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26 vite spezzate e 32.500 infortuni in sei anni: la denuncia dell’associazione Precari in Rete-Poste italiane

Appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Governo, al Parlamento

L’Associazione “Precari in Rete – Poste Italiane” ha lanciato oggi un accorato e dettagliato appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Governo, al Parlamento e agli organi di controllo e vigilanza sul lavoro, denunciando le gravi criticità che affliggono i lavoratori precari di Poste Italiane, con particolare attenzione alla drammatica situazione dei portalettere.

Il documento, trasmesso anche alle segreterie nazionali dei sindacati di categoria (SLC CGIL, SLP CISL, UIL Poste, CONFSAL Com.ni, FAILP-CISAL, FNC UGL Com.ni) e alla stampa, rivela una realtà sconcertante: un precariato divenuto prassi strutturale, con oltre 100.000 assunzioni a tempo determinato concentrate nel settore del recapito dal 2017; un bilancio inaccettabile di 32.500 infortuni in soli sei anni, culminato nella tragica perdita di 12 vite tra il 2021 e il 2023, e 14 nel triennio precedente; e, aspetto ancor più grave, sistematiche irregolarità retributive, denunciate direttamente dai lavoratori precari, costretti in molte province a rivolgersi all’Ispettorato del Lavoro per ottenere la giusta retribuzione.

Dietro l’immagine di eccellenza di Poste Italiane, “Precari in Rete” denuncia una gestione del personale basata su contratti a termine di breve durata, eludendo la normativa sulle causali e mantenendo un elevato numero di lavoratori in una condizione di instabilità cronica. A ciò si aggiunge il part-time involontario, che colpisce circa 10.000 addetti del recapito, prevalentemente donne, con gravi ripercussioni sul loro benessere economico e sociale.

Nonostante le numerose assunzioni a tempo indeterminato, l’associazione sottolinea come solo una minima parte dei precari abbia visto concretizzarsi la stabilizzazione, portando a un preoccupante calo dell’organico a tempo indeterminato di ben 22.000 unità dal 2017. La prospettiva della scadenza delle graduatorie per le stabilizzazioni, fissata al 31 dicembre 2026, intensifica l’apprensione per il futuro di migliaia di dipendenti in attesa di un impiego stabile.

L’appello denuncia inoltre i costi sociali ed economici insostenibili derivanti dal continuo turnover del personale, i conseguenti disservizi per i cittadini e la carenza di formazione che contribuisce all’allarmante numero di infortuni. Vengono citate le rivelazioni dell’inchiesta “Il postino” di Report, che ha portato alla luce inquietanti situazioni di sfruttamento ai danni dei lavoratori precari.

Secondo l’associazione, la chiave per comprendere la diffusione del precariato nel recapito risiede nel bilancio negativo del settore, con perdite che superano i 2 miliardi di euro dal 2017. Questo suggerirebbe una scelta aziendale volta a contenere i costi attraverso l’impiego di personale precario. In tale contesto, l’ipotesi di un’ulteriore privatizzazione di Poste Italiane suscita forti timori sull’effetto che un investitore privato, inevitabilmente orientato al profitto, potrebbe avere sulla qualità del servizio pubblico e sulle condizioni lavorative.

I rappresentanti di “Precari in Rete” dichiarano inaccettabile la situazione e sollecitano un intervento urgente del Governo e delle istituzioni per tutelare i diritti dei lavoratori precari che, con il loro impegno quotidiano, assicurano un servizio essenziale per la collettività. In particolare, l’associazione chiede la definizione di un piano di stabilizzazione con tempistiche per il personale precario in graduatoria, la verifica e la sanzione delle irregolarità retributive con il dovuto risarcimento, e una riforma della disciplina dei contratti a termine che introduca l’obbligo di specifiche causali anche per brevi periodi. Si auspica inoltre di promuovere il passaggio a tempo pieno per i dipendenti con part-time involontario e di garantire una vigilanza costante sul rispetto dei diritti di tutti i dipendenti. L’associazione sottolinea anche la necessità di migliorare la sicurezza sul lavoro attraverso formazione adeguata e misure di prevenzione efficaci, richiedere piena trasparenza sul numero di infortuni tra lavoratori precari e valutare l’impatto della privatizzazione sul servizio universale e sulle condizioni di lavoro, anteponendo l’interesse pubblico.

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