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Sine Verbis, Il racconto di un anno di Luca Daniele. Dal ricordo di Chiara Rigione all’orrore della guerra

E’ il racconto di un anno in cui si mescolano sofferenza e speranza quello che consegna il fotografo avellinese Luca Daniele con il calendario “Sine Verbis”. Questo pomeriggio, alle 19, la presentazione di quella che è diventata una preziosa strenna di Natale, presso Spazio 15. Un racconto che è un appuntamento fisso per Daniele, al suo quinto calendario “E’ un anno che mi ha lasciato senza parole, dall’orrore a cui ho assistito in Ucraina dove sono andato come volontario, un orrore di cui ci stiamo dimenticando al dolore per la morte di Chiara Rigione, giovane regista avellinese e amica dolcissima. Ho dovuto fare i conti con un vuoto che riguardava sia il mio privato che il mondo al di fuori del mio quotidiano, a partire dagli scenari internazionali. Sono tragici eventi che non possono lasciarci indifferenti, che non possiamo fare altro che accettare. Tuttavia non possiamo permettere che uccidano la speranza. E’ il messaggio che voglio lanciare attraverso le mie immagini caratterizzate da veri giochi di luce, un invito ad abbracciare il dolore del mondo senza mai perdere la speranza”. Un calendario “di cuore come spiega Daniele che non dimentica la sua città natale, Avellino, dallo sguardo alle periferie agli squarci di Roma, città nella quale mi reco sempre più spesso. Fino ai ritratti di donne, dalla mia amica Chiara alla mia compagna. Diciamo che quest’anno è partito nel segno del buio, ma quel buio ha lasciato il posto alla luce. Un racconto di cuore che si apre anche alla denuncia della società in cui viviamo”.

“Siamo ormai abituati ad immagini iconografiche – spiega Daniele – che banalizzano contenuti e finiamo per stupirci scoprendoci apatici davanti finanche alle scene più rudi.
Le immagini che toccano i nostri desideri e le nostre paure semplici sono semplici, come sono semplici i testi per i bambini. Esistono poi immagini complesse, di difficile comprensione e distanti da noi, in attesa di un critico che ci apra gli occhi. La mia fotografia si pone nel mezzo.
Ciò che propongo non tocca e non cerca coscientemente le sensazioni e i bisogni primordiali dell’essere umano, ma in qualche modo più sottile e delicato raggiunge esattamente quella parte, fatta di paura e di stupore, di speranza e di rammarico…”

Sottolinea come “la fotografia è il mio modo di comunicare, quello che ho dentro lo trasmetto attraverso immagini di luoghi e persone. Tiro fuori quello che sento, i miei scatti non sono mai asettici, provo sempre ad esprimere quello provo, cercando al tempo stesso di aprirmi agli altri”. Un calendario nato in collaborazione con Zialidia “Ho collaborato spesso con l’associazione di Michela Mancusi, la presentazione di questo calendario è un altro tassello in questa direzione, anche nel nome di Chiara a cui questo calendario è dedicato, di cui anche Michela era amica”

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