“Mi viene da dire che il tempo è finito. Giorgia Meloni si comporta come se fossimo nel 2022 ma, dopo aver approvato quattro manovre su cinque, la verità si vede. Lo denuncia anche il nervosismo di fronte alle domande su economia e questioni sociali della stampa libera”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia in una intervista alla Gazzetta del Mezzogiorno.
“Si vede – continua Boccia – il fallimento sociale. Sanità, scuola, casa, istruzione: sui fondamentali non ci siamo proprio. I salari restano bassi, per dirne una. Hanno umiliato due volte il Parlamento con inutili decreti, convertiti in legge, sulla riduzione delle liste d’attesa che, però, sono aumentate. Non lo dice il Pd, ma il presidente dell’Istat che hanno nominato loro. Ben 5,8 milioni di italiani nel 2024 hanno rinunciato alle cure, un milione in più dell’anno precedente”. “E il Sud – insiste il senatore dem – viene evocato ogni volta nei discorsi e nelle promesse ma poi è sacrificato nelle scelte reali. La Zes unica è presentata come una svolta, ma senza infrastrutture, senza investimenti e senza servizi pubblici forti è solo un titolo.
E il Sud non ha bisogno di scorciatoie o di zone franche senza Stato, ma di scuole, sanità, trasporti, lavoro stabile. Nel 2023 avevamo 400 milioni di ore di cassa integrazione, nel 2025 siamo arrivati a 600 milioni. Una parte consistente riguarda il Mezzogiorno e, all’interno di questa, una ce l’abbiamo sulla pelle perché è legata all’Ilva”. Siamo di fronte ad un Sud “tenuto in piedi dal Pnrr e dalla crescita di Puglia e Campania, a fronte di un governo che non investe ma anzi sottrae al Mezzogiorno fondi che, probabilmente, non torneranno più. Senza il Pnrr il Sud avrebbe il segno meno davanti.
Ma le risorse del Piano tra 12 mesi finiranno e nel triennio 2026-2028, quello ‘pensato’ dalla Manovra, non c’è un centesimo per il Mezzogiorno tranne che per un’opera: il Ponte sullo Stretto con i suoi 13 miliardi contestati dalla Corte dei Conti perché il piano economico-finanziario non funziona oltre alle sacrosante polemiche legate alla necessità dei siciliani di dotarsi di infrastrutture primarie. Ma, torno al punto: tolto il Ponte e finito il Pnrr, per il Sud non ci sarà più nulla”.



