“Non ho alcun dubbio che sia necessario marcare più nettamente la separazione tra magistratura giudicante e magistratura requirente”. E’ un sì convinto ma non fazioso, un sì detto da un riformista con storia politica che affonda le sue radici nel centrosinistra; soprattutto, un sì nel merito, quello pronunciato in direzione del referendum sulla riforma della giustizia Nordio- Meloni dall’ex ministro dell’Interno e più volte sindaco di Catania Enzo Bianco. L’ex titolare del Viminale ha partecipato al Circolo della Stampa di Avellino, all’incontro pubblico dal dal Comitato SÌ Separa a sostegno del Sì al referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati.
Ad aprire e moderare i lavori è stato Pier Camillo Falasca, direttore de L’Europeista. Hanno portato i saluti istituzionali Fabio Benigni, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Avellino; Stefania Pavone, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Benevento; Raffaela Manduzio, presidente dell’Assemblea di Azione Campania; Bruno Gambardella, presidente del Comitato Radicali Italiani; Giuseppe Vetrano, del Comitato Giuliano Vassalli.
Hanno quindi preso la parola Luigi Petrillo, membro del direttivo della Camera Penale Irpinia; Luciano Capone, giornalista de Il Foglio; Claudio Velardi, direttore de Il Riformista (in collegamento da remoto); ed Enzo Bianco, presidente di Liberal PD.
Tra gli interventi centrali, quello dell’ex ministro Bianco, che ha richiamato anzitutto il significato costituzionale dello strumento referendario: «La possibilità civile prevista dalla Costituzione, cioè che una legge o una norma possa essere confermata oppure respinta dal voto dei cittadini. Quindi manteniamo la calma e il rispetto verso chi la pensa diversamente. Questa non è un’elezione politica: non stiamo scegliendo il partito o la coalizione che governerà il Paese».
Il nodo, ha chiarito, riguarda esclusivamente il merito della riforma: «Stiamo scegliendo se mantenere oppure no una riforma della giustizia, sul funzionamento della giustizia, che è stata approvata con una legge. Si tratta di decidere se i pro prevalgono sui contro».
Bianco ha quindi rivendicato la propria posizione personale all’interno del Partito Democratico: «Io vengo dal Partito Democratico, di cui sono uno dei fondatori. Il PD, nella sua maggioranza, ha una posizione contraria; io invece sono favorevole. Sono venuto qui per invitare i cittadini, primo, ad andare a votare; secondo, a restare sul merito: riforma della giustizia sì oppure no. Valutare se i pro o i contro di questa riforma funzionano oppure no. Ecco la ragione per cui sono qui: invitare a votare e a votare sì»
Alla domanda sulle motivazioni del suo sostegno, ha risposto senza esitazioni: «Perché la magistratura oggi nel nostro Paese non funziona bene. Mi pare sostanzialmente evidente. Ognuno di noi potrebbe raccontare molte vicende, anche personali. In questi giorni sono stato finalmente assolto da un processo durato sette anni, e ne ho avuto notizia dalla stampa: non mi era arrivata alcuna comunicazione. E come me, tantissime altre persone».
Ha poi richiamato episodi di cronaca: «Troppo frequentemente si verificano reati, soprattutto contro le donne, commessi da persone che ne avevano già commessi pochi giorni prima e che si trovano impunemente in libertà. C’è bisogno di una riforma della giustizia: separare le carriere e ridurre lo strapotere che oggi esiste all’interno della magistratura, in particolare quello delle correnti, che spesso non aiutano a trovare soluzioni». Sul tema del sorteggio negli organi di autogoverno ha precisato: «Ecco perché persino il sorteggio, che non è certo il massimo dal punto di vista della razionalità funzionale, può risultare preferibile rispetto alla degenerazione del ruolo delle correnti».
Interpellato sugli effetti concreti del referendum, Bianco ha illustrato i passaggi normativi: «Ci sono modifiche importanti nella Costituzione e nella legge sull’ordinamento giudiziario. Si prevede la separazione delle carriere dei magistrati requirenti e giudicanti, che svolgono funzioni diverse e che devono restare distinte. La possibilità di passare da una funzione all’altra può creare problemi.Un altro aspetto riguarda il funzionamento degli organi di autogoverno della magistratura, che rispetto profondamente ma che probabilmente hanno bisogno di regole più chiare e di maggiori separazioni».
Quanto ai benefici attesi: «Se si riduce la degenerazione delle correnti e si migliora l’organizzazione, la magistratura può funzionare meglio. I processi potrebbero durare meno, si potrebbe organizzare il sistema in modo più efficiente. La condizione attuale della giustizia impone di intervenire. Questa riforma non basta, ne sono convinto: probabilmente va migliorata e bisognerà fare molte altre cose. Ma bisogna cominciare. E penso che sia molto importante che la giustizia funzioni nel modo migliore possibile».L’appello conclusivo è stato netto: «Per adesso concentriamoci su questo tema. Il mio invito ai cittadini è uno: andate a votare. Scegliete sì, scegliete no, ma andate a votare. Non lasciate che siano pochi a decidere per tutti».
Sul confronto interno al PD ha osservato: «Naturalmente sì. Nel PD c’è un confronto normale e civile, che proseguirà. Esiste una componente riformista che, su alcuni aspetti, vorrebbe cambiare linea rispetto a quella della segretaria Schlein. Affronteremo serenamente questo confronto e poi decideremo il da farsi».
Alla domanda su eventuali conseguenze politiche in caso di vittoria del sì, ha ribadito: «Come ho detto all’inizio, questa non è un’elezione politica. Non stiamo votando per un partito, ma per un referendum. La Schlein ha preso una posizione che non è la mia, ma la rispetto. Corrisponde alla posizione di molti nel PD. Io farò opposizione alla segretaria sulle cose su cui non sono d’accordo e la sosterrò su quelle su cui condivido la linea».
Sulle dichiarazioni di Nicola Gratteri che hanno innescato polemiche , Bianco ha dichiarato: «Quelle parole mi hanno fatto molto male, soprattutto perché pronunciate da una personalità che ricopre una responsabilità così alta e importante. Credo che serva più senso della misura. Dare del mafioso o del massone deviato a chi ha un’opinione su un tema come questo, francamente, non è bello. E lo è ancora meno se viene detto da chi ricopre un ruolo costituzionale. Io mi attengo a ciò che ho letto e, rispetto a quelle affermazioni, mantengo una posizione critica. Se ha modificato o corretto le sue parole, ne prendo atto con piacere. Dimostra una cosa positiva: si può sbagliare, ma quando si sbaglia bisogna anche correggersi. Se così è stato, non posso che riconoscerlo».
Nel corso dell’incontro è intervenuto anche l’avvocato Luigi Petrillo, componente del direttivo della Camera Penale Irpina: «Non sono solo io a puntare sul sì. Puntano sul sì tutti coloro che vivono quotidianamente la giustizia e ritengono che il sistema debba essere riformato dalle fondamenta».Secondo Petrillo, «questa è una riforma di sistema che attendiamo da anni. Credo, per essere chiari, che l’attendiamo dal 1988, quando entrò in vigore il nuovo Codice di procedura penale. Allora si sperava che venisse varato anche un nuovo ordinamento giudiziario, ma non fu possibile».
Ha ricordato inoltre il 1999: «Vi è stato un ulteriore intervento sulla nostra Carta costituzionale, che ha introdotto il principio del giusto processo. Questa riforma non è altro che la conseguenza del nuovo Codice di procedura penale e della riforma del giusto processo. Per questo occorre votare sì, in modo convinto, come tutti noi penalisti siamo pronti a fare».Sull’andamento della campagna referendaria ha osservato: «Credo che dal 1974 non si registrasse una campagna referendaria così animata. All’epoca ero molto piccolo, ma lo ricordo ancora. La campagna si sta animando non certo per colpa dei sostenitori del sì. Noi, tra i quali mi onoro di essere, stiamo spiegando le ragioni del sì, illustrando i contenuti della riforma e i suoi obiettivi in modo, credo, abbastanza pacato».
E ha aggiunto: «Devo dire, però, che sono i sostenitori del no a introdurre nel dibattito temi fantasiosi, oserei dire pretestuosi, e suggestioni molto pericolose. Tra queste, quella propalata ieri sera da un illustre procuratore della Repubblica, che ha accomunato ai sostenitori del sì persone “deviate”, parlando di indagati, imputati, di chi pensa di farla franca, di esponenti della massoneria deviata, e così via. Ritengo che questo non faccia bene al dibattito, che dovrebbe avere come scopo quello di informare l’opinione pubblica, non di suggestionarla». A chi ha osservato che le dichiarazioni di Gratteri sarebbero state decontestualizzate e successivamente chiarite, Petrillo ha replicato: «Sono abbastanza abituato a leggere articoli di giornale nei quali le frasi vengono decontestualizzate e si assemblano pezzetti di una lunga conversazione fino a ricavarne trenta righe dal significato diverso. Ma qui il problema è un altro: l’intervista era filmata e non mi è parso affatto che la frase oggetto di contestazione fosse decontestualizzata».
E ha concluso: «Al contrario, era una frase che si inseriva in un crescendo, potremmo dire “rossiniano”, di affermazioni tese a indurre l’opinione pubblica a pensare che questa riforma indebolisca il pubblico ministero, indebolisca il giudice e quindi favorisca il potente o il mafioso di turno. Non era affatto una frase estrapolata dal contesto».









