La Procura di Avellino ha chiuso l’ inchiesta per la megatruffa sugli Ecobonus scoperta grazie alle indagini dei militari delle Fiamme Gialle del Gruppo di Avellino, agli ordini del maggiore Silverio Papis e del Nucleo Pef di Napoli. Sessantatre’ avvisi di conclusione delle indagini preliminari, quelli firmati dal sostituto procuratore Luigi Iglio, il magistrato che ha coordinato gli accertamenti e chiesto misure cautelari e sequestri nel corso dei due anni di indagine per ricostruire come i crediti generati da circa un miliardo e mezzo di bonus ottenuti, una somma intorno ai novanta milioni di euro, siano stati poi monetizzati e rivenduti da quella che la Procura di Avellino ipotizza essere una vera e propria organizzazione.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Avellino e avviate in collaborazione con il settore “contrasto illeciti” dell’Agenzia delle Entrate, hanno ricostruito «un complesso disegno criminoso – spiega in una nota il procuratore Domenico Airoma – finalizzato al fraudolento conseguimento di contributi statali relativi ai cosiddetti bonus edilizi, nella specie concernenti interventi di riqualificazione energetica ecobonus, generati attraverso il ricorso a prestanome, ai quali veniva formalmente affidata l’amministrazione e la rappresentanza legale di società compiacenti, in modo da indirizzare sui conti, a queste ultime riconducibili, le somme di denaro».
Secondo la ricostruzione degli inquirenti , gli indagati avrebbero creato un vero e proprio castello di carta: società intestate a prestanome, lavori mai eseguiti, immobili inesistenti. Bastava una comunicazione all’Agenzia delle Entrate per far apparire interventi di riqualificazione energetica che, in realtà, non c’erano. Su quei lavori fantasma si costruivano crediti fiscali, poi ceduti e rivenduti. Una catena che coinvolgeva decine di soggetti, fino ad arrivare a chi li utilizzava per compensare i propri debiti con lo Stato.
I numeri sono da capogiro: spese fittizie per 2,7 miliardi di euro; crediti falsi per 1,6 miliardi; crediti ceduti per 90 milioni; debiti fiscali compensati: 17,5 milioni. Cifre che rendono l’idea della portata del raggiro, definito dagli investigatori «una delle più gravi frodi fiscali legate ai bonus edilizi».
Già nel marzo 2023 era stato disposto un sequestro preventivo per bloccare i crediti fittizi. Poi, grazie all’analisi dei dispositivi informatici, è stato ricostruito il modus operandi e nel settembre 2025 è arrivato un secondo sequestro: oltre 13,7 milioni di euro rintracciati su conti correnti italiani ed esteri.
Le indagini sulle modalità con le quali sono stati acquisiti illecitamente i crediti attraverso il contributo per gli interventi di riqualificazione energetica, hanno visto anche la collaborazione del Settore Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate. Il 22 marzo 2023, al termine della prima fase delle indagini, è stato già eseguito un sequestro preventivo d’urgenza (convalidato dal gip) di tutti i crediti ritenuti inesistenti e non ancora monetizzati o compensati. Parte di questi crediti, 13,7 milioni di euro, che alcuni indagati sono riusciti a monetizzare, sarebbero stati trasferiti su conti correnti italiani ed esteri.
Bonus edilizi ed ecobonus ottenuti attraverso migliaia di comunicazioni all’Agenzia delle Entrate, in un caso circa 11000 inviate in una sola notte da una ditta di mangimi. Un elenco di beneficiari che hanno ricevuto cessione di crediti in prima battuta con sconto in fattura per un miliardo e seicento milioni, trasformati in seconda cessione in novanta milioni di euro. Il sequestro in questo caso dell’ammontare dei dell’ammontare dei crediti fittiziamente generati ammonta a 13.760.506,27, somma oggetto del sequestro per auto riciclaggio e contestato a 19 indagati.
Undici irpini indagati (quattro residenti ad Atripalda, Grottolella, due Nusco, Solofra, quattro ad Avellino, San Mango sul Calore, Manocalzati) per dodici capi di imputazione, che vanno da quello più grave, contestato a trentuno indagati, ovvero l’ipotesi di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche , riciclaggio e autoriciclaggio, evasione fiscale ai reati fine a partire dalla truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, al riciclaggio e autoriciclaggio dei crediti monetizzati con il reato precedente, alla indebita compensazione legata all’acquisto di crediti e ad una sfilza di reti di dichiarazione infedele e omessa dichiarazione.
Quattordici le misure cautelari firmate dal Gip del Tribunale di Avellino Antonio Sicuranza a seguito degli interrogatori preventivi ed eseguite lo scorso ventisei novembre dai militari delle Fiamme Gialle del Gruppo di Avellino e del Nucleo Pef della Guardia di Finanza per accuse che partono dalla grave contestazione di associazione finalizzata alla truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, truffa per il conseguimento di rirsorse pubbliche, riciclaggio.
Quella contestata dalle indagini di Guardia di Finanza e Procura di Avellino e’ un’associazione dedita alla commercializzazione di crediti fittiziamente generati tramite “prestanome” a cui venivano intestate le ditte e le societa’ sui conti correnti delle quali venivano accreditati i soldi illecitamente ottenuti grazie ai crediti maturati per l’ecobonus. Due campani al vertice del presunto sodalizio, un residente a Milano, ma originario di Casoria, M.R classe 65 e un avellinese, D.P classe 89. Associazione che avrebbe avuto anche la partecipazione di “colletti bianchi”, un avvocato campano da anni trasferito all’estero, un broker residente a Milano e un commercialista di origini pugliesi.
La maggioranza degli indagati nel ruolo sia di soggetti beneficiari effettuavano le trasmissioni all’Agenzia delle Entrate del relativo modello previsto per ia comunicazione dei lavori per l’ aumento del livello di efficienza energetica o per il restauro delle facciate degli edifici esistenti, in realtà mai eseguiti o addiritura riguardanti immobili catastalmente inesistenti, sia di cessionari perché riceventi, contestualmente alla trasmissione dei modelli dichiarativi, i crediti relativi alla detrazione fiscale, allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti di truffa
aggravata per il conseguimento di contributi a carico dello Stato relativi ai “bonus edilizi” .Stralciato dell’avviso di conclusione delle indagini il capo di imputazione (provvisoriamente contestato dalla Procura) nei confronti di quarantuno soggetti, rappresentanti di quarantotto società in tutta Italia, per cui era scattato il sequestro per l’ipotesi di indebita compensazione di crediti (annullato dal Tribunale del Riesame). Per tutti gli indagati ci saranno venti giorni di tempo per produrre memorie difensive o chiedere l’ interrogatorio.



