Nonostante “l’aria irrespirabile” all’interno del partito, come aveva accusato l’eurodeputata Pina Picierno, nessuna scissione in vista. Si chiede confronto. I nodi: la linea di politica estera – i dem sono in disaccordo su cosa fare in Ucraina, a Gaza e sul piano di riarmo europeo. E poi c’è chi critica Elly Schlein per essere troppo aperta all’ala riformista, come Goffredo Bettini, teorico della “tenda moderata” fuori dal Pd.
Anche il professore Tomaso Montanari, sul caso referendum, boccia sonoramente Picierno, che sostiene le ragioni del Sì. In realtà, su tale questione i riformisti non sono compatti: Filippo Sensi, ad esempio, dichiara di votare No, “convintamente. E coerentemente. Ma sono felice che anche nel mio partito ci siano persone che stimo e rispetto che voteranno sì. Perché un partito non è una caserma. E perché il dibattito, la discussione – se non è rissa – è democrazia”.
Picierno aveva comunque accusato il colpo: “Sono mesi che viviamo un clima irrespirabile: sono mesi che alcuni si arrogano il diritto di schernire, ridicolizzare compagni di partito e invitano ‘i riformisti’ a lasciare la casa che abbiamo fondato. Non è più accettabile e chiedo alla segretaria Elly Schlein di pronunciare parole di chiarezza”.
Si dovrà attendere la direzione, che ormai non si riunisce da quasi un anno: “Con quello che sta succedendo nel mondo, in Europa, in Italia, credo ci sia bisogno di confronto. Una direzione aperta, pubblica, non solo tra noi, al chiuso, al riparo. All’altezza del nome: democratici. È tempo”, scrive Sensi.
Anche per Bettini “è impossibile non fare chiarezza sulle posizioni di alcuni democratici**, convinti che con la Russia si possa dialogare solo con le armi”. “Urgente una discussione sulla politica internazionale e sul ruolo dell’Europa”, è necessaria, sostiene Orlando.
Intanto la segretaria sta preparando il tour per l’Italia annunciato nel corso dell’ultima assemblea, che vedrà un primo appuntamento sabato e domenica a Milano, con un’iniziativa della Fondazione Pd “Demo”, guidata da Gianni Cuperlo, alla Fondazione Feltrinelli.
Schlein prova a ragionare mentre attende le politiche del 2027, quando sarà il momento della resa dei conti. Tutti gli uscenti non potranno ricandidarsi in blocco. La segretaria piazzerà i candidati a lei più vicini. Ed inevitabilmente qualche scontento migrerà al centro, verso il progetto di Ernesto Maria Ruffini e di Azione di Carlo Calenda.



