Mercoledì, 25 Marzo 2026
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di Gianni Festa

Sarà un inizio d’anno ricco di novità. Sul piano internazionale e quello italiano.  E’ probabile che nei primi sei mesi l’attenzione si concentrerà sul voto. L’elettore sarà chiamato a rinnovare i rappresentanti nel Consiglio europeo, in alcune realtà  per le Regioni e in molti comuni si andrà alle urne per rinnovare i Consigli ed eleggere i sindaci. E’ evidente che i partiti in queste occasioni risorgono dopo la morte della politica da essi stessi determinata. Nell’agenda del governo Meloni i primi appuntamenti  riguardano temi scottanti quali la ricerca di una soluzione per l’ex Ilva, la vicenda delle riforme istituzionali con il primariato che divide  le forze politiche e il tema dell’Autonomia differenziata regionale con il ministro Calderoli che minaccia, se si dovessero allungare i tempi, fulmini e tempeste. Non solo.  C’è il caso Verdini-Anas su cui le opposizioni chiedono chiarezza con una discussione in Parlamento che coinvolge  il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini.  Se si coniugano questi primi appuntamenti con una campagna elettorale che si annuncia, sin d’ora,  difficile e aspra, si capisce allora quali rischi si possano immaginare per la tenuta del governo. Quanto detto non esclude un confronto acceso nella stessa maggioranza che nel gioco di accaparrarsi più  consensi alle Europee  farà diventare problemi irrilevanti casi su cui i distinguo non saranno pochi. Per la premier Meloni si tratta di mettere in campo una prova di grande equilibrio nel mantenere coesa la maggioranza e schivare soprattutto le imprevedibili prese di posizione del capitano della Lega. In questo probabile scenario il ruolo che assumeranno le opposizioni sarà decisamente importante. L’obiettivo sarà quello di dare una spallata per una alternativa al governo Meloni. Non sarà facile perché anche nel cosiddetto campo largo  le frammentazioni, in particolare nel Pd, sono evidenti. Nella competizione elettorale rispunta il tema dei cattolici in politica. Essi riscoprono il messaggio politico di don Luigi Sturzo sul ruolo delle autonomie locali e la loro forza  per diventare, con una Chiesa  sempre più vicina ad una politica moderata, baricentro del sistema politico italiano. Obiettivo che presuppone tempi lunghi  ma che in questa occasione potrebbe gettare il seme della crescita.  Sempre tra i problemi d’inizio d’anno c’è quello della questione meridionale che allo stato è passata dal buio pesto a zone di luci con tante ombre.  Si discute in queste ore della Zes  unica per il Mezzogiorno. Dopo mesi di grande indecisione che hanno determinato una confusione e un rallentamento di azione finalmente  da qualche giorno il ministro Fitto ha scelto Caponnetto alla guida dell’ex Agenzia di coesione,  stabilendo anche la data del passaggio delle consegne  per il 1 marzo 2024.  Si pensa che la Zes unica possa segnare una svolta per il Sud. In realtà si tratta di estendere a tutto il territorio meridionale  misure di semplificazione e agevolazione fiscale  precedentemente – afferma il ministro Fitto – limitate alle aree aeroportuali delle attuali otto Zes.  Ma sulla Zes unica sorgono riserve. Riguardano l’accentramento in una cabina di regia presso l’esecutivo. Per cui si teme da parte dei territori e degli amministratori che le procedure potrebbero diventare con tempi lunghi.  Non solo. Il rischio vero secondo Luca Bianchi della Svimez è che “la Zes unica, pur essendo un’opportunità, per determinare risultati deve essere riempita di contenuti. Ovvero accompagnare agli incentivi orizzontali la spesa delle risorse che sicuramente non mancano. Se La Zes unica- continua Bianchi-  rimane solo un credito d’imposta generalista, com’è attualmente, si rischia di favorire solo le  industrie del Nord  che sono più pronte  e hanno più domande di incentivi”. In sostanza i dubbi sull’efficacia della Zes unica restano tutti interi.

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