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La crescente irrilevanza delle Camere rispetto alla piazza e al Governo – culminata nell’approvazione senza vera discussione della legge di bilancio – viene vissuta, però, con grande disagio dai parlamentari. Con rabbia, tra quelli di opposizione, in particolare quelli del pd. Ora vittime anche delle conseguenze derivanti dalla bocciatura dell’avventato ricorso alla Consulta. Con frustrazione, invece, dai parlamentari della maggioranza. Anch’essi avvertono con crescente malumore l’inutilità del loro ruolo. Compresso dall’invasività del governo, particolarmente dei vice-premier, e dai loro continui richiami agli elettori. Del resto, il guru e consulente 5S Casaleggio ha profetizzaro che, del Parlamento, fra poco non vi sarà più bisogno. E già oggi molti sostenitori del rapporto diretto tra capo ed elettori sembrano dimenticare l’origine ed il ruolo dei Parlamenti. Sorti per contrastare il potere assoluto, che favoriva le classi dominanti, tartassando i poveretti. E poi per garantire la democrazia (a cominciare dalla libertà di parola) di fronte ai tentativi di dittatorelli e caudillos di sottomettere il popolo ai loro voleri. Oggi sembra che questo fondamentale ruolo sia ritenuto addirittura inutile. Ma è proprio così?

Le Camere appaiono ridotte ad una funzione poco più che formale di ratifica, soprattutto dopo la vicenda della legge di bilancio. Tragica nel suo significato istituzionale ma comica nel suo svolgimento. Pattuglie di parlamentari si sono affannate a discutere per settimane di un testo che tutti sapevano destinato ad essere superato da quello dell’intesa con i vertici europei. Poi, l’arrivo del testo definitivo solo all’ultimo giorno. Andato in aula – per la prima volta nella storia repubblicana – senza neppure il parere delle Commissioni competenti. Senza la possibilità di alcuna vera discussione nelle assemblee legislative (più di 1100 commi approvati in poche ore). E con la ghigliottina del voto di fiducia, che ha fatto decadere tutti gli emendamenti!

La mortificazione del Parlamento non è storia di oggi. Da anni la malapratica di decreti-legge né necessari né davvero urgenti avvelena i rapporti tra le istituzioni. Ne hanno abusato quasi tutti i governi della cosiddetta seconda repubblica. Di destra. Di centro. E di sinistra. Eppure, mai si era giunti, come ha sottolineato il costituzionalista Ainis, a questo livello di “sequestro della volontà parlamentare”. Un sequestro che però non ha dato adito ad alcuna reazione in nome della dignità violata delle Camere. Il gioco pericoloso di svuotare di significato tutte le istituzioni rappresentative intermedie appare una tentazione e un vantaggio per il M5S. Per Salvini, invece, costituisce un preciso obiettivo politico per instaurare un rapporto diretto e immediato tra il popolo non con un leader, ma con il “Capo”. Cioè lui. Evidente la sua volontà di occupare ogni spazio. Chiara la sua richiesta, in piazza del Popolo, di voler essere il “rappresentante di 60 milioni di italiani”. E il suo slogan sintetizzabile in “meno democrazia, più ordine”. I rischi derivanti da questa visione sembrano non essere compresi dal popolo italiano. Recidivo nella eterna ricerca dell’uomo solo al comando. Prima ha scelto Berlusconi, il sorridente imprenditore poi condannato per frode fiscale. Giunto a nominare qualche ministro per sottrarlo ai processi. E con la mania di tutelare i propri interessi anche con leggi ad personam. Poi il bellimbusto fiorentino. Vuoto di pensiero ma pieno di sè. Infine, il leghista ferocemente anti-meridionale. Riciclato nei panni di agnello. Debole con i forti e gradasso con i deboli. Tutti e tre con quelle caratteristiche di “Capi” evidentemente dure a morire – nonostante le disastrose esperienze passate – nel cuore degli italiani. Forse meno affezionati al valore del Parlamento. Esso, tuttavia, non è solo il luogo di ostentazione di cappi e mortadelle, di cartelli con insulti, di sputi e parolacce. Serve a rappresentare e a garantire la libertà di tutti ! Quella che, quasi tutti i “capi” sono tentati di infrangere! Ma per ridare forza al Parlamento ci vorrebbe un’opera di riforma e di restaurazione di valori comuni che l’attuale classe politica appare restìa a voler fare !

di Erio Matteo

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