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“U2. 40 Hearts 40 moments”, nelle pagine di Belfiore un mosaico di storie e ricordi che celebra il potere della musica di dare speranza

“Un atlante di emozioni variegate in cui ogni frammento descritto rende omaggio al potere trasformativo delle canzoni, capace di accendere il coraggio e la speranza, lenire le ferite, spingere a scelte decisive”. Spiega così Stefano Belfiore, giornalista e social media manager, da sempre appassionato degli U2, l’idea da cui nasce “U2 40 hearts 40 moments”, Arcana edizioni, che unisce i racconti di 40 fan della band irlandese di tutto il mondo. “Volevo – spiega Belfiore – che non fosse una semplice raccolta di testimonianze ma un viaggio narrativo, intimo ed emotivo per evidenziare come la musica della rock band irlandese sia stata per molti un motore di cambiamento, un’ancora di salvezza per uscire dalla disperazione e ricominciare ma anche uno slancio maggiore per realizzare sogni e obiettivi personali”. Ogni storia consegna ricordi ed emozioni, a partire dall’incontro tra l’universo di chi ascolta e quello degli U2, la musica diventa occasione di rinascita, spazio per guardarsi dentro e trovare ogni giorno un motivo per restare fedeli ai valori per i quali si è sempre vissuti, come scrive Noel, fan statunitense, che ha riconosciuto sè stessa nelle canzoni della band, come in “Running to stand still” nella quale “rivedo tanti parallelismi con la mente distorta che ho avuto per così tanto tempo: quella corsa continua, quello sforzo incessante per compiacere qualcosa che non sarebbe mai stato soddisfatto”. racconto della dolorosa lotta contro il disturbo alimentare di cui soffriva. Fino a  “Moment of surrender” poichè “quel momento di resa non è qualcosa che accade una sola volta: è una decisione quotidiana, quella di mantenere la visione oltre la visibilità, per evitare che le distrazioni della vita soffochino ciò che conta davvero”. O ancora Melissa che ha scoperto dentro di sè grazie agli U2 la forza per superare traumi infantili legati alla morte del padre e ai difficili conti con un passato di violenza. Mentre Eduardo parla delle loro note come di una miracle drug che restituisce la forza di continuare qualsiasi cosa succeda, fino a immaginare che attraverso le sue canzoni sia suo nonno a inviargli messaggi dal cielo, “che si prende cura di noi da un’altra dimensione”.

Un viaggio, che cattura per l’intensità dei racconti, affidato alle parole di Federica, fan italiana degli U2 dal 2005, per la quale il legame con gli U2 è tutt’uno con l’amore per la madre con cui condivideva la passione per il canto e la band irlandese “Siamo profondamente diverse, lei donna così forte e determinata e io ragazzina introversa e arrabbiata. Combattiamo. Riusciamo a incontrarci a metà strada soltanto in quel mondo sospeso fatto di note e parole che le riesco a dire, solo cantando, augurandomi che prima o poi le senta. Sono anni in cui ho la presunzione che “Sometimes you can’t make it on your own” parli un po’ di noi”. E così anche, dopo la sua morte, non ha smesso di cantare le canzoni che sua madre amava. Mentre per A.J. gli U2 sono il ricordo del primo appuntamento con la donna che diventerà sua moglie, conquistata grazie ai biglietti di un concerto della band. Ma sono soprattutto simbolo della capacità della musica di restituire speranza, entrando nell’anima, raccontando una storia in cui ci si scopre, come per incanto, a trovare sè stessi. Così è per Adele, per la quale gli U2 sono stati una luce, una certezza a cui aggrapparsi mentre la sua famiglia andava a pezzi, i genitori si separavano e loro figli rischiavano di restarne schiacciati “La musica degli U2 mi ha preso per mano, riempiendo quel vuoto emotivo derivante da una famiglia disfunzionale. Spingendomi ad eleggere gli U2 famiglia del cuore per via degli alti valori che mi hanno insegnato: amore, amicizia, rispetto, fedeltà, tolleranza. Ma anche condivisione, solidarietà, dialogo e libertà”. Non ha dubbi nel parlare della “relazione più lunga della mia vita” come di un amore, perchè “L’amore, quello vero, non svanisce mai. Quello resta. Magari può mutuare forma e rianimarsi ciclicamente. Ciò che conta è che resta sempre lì, a portata di mano, pronto a ricordarti che puoi aggrappartici ogni volta che ne avverti il bisogno”.

E se per Paul gli U2 hanno rappresentato la speranza a cui attaccarsi, dopo un incidente che lo aveva paralizzato, “l’unica cosa che mi faceva stare meglio”, trasformandosi poi in un esempio di dedizione, per la giapponese Makiko ascoltare le loro canzoni è un viaggio di fede, un esame di coscienza,  quasi a riconnetterla con il mondo e con il suo desiderio di pace, partendo dalle ferite di Hiroshima e Nagasaki. “E’ come se Bono mi avesse consegnato una domanda senza risposta. Che cosa significa ascoltare gli U2 per una giapponese?”. Se per il brasiliano Diogenes non hanno mai smesso di “essere la colonna sonora della mia vita”, per Stefanie le loro note sono sempre riuscite a dare un significato al silenzio “La voce di Bono era insieme un grido di battaglia e una preghiera, capace di intrecciare dolore e speranza in un modo che non riuscivo a esprimere a parole. I testi erano crudi e al tempo stesso profondamente spirituali: parlavano di amore, perdita, redenzione e resilienza. Ascoltando loro, ho cominciato a riconoscere il mio lutto riflesso nella mia musica”. Una scoperta, quella degli U2, avvenuta grazie allo zio Jimmy che l’avrebbe portata al primo concerto, allontanandola dagli amati gruppi metal, un legame rafforzatosi a partire dai ricordi legati al padre, assegnato alla sicurezza della band ai tanti concerti dal Madison Square Garden allo Yankee Stadium. Un itinerario in cui lo sguardo della band non ha mai perso di visto i problemi del mondo, nel tentativo di dare voce agli ultimi, come sottolineando numerosi fan.

Ad emergere dai racconti momenti di rivelazione, ricordi di compleanni, matrimoni, innamoramenti, dolori senza fine a cui sono indissolubilmente legate alcune canzoni,  come per Cristiano “Achtung Baby” “che mi ha portato in una dimensione spirituale mai provata”. Un amore, quello per gli U2, che ha segnato con forza anche il rapporto con la figlia “Da quando è nata, il nostro sottofondo musicale è sempre stata una canzone in particolare: Song for someone. Canzone che le ho dedicato, che abbiamo cantato insieme”. Fino alla decisione di portarla a Roma all’Olimpico per il suo primo concerto, quando aveva solo tre anni. Un legame rimasto forte negli anni fino alla dedica di “Get out of your own way” per il suo undicesimo compleanno, un invito a liberarsi dalle barriere interiori, a non avere mai paura di sè stessa.

A ritornare spesso è anche la loro capacità di esprimere spiritualità in musica. Lo sottolinea Jennifer dal Canada “Amo la loro moralità, il loro mettere l’umanità al centro, la loro libertà nel comunicare ciò in cui credono davvero…La loro musica mi ha sempre invitato ad ascoltare me stessa, la mia intuizione, la mia anima….Quando riascolto Achtung Baby, sdraiata sul letto come allora, leggendo ogni verso e lasciandomi trasportare dalla loro musica, torno a quella bambina di 9 anni, piena di stupore”. Come se i loro testi non smettessero mai di aiutarci a guardarci dentro, come spiega Silvia che, grazie agli U2, alla scoperta del testo di una canzone pubblicata su una Guida Tv, nella cucina della nonna ha cominciato a non sentirsi sbagliata “Scoprire che delle famose rockstar parlavano liberamente della loro fede e ne davano testimonianza anche con la loro musica per me fu qualcosa di meraviglioso, nonchè una grande forma di ispirazione. Compresi che non c’era nulla di sbagliato nell’essere diversa”.Fino al sogno di poter far arrivare nelle loro mani la sceneggiatura del musical scritto con le loro canzoni. Quaranta cuori che palpitano all’unisono raccontando di un amore condiviso, di una fratellanza nata dal potere della musica, di un sogno che continua a vibrare ogni volta che risuonano le note degli U2. Il volume sarà presentato il 26 marzo, alle 18, alla libreria Mondadori. A confrontarsi con Stefano Belfiore Antonello Plati.

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Floriana Guerriero

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