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Politica e partiti: urge chiarezza

Sempre più spesso, ormai da tempo, si sente ripetere soprattutto dalla popolazione giovanile, che la politica “fa schifo”. Probabilmente il riferimento è frutto dell’ignoranza che deriva anche dalla non conoscenza delle genesi del termine. Certo è che, sia pure in modo qualunquistico, l’espressione è rivolta alle classi dirigenti che non sempre svolgono il proprio ruolo nell’interesse del Bene Comune. Tra i primi a sottolineare la funzione della Politica fu Aristotele riflettendo sul governo della città (Polis).

Nei tempi moderni il termine “Politica” ha perduto il suo significato originale e il riferimento si è spostato sulle funzioni del governo. E qui entra in gioco il rapporto tra Politica e Morale che nel pensiero di Norberto Bobbio si dipana in particolare su due modi di comportamento: etica di gruppo ed etica individuale. Dice il filosofo torinese: “Ciò che è obbligatorio per l’individuo non è detto sia obbligatorio per il gruppo di cui quell’individuo fa parte”. Come si evince la complessità della Politica, nelle sue varie forme, ha comunque come riferimento il bene della comunità.

Se questi sono i fondamenti della Politica, per renderli concreti si ha necessità di strumenti. Ed ecco i partiti. Essi assumono un ruolo determinante nello svolgimento della vita democratica. Lo afferma in modo mirabile l’articolo 49 della Costituzione italiana laddove definisce che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Questa funzione è stata svolta, a mio avviso, con notevole acume e straordinario impegno soprattutto all’indomani della caduta del fascismo e con l’avvento della Repubblica. In quel tempo Politica e Partiti si identificarono per il ruolo determinante rivolto a favore della comunità nazionale. A cementare questa simbiosi furono i valori ideali con cui si affrontò il tema della Ricostruzione ( oggi si direbbe Ripartenza) del Paese travolto dalle macerie. Pur, talvolta con limiti enormi, la Politica riusciva a orientare la funzione dei partiti che dovevano far fronte alla gravissima emergenza. La fecondità del dibattito si alternava con la costruzione delle strategie di riscatto.

Fu allora che la solidarietà politica, germogliata anche nella logica delle coalizioni, produsse il meglio del cambiamento del Paese. Al Nord come al Sud furono avviate opere indispensabili per lo sviluppo. Al Nord accorciando le distanze con l’Europa, al Sud dando vita all’istituzione della Cassa per il Mezzogiorno che, nella sua prima fase, di durata troppo breve, infrastrutturò il territorio con importanti strade e soprattutto con la politica della risorsa acqua in un Mezzogiorno assetato e desertificato. Fu possibile, e ripeto, grazie al Piano Marshall messo in campo dal quell’America assai lontana, in cui sbarcavano migliaia di meridionali in cerca di un domani migliore.

Quanta similitudine dal punto di vista finanziario con l’oggi del Recovery fund è elemento di discussione e di confronto. Con una differenza: l’unità dei partiti di governo, il confronto e il dialogo con le opposizioni condussero al Miracolo Economico, mentre oggi l’incertezza, la confusione, l’assenza del merito e delle competenze rischiano di far perdere un’occasione storica. Nonostante Draghi, che ha certamente il prestigio e l’autorevolezza del governo, ma non il pieno controllo delle strategie dei partiti che, nel tempo, sono diventati ben altra cosa rispetto al loro vero ruolo di rappresentare le istanze dei cittadini e dare risposte ai bisogni.

La crisi dei partiti che ormai dura da anni ha travolto la politica. Le Istituzioni sono diventate merce di scambio, la ricerca del consenso è il solo obiettivo dei partiti in campo. L’etica è scomparsa. Le pressioni dei gruppi di potere influenzano l’orientamento dei partiti. Si aggiunga a tutto questo l’immorale comportamento dei parlamentari trasformisti con il continuo ricorso al cambio della casacca che rendono maleodorante il ruolo della rappresentanza dei territori.

Al Sud come al Nord dominano i poteri criminali verso i quali i partiti, diventati essi stessi clan, non hanno il coraggio di denunciare. Così, mentre i partiti si lacerano, si contendono qualche briciola di potere, i poteri criminali, ormai padroni di tecnologie avanzatissime, progettano su come allungare le mani sui fondi in arrivo. Il deserto del silenzio (a volte della complicità) su questo terreno è sconcertante. L’arte nobile della Politica è così sconfitta. A minare la credibilità dei partiti si è, ormai da anni, presentato sulla scena uno sfrenato egoismo senza regole. Nei partiti è prevalsa la logica della satellizzazione dei gruppi, con il “a ciascuno il suo” che travolge l’obiettivo del bene comune.

Fino a quando Mario Draghi riuscirà a controllare queste schegge impazzite? E qui ritorna il riferimento alla Politica. Al percorso che riguarda il processo riformistico. Sul quale ci sono già segnali inquietanti. Si pensi alla legge elettorale o al dramma che vive l’Afghanistan o ancora ai migranti che affollano le coste italiane nel Mare di Morti che è diventato il Mediterraneo. La sfida con i partiti è appena cominciata.

di Gianni Festa
Dedicato al fraterno amico e collega Francesco Erio Matteo

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