di Annino D’Argenio – Alla ricostruzione della Dogana penso che ognuno di noi che ama la città di Avellino ha partecipato con il cuore e l’anima. Si sono veramente battuti per la stessa associazioni culturali, qualche politico vorrebbe l’applauso, ma da buon osservatore dei fatti e degli avvenimenti della mia e nostra città penso, senza alcuna tema di smentita, che i veri fautori siano stati il direttore Gianni Festa e il fratello prof. Franco. Il Corriere ha avuto il coraggio e la pazienza di conteggiare per anni i giorni che trascorrevano senza che uno dei monumenti più importanti della città rivedesse la sua ricostruzione.
Si ripete la storia: alla fine della seconda guerra mondiale, i fascisti più accesi, si dichiararono innocenti. Oggi tutti vorrebbero gli applausi, ma i fatti parlano chiaro. Finiamola di prenderci per i fondelli: la società di oggi, non mi stancherò mai di dirlo, è malata poiché fa solo chiacchiere, quando sappiamo che occorrono montagne di fatti per migliorarla e per farla rialzare. Sì perché il fondo è stato raggiunto da tempo.
Ora c’è un altro passo da fare e cioè reperire subito i fondi per ricollocare al proprio posto le statue che abbellivano la facciata dello storico fabbricato. Appena ciò sarà fatto e ci auguriamo al più presto, mi permetterò di fare un articolo sulla storia di tutta la Dogana, con approfondite ricerche e la dovuta documentazione. Per ora godiamoci questo grande passo nel mondo.
Non giriamoci dall’altra parte quando c’è da salvare la storia e la cultura della città, poiché gli avellinesi hanno davvero molto a cuore le sorti della medesima. Questo ci auguriamo che lo capiscano anche i nostri amministratori, senza distinzioni di parte, ma per il solo bene di noi tutti.


