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Sagra delle idee, è tempo di una visione nuova per l’Irpinia

È da qualche giorno che sono combattuto se rispondere privatamente o con post pubblico ad una sollecitazione di Franco Mangialardi, persona di spessore nazionale del mondo del sindacalismo cattolico, osservatore politico attento. Egli con rara sensibilità, come diceva un nostro comune amico, “persona con pensiero”, si sforza di cogliere, in questa stagione dove prevale l’ignavia, l’egoismo e l’indifferenza, segnali di vivacità culturale, di sensibilità sociale. Pur in presenza di un mare di nebbia che rende tutti uguali, figure incerte, senza immagine senza contorni, piu simili a fantasmi, Mangialardi coglie qui in Alta Irpinia segni di vivacità, di nuove sensibilità. Parafrasando, senza ironia, ma come stimolo all’aggregazione di idee e persone utilizzando il nome di una manifestazione di successo “La Sagra delle Sagre “egli auspica una sorta di Sagra delle idee, dei progetti, delle sensibilità, per la costruzione di un pensiero nuovo in merito alle dinamiche di spopolamento del territorio delle zone interne, una formazione di nuova classe dirigente, capace di immaginare sognare prima e di organizzare poi, un nuovo riscatto del Mezzogiorno, ancora di piu delle “Terre di Mezzo”. Non si possono nascondere le difficoltà che una idea strutturata in pensiero, in organizzazione in progetto, andrebbe incontro, in una terra dove in passato regnava il trasformismo ed oggi l’opportunismo, senza idee, fortemente caratterizzata dal dominio della gestione del potere amministrativo, pur se spesso minoritario, forte però accompagnato da transazioni non sempre funzionali al territorio.
Sono rari i casi di amministratori illuminati che però vengono marginalizzati. Cresce sempre piu anche a causa di questa condizione l’abbandono del voto, della partecipazione. Diventa necessario motivare la popolazione, gli elettori a partecipare al voto, mostrando attenzione e comprensione del presente, intercettando le nuove dinamiche sociali, culturali, politiche ed economiche. Non piu rassegnati di un mondo superato, ma artefici di un nuovo protagonismo che partendo da un passato che non si ripete, stilla da esso valori e sensibilità. “Non solo feste ma anche idee, cultura, attese per una politica nuova, proposte per una nuova concezione dello sviluppo”. Cosi auspica Mangialardi. Una difficoltà che diventa opportunità Credo che sia ora il tempo delle scelte e di una visione complessiva del territorio. Il recente intervento del Presidente Mattarella sull’,abbandono delle zone interne, e la necessità dell’avvio di ” un controesodo”.
Le iniziative della Chiesa Cattolica, attraverso i suoi vescovi delle zone interne, a partire dalla provocazione ” la mezzanotte del Mezzogiorno “. Diventano momenti straordinari in un contesto di silenzi, di compiacimenti, di postulanti per piccole miserie, ha stimolato, anche in me, molto umilmente, la voglia di parlare, per l’ennesima volta delle zone interne della dorsale appenninica ed in particolare dell’Alta Irpinia. Parlare e testimoniare sempre con fatti concreti il proprio contributo in proposito. “E’ ormai da troppo tempo che non si fanno analisi, non si fanno riflessioni, non si costruiscono condizioni di libertà per tutti, ovviamente non si elaborano pensieri idee e progetti perché queste possano avere e creare prospettive di condizioni di sviluppo vero. Le zone interne, l’abbandono e la desertificazione, corrono il rischio di essere solo opportunità per progetti, mance o prebende e non occasioni per azioni con visione complessiva di sviluppo del territorio.
L’auspicio che in tutto il territorio delle zone interne, cogliendo l’opportunità dell’intervento del Presidente della Repubblica Mattarella, gli stimoli e le riflessioni etico, culturali e politiche della Chiesa, di tanti giovani impegnati nel volontariato e nel terzo settore, possa nascere una nuova sensibilità verso la partecipazione democratica, di promozione del territorio, di sviluppo, caratterizzando cosi una nuova stagione dei diritti, per un nuovo umanesimo, che metta al centro la persona. In quella stagione che auspichiamo è necessario recuperare il valore della rete e della solidarieta, dell’impegno. Si deve smettere di vivere come bande l’una contro l’altra armate, e si capisca che pur nella diversità di pensiero è drammaticamente urgente e necessaria una strategia ed iniziativa unitaria, ma che non sia unanimismo. Non ci si salva singolarmente, ma solo uniti, tutti insieme, forse ci potranno essere speranze di salvezza ! Le recenti elezioni regionali hanno mostrato plasticamente il ruolo marginale se non servizievole delle zone interne, dell’Alta Irpinia verso persone e territori in crescita della nostra provincia. Quando un tempo, non tanto remoto, era qui che si elaboravano strategie, si costruivano soluzioni ed aggregazioni. Oggi appare sempre più un feudo o vandea dove raccogliere voti. Non è più protagonista l’Alta Irpinia, di scelte, con classe dirigente propria. Prevale sempre piu la logica dei numeri a fronte della presenza strategica dello stato. Così, in modo perverso, più cresce l’abbandono, più si tolgono servizi e presenze strategiche, cosi altra gente va via e così si continua a tagliare altro, tanto da codificare, addirittura da parte del governo ” di accompagnare verso una morte certa del territorio”. È giunto drammaticamente il tempo di scelte coraggiose, di un nuovo protagonismo dove l’individualismo, l’io cresce e diventa noi! Le “Terre di Mezzo”, la dorsale appenninica, l’Alta Irpinia non rappresentano una difficoltà, ma al contrario sono una opportunità per una visione complessiva dei problemi e delle risposte da dare al disagio delle fasce costiere, dell’eccessivo inurbamento delle grandi città, al degrado del territorio; mentre le zone interne, tra conservazione di equilibri territoriali, lavoro, servizi, ambiente, qualità della vita ed umanità, possono essere una buona opportunità per invertite la rotta ed essere una risposta moderna, qualificata ed intelligente alle difficoltà e così costruire le ragioni del ritorno e della speranza.
C’è bisogno di un nuovo umanesimo, per una visione del territorio a misura d’uomo, anche in politica! Saranno capaci le classi dirigenti, saremo capaci tutti noi, cittadini, istituzioni, scuola, chiesa, organizzazioni sociali e politiche, di cogliere l’invito di Mattarella, le continue iniziative della Chiesa, il grido di dolore è ricco di positività, che stimola la speranza, di giovani e persone ? Forse siamo troppo distratti dalla cura del “particulare”, incapaci di leggere i segnali quotidiani dell’abbandono, delle chiusure di case, porte ed attività di servizi e scuole, delle partenze, dei silenzi nei paesi, in tutti i paesi. Silenzi materiali per assenze e silenzi che rischiano di apparire complicità verso nuovi fenomeni e modelli di vita, di economia e di degrado. Nella solitudine, nella disperazione, nella indifferenza diffusa cresce solo il degrado, l’abbandono. Mi riferiscono anche che “cresce solo l’uso della droga e l’alcolismo” in tutti paesi, anche dove si riteneva di essere indenni da questo fenomeno. Forse non ci rendiamo conto che è suonata la campanella dell’ultimo giro per una inversione di rotta per le zone interne. Si la campanella dell’ultimo giro, il fischio di fine partita; dove no ci saranno vincitori. Tu

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