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Piazza della loggia, dal ricordo della strage di 50 anni fa alle battaglie di oggi in difesa della Costituzione: necessario costruire una memoria pubblica

Il curatore del volume Ghezzi: quella strage furono un segnale forte per contrastare il cambiamento del paese. Ma l’Italia ha vinto la battaglia contro il terrorismo.

Ripartire da una memoria pubblica e dalla ricerca della verità, necessaria per contrastare qualsiasi forma di terrorismo”. A sottolinearlo Vincenzo Calò dell’Anpi Nazionale nel corso del confronto inserito nell’ambito della rassegna “Calendario Civile” promossa da Cgil Avellino, Auser e Associazione Laika per trasmettere alle nuove generazioni la memoria di quanto accaduto in Italia a partire dal 50° anniversario della strage di piazza della Loggia a Brescia. Punto di partenza del seminario, moderato dal giornalista Marco Monetta. la presentazione del volume di Carlo Ghezzi “Brescia: Piazza della Loggia”, “Non è mai troppo tardi – ribadisce Ghezzi – per costruire un paese diverso. Anche su tragedie come quella di piazza della Loggia si fa fatica a consegnare la verità su quanto accaduto. Solo dopo molti anni di indagini, depistaggi e processi, furono riconosciuti colpevoli e condannati in via definitiva alcuni membri del gruppo neofascista Ordine Nuovo:” spiega Calò e ricorda come “Troppo spesso la risposta che arriva dalle istituzioni sia di arroganza e in in linea con i principi democratici”.

Italia D’Acierno pone l’accento sulla difficoltà da parte del paese di attuare appieno i principi della Costituzione “Quella in difesa della Costituzione, perchè realmente siano garantiti i principi sanciti dalla Carta Costituzionale, è una battaglia che portiamo avanti da tempo. Si parla ancora troppo poco di fascismo mentre numerosi sono i segnali che vanno in questa direzione. Basti pensare all’attacco alla diversità di opinione che è chiaramente in contrasto con la nostra Costituzione, in questo modo si continuano a minare le basi per una democrazia inclusiva. Un altro attacco è quello rappresentato dall’autonomia differenziata che stiamo cercando di contrastare in tutti i modi. Senza dimenticare la legge di bilancio contro la quale siamo scesi in piazza”.

Ghezzi ricorda come la bomba di piazza della Loggia fu un segnale forte a un paese che andava in direzione del cambiamento “Gli anni sessanta – spiega – avevano segnato la riscossa operaia, dopo un periodo di repressione, con la costruzione di una capacità contrattuale da parte degli operai, impegnati nel miglioramento delle condizioni di lavoro. Una riscossa che culminerà con le proteste del ’68, con i lavoratori che chiedevano un welfare che garantisse diritto alla salute, riduzione degli orari di lavoro e salari adeguati. Si affermava una stagione di diritti e conquiste che cominciò a fare paura alle destre, all’oltranzismo atlantista che temeva una rivoluzione che portasse le sinistre al potere. Di qui l’uso della violenza contro questo movimento per impedire il cambiamento, una violenza che coinvolse manovalanza fascista e servizi segreti. Saranno loro a coprire gli autori materiali delle stragi e a depistare le indagini. L’obiettivo era chiaro, gli attentati avrebbero dovuto spaventare i cittadini e spingere in direzione di una richiesta di ordine. Ma la risposta alla strage di piazza Fontana e all’escalation di attentati fu fortemente democratica, con la nascita di un movimento fatto di associazioni e forze progressiste che si opponeva a ogni forma di violenza mentre proseguiva la strategia della tensione con la strage di Brescia, le stragi dei treni e i tentativi di golpe. La scelta di Brescia non fu casuale, era stata in prima linea nelle lotte sociali. Quel giorno era stato organizzato uno sciopero generale da Cgil, Cisl e Uil e dal comitato antifascista, mentre parlava il dirigente Cisl esplose la bomba, causando otto morti e oltre cento feriti. La strage di piazza della Loggia era un segnale dei fascisti che avevano paura di essere scaricati alle forze che li avevano armati che non potevano abbandonarli. Rendeva ancora più manifesto il disegno perverso per impedire il cambiamento. Tuttavia, la risposta del paese farà comprendere presto alle destre che la strategia doveva cambiare, si arriverà così alla nascita della P2 e al terrorismo rosso.” Per ribadire come “La fragile democrazia italiana seppe vincere la partita, a prevalere saranno gli schieramenti progressisti democratici, abili a ribattere colpo su colpo. Malgrado ciò, il terrorismo avrà un effetto fortemente negativo sul paese, impedendo qualsiasi apertura a scenari innovativi. Quelle forze che avrebbero potuto svolgere una funzione di trasformazione saranno usate in funzione difensiva”. E ricorda come “la verità storica troppo spesso non è coincisa con quella giudiziaria”. E l’invito a fare della Costituzione la guida per contrastare il pericolo eversivo.

E’ quindi la professoressa Gaetana Aufiero a consegnare ricordi personali legati a una stagione che ha segnato fortemente chi l’ha vissuta “Era il 12 dicembre 1969 quando a Milano in piazza Fontana esplodeva una bomba uccidendo 16 persone. Era il segno di un’Italia divisa, da un lato l’Italia repubblicana, dall’altra l’Italia che contrastava in tutti i modi il comunismo. Le stragi furono lo strumento per destabilizzare il paese, la violenza non si nascondeva più. Questa minaccia antidemocratica è ancora presenti, di qui la necessità di stare in guardia”. E’ quindi Andrea Famiglietti di Laika a ricordare il ciclo di iniziative promosse per avvicinare le nuove generazioni a un periodo difficile dalla nostra storia, da un ciclo di seminari al laboratorio di serigrafia “Siamo tutti chiamati a lottare per migliorare il mondo in cui viviamo”

 

 

 

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Floriana Guerriero

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