No ad accordicchi e tatticismi: il centrosinistra cittadino si ricostruisce alla luce del sole, parlando delle cose da fare per la città, dice Amalio Santoro, ex consigliere comunale, esponente di SiPuò. Ci prova il centrosinistra “alternativo” al Pd: i rappresentanti di Per Avellino, la coalizione composta da Avs, Controvento e SiPuò, terranno venerdì sei febbraio, alle ore 11, un nuovo incontro al Circolo della Stampa, per presentare “Il Manifesto per la sanità. Un’agenda irpina per la prevenzione, l’assistenza e la cura nella provincia fragile”.
È la seconda iniziativa che Per Avellino dedica alla sanità: che cosa chiedete?
“Riprendiamo il senso dell’iniziativa che abbiamo promosso nei giorni scorsi: da quel confronto è nato un manifesto-appello che presenteremo ai livelli regionali e alle istituzioni sanitarie locali. Perché dopo la drammatica esperienza del Covid riteniamo non più rinviabile un rilancio della sanità pubblica. Il rischio concreto è di ritrovarci, per semplificare, senza ospedali e senza territorio. Serve una riflessione seria sulla condizione dei nosocomi, a partire dal Moscati, ormai travolto dall’emergenza, sui ritardi nell’attuazione del Pnrr e sulla necessità di puntare con forza sulle attività di prevenzione. Su questo tema si misura la miseria o la grandezza di una classe dirigente, soprattutto di quella regionale, che ha fatto della scommessa sulla sanità pubblica e di un rapporto più corretto con il privato uno dei motivi principali della campagna elettorale e dell’impegno dei prossimi anni”.
A che punto è la ricostruzione del centrosinistra per le amministrative cittadine?
“Si rischia il déjà vu. In città, subito dopo la sconfitta alle ultime amministrative, il centrosinistra è stato di fatto liquidato per volontà di taluni che si sono definiti ‘veri democratici’ solo per tenersi le mani libere, immaginando altre vie, come ad esempio un rapporto privilegiato con l’ex giunta Nargi. C’è stato fino all’ultimo un dialogo persistente tra il gruppo consiliare del cosiddetto Pd e la sindaca uscente. Su questo si è consumato lo strappo, preceduto da altri passaggi significativi come la vicenda delle commissioni. Da allora il centrosinistra non è più rinato”.
Ma può rinascere?
“Anche alla luce dell’esperienza regionale, proviamo a rilanciare le ragioni del centrosinistra. Ma vediamo aprirsi troppi ‘forni’ e un ritorno alla politica mercantile: così diventa difficile ricomporre un’alleanza di cambiamento e di qualità. C’è chi interpreta la politica come pura convenienza personale. I protagonisti della vicenda amministrativa cittadina sono noti: personaggi pronti a ogni avventura e a ogni pentimento. Il problema vero è anche l’assenza di una sponda nazionale forte: l’iniziativa della segretaria nazionale pd Elly Schlein si ferma a Napoli”.
Alle amministrative ci potrebbero essere due centrosinistra?
“Nelle prossime settimane organizzeremo un nuovo appuntamento politico pubblico, invitando tutte le forze del centrosinistra con un obiettivo chiaro: definire una proposta programmatica e una cornice di alleanza, evitando indistinti e intese “larghe” o “larghissime”, e selezionare dal confronto riferimenti politici indiscutibili”.
Il nodo è anche il candidato sindaco.
“Il primo problema è ricomporre un’alleanza che oggi semplicemente non c’è più. Solo dopo si fanno i passaggi successivi. Al momento non vedo una reale volontà di ricreare le condizioni per un centrosinistra che abbia slancio, credibilità e che sappia costruire una speranza per questa città. C’è qualche portatore di voti che pensa di poter disporre a piacimento della cosa pubblica. Ma la storia insegna che grandi partiti sono affogati nei voti: se al dato quantitativo non si accompagna una capacità di iniziativa politica, allora quei voti sono sufficienti solo per perdere”.
Il tempo stringe.
“Il Pd vive un congresso muto, rinviato sine die, una liturgia inutile. Il Pd irpino non è un luogo di partecipazione e di produzione politica, ma un accumulo di logiche di potere che pure hanno dato qualche risultato. La politica, però, è un’altra cosa. È altrove. C’è un’urgenza dettata dai tempi: la campagna referendaria è in corso, siamo già nel fuoco di una campagna elettorale. Siamo i più disponibili a ricostruire un campo largo, rappresentativo non tanto di ciò che c’è, ma soprattutto di ciò che può esserci. Mi aspetto un atto di responsabilità soprattutto dai livelli più alti. Noi faremo la nostra parte, moltiplicheremo le occasioni di confronto e ci assumeremo anche un lavoro di supplenza, perché altri oggi non sono in grado di esercitare questa iniziativa. Poi, inevitabilmente, sarà il momento di trarre le conseguenze”.


