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Perché con le primarie si può rigenerare la Politica ad Avellino

Di Francesco Iandolo

In un tempo in cui la partecipazione politica sembra ridursi sempre più a delega passiva o a scelte prese in ristrette stanze, la questione delle primarie torna ad essere cruciale. Non come formula da invocare per inerzia, ma come scelta di metodo e di sostanza.

C’è chi le considera un ostacolo, un passaggio in più, persino un rischio. Ma molte delle perplessità sollevate hanno già risposte pronte. Non fosse per altro che si è votato un anno fa e il faticoso perimetro costruito al pari del programma sono almeno un’ottima base da cui partire.

La verità è che senza primarie il rischio è molto maggiore: quello di ridurre la democrazia a un rito già scritto, con candidati decisi da pochi e programmi calati dall’alto, tutte cose che, con diverse sfumature, abbiamo già sperimentato e che non hanno garantito vittoria o talvolta governabilità.

Le primarie, al contrario, restituiscono ai cittadini l’unico vero potere che conta in politica: scegliere.

Non si tratta di negare i problemi. Anzi, sarebbe un errore. Il programma elettorale di un anno fa, costruito in due anni di incontri e tavoli, aveva già individuato priorità chiare: rigenerazione urbana, lavoro, servizi essenziali, ambiente. Alcuni di questi nodi sono rimasti irrisolti, altri hanno incontrato resistenze o lentezze. Fingere che non sia così significherebbe mentire a se stessi e tradire la fiducia dei cittadini. Ma l’analisi del voto dice che se il problema non erano le idee, forse lo erano gli interpreti non adatti ai tempi e alle sfide alle quali erano chiamati.

E proprio qui sta il senso delle primarie: aprire una discussione pubblica e trasparente su questi limiti, chiedere ai candidati di assumersi responsabilità concrete, confrontare proposte e verificare chi ha la credibilità per portarle avanti. Non solo. Scegliere apertamente il candidato apicale e dargli modo di costruire liberamente la squadra di governo. E mentre chi non ha “nulla da perdere” già da mesi è in campagna elettorale, le primarie possono aiutare a recuperare lo svantaggio partendo in anticipo non con promesse ma con entusiasmo, aggregando energie. Tutto quello che in questi anni non si è riusciti a fare.

Le primarie non dovranno essere un “gioco interno” o una passerella: devono essere un’autentica occasione per rimettere al centro la comunità, dare voce a chi ha idee, a chi vive i problemi, a chi pretende risposte. Dare spazio anche a chi i problemi li affronta quotidianamente offrendo il suo contributo, il proprio tempo e le proprie competenze in maniera silenziosa. Senza tutto questo, ci riduciamo a scegliere tra pacchetti preconfezionati, con il rischio di allontanare ancora di più cittadini già disillusi.

Non daremo copertura ai problemi interni del PD, non ci interessano, altrimenti saremmo tesserati. Ma un metodo nuovo può essere utile anche al PD stesso, come agli altri partiti per rigenerarsi.

Sgombriamo il campo dalle scuse e dagli alibi. Scriviamo insieme regole chiare per ridare speranza a una città. Lavoriamo affinchè gli elettori possano scegliere finalmente un candidato sindaco all’altezza delle loro aspettative e del futuro della città.

Perché oggi la vera sfida non è nascondere le difficoltà, ma metterle in piazza, letteralmente. Trasformare i problemi in argomento di confronto, non in fastidiosi dettagli da rimuovere. È questo che distingue la politica fatta di trasparenza e coraggio da quella di convenienza e compromesso.

Vogliamo impegnarci, quindi, per dare risposte concrete a problemi che sono sotto gli occhi di tutti ma che semplicemente vengono ignorati e sottovalutati da decenni. Vogliamo riportare al centro del dibattito politico e pubblico il tema della criminalità organizzata e comune, che tanto sta preoccupando e sta facendo discutere, restituendo centralità alle periferie e dotandole di spazi per autorganizzarsi. Allo stesso modo in questa crisi giovanile ed educativa pensiamo che ridare fiducia ai giovani sia la risposta migliore a chi li associa solo alla movida rumorosa o violenta. Consentire, infatti, anche ai sedicenni di votare il candidato sindaco della propria città va proprio in questa direzione.

In definitiva, non esiste altro strumento che consenta un tale livello di partecipazione e responsabilità condivisa. Le primarie non sono perfette, certo. Ma sono l’unico modo di abbattere la gerontocrazia che vige ad Avellino, a destra come a sinistra, dal candidato sindaco fino alla costruzione delle liste. Un moto collettivo che solo la Politica della speranza e del futuro può mettere in campo.

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