Luigi Bobbio, già pm anticamorra a Napoli, da anni giudice del lavoro a Nocera Inferiore, tra i soci fondatori del Comitato per il Sì della Fondazione Luigi Einaudi, è un convinto sostenitore della riforma. «Vorrei che tanti altri miei colleghi trovassero lo stesso coraggio e la stessa forza oggi. Certo, questo non vuol dire che io non possa paventare delle ritorsioni, ma nessuna scelta che non contempli anche la valutazione delle possibili conseguenze può dirsi una scelta di coraggio e, soprattutto, di coerenza».
Di fronte alla domanda su un possibile conflitto d’interesse nella sua posizione, Bobbio ha risposto senza esitazione: «Sono trent’anni che sono favorevole a una riforma che aspettavo, come tanti altri, da almeno venti anni. Dico sì, perchè perché sono consapevole di quali siano le storture che affliggono il Consiglio Superiore della Magistratura a causa delle correnti. Perche’ le correnti che compongono l’Associazione Nazionale Magistrati si sono impossessate del Consiglio Superiore della Magistratura, ne hanno fatto il loro braccio operativo, il loro braccio armato e tutto questo si alimenta attraverso il meccanismo elettorale. Elettorale significa campagna elettorale, cercare i voti che poi devono essere mantenuti e ampliati per la prossima elezione. Quindi e’ un circuito di carattere strettamente politico, che ha ridotto il Consiglio Superiore ad una mera articolazione dell’associazione Nazionale Magistrati. Chi è legato all’Anm, ripeto, ha un trattamento di estremo favore, chi non è legato viene marginalizzato se non perseguitato».
Il magistrato spiega le ragioni per cui la riforma va attuata: «E’necessaria, serve a che la Giustizia cambi verso. Poi occorrerà porre mano ai decreti attuativi della riforma costituzionale. Poi vorrei dire ai sostenitori del No che dicono che ben altre sono le cose da fare, il modo di fare tipico del cosidetto “benaltrismo”, che purtroppo imperversa, quando si pone mano a qualsiasi riforma della Giustizia, dico che in questi anni, a far data dagli interventi derivanti dal Pnrr e alla riforma Cartabia. Non e’ un caso che se noi guardiamo le statistiche di questi due anni, ci rendiamo conto che i tempi della Giustizia sono stati vigorosamente ridotti. Sa perfettamente che ad esempio intervenire sui ritardi lo si e’ fatto».
Il magistrato fornisce un dato concreto: “Chi non entra mai nelle nostre aule di Giustizia trova processi a ruolo le cui notizie di reato risalgono al più tardi al 2024, questo significa che si è molto bene lavorato in questo periodo. Se si dice che bisogna fare qualcosa in più per migliorare i tempi della Giustizia, si ignora che questo qualcosa in più è stato fatto”. Non usa il fioretto invece Luigi Bobbio, quando gli viene chiesto se non sia proprio lui l’esempio che la Sezione Disciplinare del Csm invece le sanzioni le commina, il giudice non ha avuto esitazioni: «Non funziona nella misura in cui chi è protetto dalle correnti viene trattato in maniera molto favorevole, sia che venga prosciolto sia che venga condannato. Chi non è protetto invece, io mi vanto di essere uno di quei soggetti, viene bastonato in maniera sistematica e in maniera estremamente dura rispetto a quella che sarebbe la normalità».Bobbio ha poi liquidato con fermezza la tesi secondo cui esisterebbe, tra le correnti dell’Associazione Nazionale Magistrati, una componente autenticamente di centrodestra: «È una favoletta metropolitana che, per mancata conoscenza degli interna corporis della magistratura, si propaga e si diffonde da decenni».



