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Ieri sera la Tenuta Ippocrate di Montefredane ha offerto una pagina di storia che si è scritta davanti agli occhi e nei corpi di chi vi ha partecipato. “The Mask – Gran Ballo tra le Epoche” non è stato un evento da raccontare, ma da vivere: un’esperienza in cui il tempo ha smesso di scorrere linearmente, sospendendo i secoli in danze che hanno unito memoria, estetica e sentimento.
Immersa nel verde irpino la Tenuta Ippocrate per il Gran Ballo ha offerto più di un contesto: ha fornito un organismo pulsante all’evento. I saloni eleganti, i giardini armoniosi e la perfetta continuità tra la sua orditura e il paesaggio hanno creato una cornice naturale in cui ogni movimento ha trovato misura ed eco.
Non si è trattato, quindi, di una semplice rievocazione storica. Ogni gesto, ogni passo, ogni figura coreografica — dal Quattrocento all’Ottocento — ha restituito la dimensione originaria della danza: linguaggio del corpo, architettura invisibile delle relazioni, spazio di comunità. Guidati da realtà di rilievo come la Società di Danza Salerno, la Società di Danza Avellino, l’Associazione di Danza Il Contrapasso e l’Associazione Culturale Parthenope Rinasce, e affiancati dagli allievi dell’Istituto Archimede di Napoli, i partecipanti hanno attraversato epoche diverse senza confini, diventando parte viva del racconto.
La Dirigente Scolastica dell’Istituto Archimede Rori Stanziano, ideatrice e anima dell’iniziativa, ha ricordato i momenti più intensi:
“La Tenuta Ippocrate ci ha accolti con eleganza e calore. A conclusione della serata si è svolta la premiazione della maschera più creativa: ha vinto un ussaro russo, con colbacco ornato dallo stemma tradizionale del teschio e delle ossa. Il finale è stato travolgente: la docente Anna Paola Napoli ha evocato l’Irpinia, i contadini, il brigantaggio e i luoghi storici dell’Avellinese, fino al carcere borbonico. Subito dopo abbiamo danzato tutti insieme la Carmagnola, sulle note dell’inno dei sanfedisti di Peppe Barra.”
L’evento ha mostrato la forza della comunità e dell’educazione alla bellezza: gli allievi hanno offerto omaggi floreali alle maestre di danza Lella Lembo e Carmen Aversa, alla tutor Giulia D’Amiano e ad Antonella Perrino proprietaria e general manager della Tenuta Ippocrate, mentre l’Associazione Parthenope Rinasce ha donato mascherine nere ricamate a tutti i partecipanti. Quattro giovani del settore tecnico grafico dell’Istituto Archimede hanno documentato l’intera serata con foto, video e riprese con drone all’esterno, creando un prezioso archivio visivo della serata.
Ciò che ha reso straordinario “The Mask” non è stata solo l’eleganza dei costumi o la perfezione delle figure coreografiche, ma la capacità di trasformare il ballo in esperienza culturale e sociale. Dietro le maschere, i volti si celavano, ma la danza ha rivelato ciò che attraversa i secoli: il desiderio umano di appartenenza, di riconoscersi, di incontrare l’altro in uno spazio condiviso.
In un’epoca in cui il tempo sembra accelerare senza tregua, eventi come questo ci ricordano che il passato non è un museo da osservare a distanza. Se narrato e vissuto, diventa presente: lo si respira, lo si abita, diventando comunità. “The Mask” è stata, in questo senso, un’utopia gentile, un gesto culturale che coniuga memoria e socialità, eleganza e spontaneità, disciplina e gioia condivisa.
E così, tra valzer, quadriglie, contraddanze e danze scozzesi, il tempo non è fuggito: si è fermato, ha respirato con noi, e ci ha restituito la bellezza ritrovata.










