“La sofferenza appartiene a tutti ma dobbiamo imparare ad affrontarla, a coltivare sempre la speranza che il buio possa svanire e lasciare spazio alla luce”. E’ Clara Spadea a sottolineare quello che è il filo conduttore della raccolta “Il silenzio degli alberi”, edita da Terebinto, nel corso del confronto presso la sede Unuci di Avellino, moderato dal giornalista Gianluca Amatucci e introdotto da Dario Freda dell’Unuci. “La poesia è introspezione e dunque cura dell’anima – spiega Spadea – ci aiuta a comprendere noi stessi e il dolore degli altri, ci dà conforto proprio come la natura, che è sempre madre benevola. A me basta passeggiare in un bosco per ritrovare serenità e ricominciare a guardare al futuro. Proprio come ci ricorda Saba, dobbiamo ritrovare occhi e orecchi per guardare e ascoltare, lasciarci stupire dalla vita e da ciò che ci circonda e cogliere la bellezza dell’universo, ‘il silenzio degli alberi’ fatto di equilibrio e armonia, una bellezza che è anche nella purezza delle cose selvatiche, autentiche perchè semplici, una bellezza che è sempre salvifica”. Spiega come la delicatezza sia una delle chiavi per comprendere la raccolta “Il mondo ha bisogno di poesia, sempre più indispensabile in un tempo dominato da violenza e sofferenza, in cui si è perso il senso dell’etica. E lì dove c’è dolore c’è anche umanità. La poesia diventa rifugio, attraverso il quale combattere la solitudine e raccontare la forza dei sentimenti. a partire dall’amore che è sempre dono, rifiuto dell’egoismo, saper essere per gli altri, seminare sorrisi ed accogliere. Ecco perchè sono convinta che sia necessario continuare ad allenarsi ad amare, farsi artigiani dell’anima, capaci di consolare e curare. Mi ha sempre sorpreso l’architettura che sa realizzare la natura ma spesso mi ripeto che ancora più sorprendente è che quella che sa reggere l’equilibrio dell’anima”. Spiega come “Ho imparato che ci vuole determinazione per resistere alle sofferenze della vita, che è possibile cadere ma bisogna sempre trovare la forza per rialzarsi. Che a volte serve aspettare, chiudere le porte al mondo per non farsi stordire dal caos”. Una poesia che si fa anche preghiera “Dio è presente nella mia vita e nella raccolta, è a lui che mi rivolgo nei momenti più difficili, di fronte a una sofferenza senza fine, per chiedere di proteggere i più indifesi della terra”. E’ quindi Floriana Guerriero a porre l’accento sulla forza che emanano i versi di Spadea, una forza che è ricerca della “malia della vita, del garbo dei fiori, che si incontra nelle parole e nei sorrisi autentici, nella solidarietà e nella condivisione oltre che nella bellezza dell’universo, nella purezza dei cuori limpidi che sanno curare, Spadea ci ricorda che è possibile imparare ad amare la vita così come è, con i suoi chiodi, le sue buche, con tutti i suoi sapori e colori, lasciandosi sorprendere dai piccoli gesti quotidiani, belli e inaspettati”. Di forte suggestione i momenti poetico-musicali affidati a Paolo De Vito che fa vivere i componimenti di Spadea e i brani di Luigi Tenco.



