“La strada per abbattere muri e disuguaglianze sul piano dei diritti è ancora lunga in Italia ma, grazie alla nuova guida della Regione, oggi abbiamo una visione diversa, più attenta alla persona e ai suoi bisogni. Lo dimostrano i 60 milioni di euro stanziati nel bilancio dal presidente Roberto Fico a sostegno del Welfare, con dieci milioni in più all’anno. Molti di questi fondi saranno destinati all’autismo”. E’ Luca Trapanese, già assessore alle politiche sociali al Comune di Napoli, vicepresidente del Consiglio Regionale della Campania, a raccontare le nuove sfide legate alle politiche sociali in Campania, nel corso del confronto al Circolo della stampa dedicato al libro “Una famiglia imperfetta”, promosso dal Gruppo Territoriale 5Stelle di Avellino e moderato dalla giornalista Rosaria Carifano. “C’è un’attenzione enorme alla disabilità in tutte le sue forme, non solo all’autismo. Il presidente Fico ha, inoltre, rinunciato al suo portafoglio personale, destinando altri due milioni all’assistenza a persone con disturbo dello spettro autistico”. Spiega come “Il libro nasce dalla volontà di lasciare un testamento ad Alba, raccontandole chi è entrato a far parte della famiglia prima di lei ma nasce anche dalla consapevolezza che la perfezione nelle famiglie non esiste. Esistono i legami, le storie, l’amore, i tradimenti, le difficoltà. Ogni famiglia è diversa dall’altra, per me non esiste la cosiddetta famiglia tradizionale. Esistono tanti modelli di famiglia. Il centro è l’amore, la condivisione di un progetto. È importante riconoscere questi diversi modelli, farlo significa restituire dignità, ascolto e soprattutto evitare quella discriminazione che spesso viviamo nella società, e in particolare nelle istituzioni. Questo libro è un modo per riflettere sulle nostre storie, per ricordare che siamo tutti persone”. Ribadisce come “Le famiglie imperfette si tutelano riconoscendole. Io chiedo sempre a tutti di raccontarmi la loro storia. Per scoprire che siamo tutti famiglie imperfette. Questo non significa mettere in discussione la famiglia tradizionale, ma riconoscere che la nostra società è cambiata. Oggi la singletudine stessa è una condizione diffusa. In Italia dobbiamo riconoscere il cambiamento ed essere pronti a rispondere anche alle necessità delle singole famiglie”. Racconta come “Mi sono avvicinato al volontariato dopo l’esperienza dolorosa della malattia di un mio amico, a cui sono stato vicino nei giorni più difficili. Oggi i giovani non sanno più neppure cosa è il volontariato, le parrocchie fanno fatica a dialogare con i giovani, i social li costringono all’isolamento, le nuove generazioni hanno perso punti di riferimento importanti, allo stesso modo i genitori sono stanchi, affaticati, fragili nelle relazioni. Esiste un problema sociale e generazionale. Ognuno vive nella sua solitudine, non riesce a immaginare la dimensione dello stare insieme mentre il volontariato nasce dall’incontro. La sfida è, dunque, quella di ricostruire l’idea di aggregazione”. Spiega di aver adottato Alba “quando aveva 27 giorni e certamente allora sentivo il peso di quello che la società si aspetta, di quello che avrei dovuto ma non potevo essere. Oggi Alba ha 9 anni, non ho imparato a cucinare, non so farle le tracce ma è stata la stessa Corte Costituzionale a ribadire che l’opportunità di adottare non deve essere concessa sulla base della capacità genitoriale. Siamo idonei ad adottare semplicemente perchè amiamo, al di là dei nostri difetti e punti di forza. Ecco perchè anche un single può essere un buon padre”.
Chiarisce come “da tempo il Terzo Settore porta avanti un impegno per compensare i vuoti lasciati dalle istituzioni. Poichè se le istituzioni continuano a rafforzare le differenze, la società è più avanti e ha saputo organizzarsi in maniera autonoma”. E annuncia la volontà di lavorare a una legge sull’autismo e a una legge regionale che riconosca il ruolo dei caregiver anche se non nasconde le difficoltà di portare avanti una politica che si scontra con la diversa visione del governo “Basti pensare alla disabilità nella scuola, dove la stessa dicitura voluta dal Ministro “dell’istruzione e del merito” sembra in contrasto con l’idea che ciascuno di noi debba essere riconosciuto per le sue capacità. E’ faticoso entrare in un’istituzione e prendere coscienza del fatto che non c’è la stessa volontà di affrontare i problemi, che non si è del tutto autonomi”. Ribadisce come “In qualità di assessore alle politiche sociali del Comune di Napoli ho scelto di promuovere misure come l’assegno di cura, di sostenere il Dopo di noi ma è fondamentale garantire gli stessi diritti a tutti, in tutti i comuni, in particolare nelle aree interne. E’ importante che tutti gli ambiti lavorino e attivino servizi e che questi servizi siano efficienti”. E’ Sara Spiniello del Gruppo Territoriale Avellino a porre l’accento sulla necessità di un progetto che garantisca un futuro dignitoso alle persone con grave disabilità “Di qui la necessità di immaginare soluzioni in città per rispondere a questo tema”. Un progetto rilanciato da Simona Romani, anche lei del Gruppo Territoriale 5 Stelle a partire da uno sportello rivolto alle famiglie delle persone con disabilità, che spesso si sentono sole e abbandonate a loro stesso. E’ la pedagogista Antonella Valente a ribadire come il volume rappresenta “una proposta educativa relazionale che cresce e diventa famiglia, a partire dalla nonna Florinda che accoglie il figlio e il fratello Francesco fino ad arrivare all’adozione di Alba. E’ una nuova visione, basata sulla qualità del legame. Una corresponsabilità educativa che ci prepara al dopo di noi, una comunità educante capace di garantire un sostegno anche in assenza della figura parentale. Un sistema aperto che non risponde a un modello standardizzato ma si propone di costruire contesti accoglienti che sappiano valorizzare la differenza. Questo libro è un atto pedagogico e sociale che promuove l’inclusione e considera la cura fondamento educativo. La famiglia diventa così uno spazio da costruire”. L’avvocato Aniello De Piano ha ricordato come malgrado la Costituzione sancisca l’uguaglianza formale e sostanziale, l’applicazione di questo principio continua ad essere carente. “Basti pensare al linguaggio usato per indicare chi ha una neurodivergenza. E’ stata ribadita la necessità di parlare di persone con sindrome di down o disabilità, ciascuno portatore della propria diversità. Una diversità che deve essere garantita e tutelata dalla legge perchè ciascuno di noi può essere parte di un processo di marginalizzazione”. Ed è una storia preziosa quella che consegna Luca, fatta di singolari parallelismi. Scopriamo così che nonna Florinda ha adottato Luca quando lui era già un adulto – più o meno nello stesso periodo in cui lui, a sua volta, adottava Alba. Ed era stata la stessa Florinda negli anni Ottanta, infatti, dopo il terremoto dell’Irpinia, ad accogliere Francesco, un bambino con un lieve ritardo cognitivo, a cui aveva dedicato ogni energia, ogni sogno, ogni battito del cuore. Ad abbracciare Trapanese, in una sala gremita, i ragazzi e operatori delle associazioni del Terzo Settore, da Ets Pianeta Autismo al Chirs che hanno voluto consegnargli doni per la piccola Alba. Mentre le pagine del libro vivono grazie ai ragazzi del Circolo Lettura di Contrada e Forino.











