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Si inaugura il Museo delle maschere del Carnevale a Montoro. Ricciardelli: tra fotografie e documenti rivivono le mascarate del territorio

Si inaugura l’11 febbraio, alle 11, alla frazione Borgo, il Museo delle maschere del Carnevale di Montoro. Un omaggio alla tradizione che vedrà la presenza dei gruppi folk del territorio. E’ il direttore Valerio Ricciardelli a spiegare la sfida da cui lancia quello che vuole essere un polo culturale dedicato alle tradizioni del Carnevale “Il Museo della Maschera e del Carnevale di Montoro nasce come format che, a partire dalla sua costruenda identità di Polo Museale, si propone come spazio di studio, di approfondimento e di interazione culturale attiva tra il territorio e le esperienze carnevalesche regionali, nazionali ed extra-nazionali. Il carattere embrionale nell’inaugurare il suddetto museo si riconosce nell’esposizione di alcune delle fotografie, acquisite da repertori custoditi presso l’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale di Roma, scattate cinquant’anni or sono da antropologi, ricercatori e studiosi delle tradizioni popolari che si recarono a Piazza di Pandola (frazione di Montoro) e documentarono ampiamente quella mascarata dal 1973 al 1975. Questa modalità di “inizio” rappresenta un importante occasione per poter realizzare, in una sorta di Work in Progress, una struttura interattiva agevolmente fruibile secondo le attuali direttive regionali e ministeriali.” “Lo spazio culturale ideato e realizzato a Montoro – prosegue Ricciardelli – in cui si espongono maschere, costumi, fotografie, libri specifici, strumenti musicali utilizzati nella realizzazione schematica del ballo dell’orso, ed altri cimeli, diventa luogo ideale per fabbricare nuovamente fatti culturali d’interesse da riprodurre nell’azione collettiva del carnevale. Tra le prerogative che il Museo si pone, vi è l’offerta ad utenti e semplici visitatori di ogni elemento utile alla rappresentazione e divulgazione del sistema di linguaggio adoperato dalle maschere, conoscenza da approfondire mediante lezioni, convegni, dibattiti, seminari finalizzati a questo tipo di specializzazione. Inoltre, si spera nella fattiva collaborazione di attivisti locali e appassionati per la tradizione culturale locale per il reperimento, allestimento ed esposizione di fotografie, audiovisivi, costumi, annessi per la cerimonia carnevalesca relativi alle altre mascarate della valle montorese rimaste ai margini della ricerca storico-antropologica etnografica ed etno-musicale allo scopo di arricchire la dotazione del museo MuMasCa di Montoro. Oltre ad ideare, porre in atto e a sostenere iniziative volte alla ri-valorizzazione culturale e qualitativa delle mascarate del territorio, delle tecniche di mascheramento più in generale, il museo MuMasCa pone al centro della sua attività la conoscenza e la fruizione del territorio in senso ampio generando, in tal modo, azioni di interscambio con altre esperienze di pari interesse culturale sia a livello accademico e di ricerca scientifica, che dal punto di vista pratico dell’attuazione della festa”. Quindi è lo stesso Ricciardelli a illustrare il ricco patrimonio del Museo “Nella prima sala espositiva, due percorsi fotografici definiscono l’incipit focalizzando, il primo sui volti immortalati e, il secondo, sull’acting performativo della singola maschera o di più maschere attive nella stessa azione. La scelta delle fotografie destinate a costruire il secondo percorso, è caduta su alcune di esse che presentano dei livelli culturali sottostanti a quello del tema principale della performance singola o collettiva: visitando il nostro museo, sarà facile scorgere motivi che fanno riferimento alla mitologia e alla neuro-psicologia del bambino in età evolutiva. Le fotografie in questione sono: la vecchia con la conocchia (netta allusione a Cloto, la prima delle tre Parche conosciute anche come Moire) e, il “passaggio dell’orso”, in cui si vede chiaramente un bambino che si rifugia terrorizzato dietro la sagoma del genitore e, nel contempo, allunga di lato il collo per guardare, con piacere, la natura del suo stesso terrore. Anche l’orso costituisce un chiaro riferimento alla mitologia essendo un’emanazione diretta di Artemide, divinità dei boschi e protettrice-patrona degli orsi.La radice proto-celtica della parola Artemide, significa orso. Nel primo percorso tematico, quello incentrato sull’espressione dei volti colta dagli autori degli scatti, ci si sofferma sull’austerità di Pulcinella a cavallo di una terribile vecchia, alle sue spalle un bambino che indirizza il suo sguardo non proprio convinto verso qualcosa che deve arrivare, realizzarsi, accanto a lui, un uomo anziano che mira verso l’alto con lo sguardo felice e sorridente. Insomma, due percorsi tematici destinati ad aumentare la loro intensità semiotica tendenti a diventare punto di riferimento essenziale per gli studi e gli approfondimenti sul carnevale”

 

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