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Trentadue anni fa la Strage di Capaci, ma gli scenari sui mandanti sono ancora aperti

Trentadue anni fa la Strage di Capaci, nella quale perse la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti di scorta. Era il 23 maggio del 1992, e solo un mese dopo (il 25 giugno) la mafia uccise in un altro attentato il suo amico e collega Paolo Borsellino (e i cinque agenti di scorta). E come per tutti gli anniversari importanti e significativi, anche quest’anno le figure di questi due emblemi della lotta alla mafia vengono celebrate con manifestazioni ed eventi in tante città Italia. Il tutto mentre non si sono ancora esauriti i processi e le indagini per risalire ai veri mandanti delle due carneficine.

QUEL TRAGICO POMERIGGIO DEL 23 MAGGIO 1992
Gli attentatori fecero esplodere un tratto dell’autostrada A29, alle 17:57, mentre vi transitava sopra il corteo della scorta con a bordo il giudice Falcone, la moglie e gli agenti di polizia sistemati in tre Fiat Croma blindate. Oltre al giudice, morirono altre quattro persone: la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Vi furono 23 feriti, fra i quali gli agenti Paolo Capuzza, Angelo Corbo, Gaspare Cervello e l’autista giudiziario Giuseppe Costanza.

Il 14 giugno del 2022 la Cassazione ha confermato l’ergastolo per Salvatore Madonia, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro e Lorenzo Tinnirello nell’ambito del processo Capaci bis. Secondo la ricostruzione accusatoria, gli imputati avrebbero svolto un ruolo fondamentale per l’organizzazione dell’attentato. Maria Falcone, commentando quel verdetto disse che si apriva lo scenario di una convergenza di interessi nell’attentato.

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