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Sant’Andrea di Conza e la festa del libro, il borgo come spazio per costruire relazioni e comprendere il nostro tempo

I piccoli borghi come spazio privilegiato per costruire una rete di relazioni. E’ il senso della festa del Libro – promossa dall’amministrazione comunale guidata da Pompeo D’Angola – conclusasi ieri a Sant’Andrea di Conza con il confronto con Simona Frasca, autrice di Mixed by Erry, intervistata da Antonio Scolamiero con la partecipazione di Vinyl Gianpy. “Per caso – spiega Frasca – ho conosciuto Giuseppe Frattasio e ho scoperto che lui e i suoi fratelli erano gli autori delle cassette pirata firmate Mixed by Erry. Di qui l’idea di raccontare la loro storia, ascoltando non solo la loro versione ma anche quella dei tantissimi collaboratori e dei magistrati che hanno indagato sul loro mercato, durato dal 1981 al 1997. Forcella era il luogo in cui si vendeva tutto di contrabbando, tutto è nato come un gioco per poi diventare un’impresa. Il loro rimpianto è proprio che non sia rimasto più nulla di un impero del genere  Per un po’ le case discografiche hanno tollerato, poi è stato impossibile chiudere un occhio, soprattutto dopo l’avvento dei cd. Il loro problema non è stata la persecuzione della legge, ma quella di persone del quartiere che volevano e chiedevano cose. Certamente, hanno rappresentato un grande fenomeno culturale che ha aiutato tanti ad accedere alla musica”

E sul mistero di Sanremo: “Peppe racconta che ancora oggi non sopporta il mese di febbraio perché lo associa a Sanremo. Le cassette venivano registrate dalla TV ed erano in circolazione dal giorno dopo il festival”. Frasca chiarisce come il film di Sidney Sibilia le sia piaciuto malgrado abbia romanzato la  storia: “I Frattasio non hanno gradito molto, ad esempio, la scena della festa dei Giuliano nella quale si ritrovano una sera.  Hanno ribadito con forza come non abbiano avuto nessun legame con la criminalità organizzata. Oggi sono persone che vivono onestamente del loro lavoro”. Verosimile racconta la sua esperienza nel negozio di dischi Ananas e Bananas: ” Puntavamo su un pubblico di nicchia, i nostri clienti non erano quelli delle cassette di Mixed by Erry. Ma è vero che i Frattasio non si facevano trovare impreparati su nulla”.

Tanti gli spunti di riflessione emersi anche dal confronto nel pomeriggio con Giuseppe Vallario, autore di” Come me”, Alfonso Sturchio con “Il ministro”, Paolo Farina con “Centouno caffè con Dante” e Michele Grilli con “Capitano, c’è solo un capitano”. Quattro universi differenti, espressioni di quattro diversi modi di concepire la narrazione. Vallario spiega come “Questo libro nasce dalla scoperta, in un momento difficile della mia vita, di come fossi circondato da cose belle. La sfida era quella di provare a raccontarmi, partendo da immagini della realtà esterna, così una partita a scacchi diventa strumento per ripercorrere la crisi di coppia, l’albero o la casa si trasformano nel punto di partenza per comprendere meglio me stesso. Ho cercato di scrivere seguendo uno schema ben preciso, quello del come me”. Sturchio chiarisce come “Nel mio romanzo c’è tanto della mia professione di avvocato ma volevo soprattutto costruire una narrazione che catturasse l’attenzione del lettore. Non è solo un legale thriller, impossibile in un paese in cui i processi durano tanto, ho provato a costruire dei personaggi che hanno un’identità ben precisa. Una storia, quella del ministro, che arriva fino in Ucraina raccontando un periodo particolare della storia del paese, quello.precedente all’elezione di Zelensky”.

Farina sottolinea come i suoi caffè con Dante siano frammenti nati dal desiderio di rendere accessibile Dante a tutti, traducendolo anche per chi altrimenti non avrebbe compreso l’universo di verità e bellezza della Divina Commedia “come mio padre e mio nonno. Sono stati i miei studenti a insegnarmi l’attualità e la bellezza del messaggio di Dante, da loro ho imparato ogni giorno qualcosa di diverso. Credo che la forza dell’opera sia nell’idea che in ognuno di noi uomini c’è il seme del divino”. È quindi Grilli a raccontare come il suo libro “Un capitano, c’è solo un capitano” sia un omaggio a quelle figure che hanno legato la propria storia a una squadra di calcio “Nel calcio di oggi e’ quasi impossibile parlare di bandiere. L’ultima credo sia stata Totti. Era un calcio in cui la parola valeva più di tutto, in cui calciatori come Franco e Peppe Baresi erano pronti anche a compiere sacrifici e rinunce per restare fedeli alla propria squadra. È stato bello confrontarmi proprio con quei personaggi che ammiravo tanto. Molti di loro sono oggi degli amici. Ma non tutte sono storie a lieto fine. Tante sono anche storie tragiche o conclusesi con addii improvvisi o voltafaccia della societa”. Ed è un borgo incantanto quello che consegna Sant’Andrea tra balle di fieno, libri sospesi, gli stand gastronomici di produttori locali e dei ragazzi dello Sprar, a ribadire che le comunitò esistono ancora

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