anche perché la Cassazione potrebbe annullare tutto e quindi non ci sarebbe nessun risarcimento. Ma io sarei contenta in ogni caso, perché non è per i soldi che ho intrapreso questa battaglia. Non è che l’ho fatto per poter diventare ricca in tre giorni, e per di più, come qualcuno pure è arrivato a dire, mettendo le mani nelle tasche dei contribuenti. Anzi, avrei preferito di gran lunga non dover vivere questo lungo calvario. E’ stato molto pesante. Per questo ringrazio tutte le persone che mi hanno dimostrato vicinanza e solidarietà, e anche la stampa che ha seguito il mio caso. Magari la mia vicenda può servire da apripista per evitare che in futuro si ripetano situazioni di questo genere, sia all’interno della pubblica amministrazione che in qualunque altro ambiente di lavoro”.
E una prima risposta a quegli ‘haters di professione’ che arrivano a dare la colpa alla stessa dipendente demansionata per il risarcimento che dovrà eventualmente pagare il Comune, l’ha già data, con i fatti, il commissario straordinario Giuliana Perrotta, inviando tutta la documentazione del caso alla Segretaria Generale dell’Ente Clara Curto, per avviare un’indagine interna e verificare se quel demansionamento non sia imputabile alla negligenza del dirigente comunale (o dei dirigenti comunali) che nel corso degli anni ha (o hanno) avuto la responsabilità del settore a cui era assegnata Paola, che, ricordiamo, è attualmente, e a pieno titolo, una dipendente comunale, funzionaria amministrativa delle Politiche Sociali.



