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“Facite ammuina”, “facite ‘a faccia feroce” ordinava al suo esercito Franceschiello, che, nonostante questi ordini, non riuscì a conservare il suo regno. Salvini, neo ministro dell’interno, ne sta seguendo la strategia e, pur avendo la faccia torva per natura e una buona dose di cinismo, non pare stia conseguendo risultati migliori.  Sta continuando la strategia del suo predecessore, aggravandola e, diversamente da lui, propagandandola con il metodo della disinformazione totale (sull’esempio che in Italia c’è un emigrante su tre, invece che su dieci, come è nella realtà) e indicando nell’Europa il nemico da battere. Assume toni e comportamenti antieuropei che, a volte, prendono atteggiamenti di sfida. Salvini e Di Maio sono stati da sempre antieuropeisti e anti euro e, pur dicendo ai quattro venti che né l’euro né l’Unione europea sono in discussione, nei fatti si comportano in maniera da metterne in discussione i l’integrazione politica, esaltando e perseguendo i sovranismi nazionali. Purtroppo il loro esempio si va allargando nei paesi europei, perfino in quelli fondatori come la Francia e la stessa Germania.

Se si sfalda l’Europa, cosa farà l’Italia con i suoi tra quarti di confini sul mare? Farà morire i profughi affogati o si illude che il flusso migratorio si fermerà? Un ministro responsabile non può dire ai profughi che “la pacchia è finita” o “Chiudono il Brennero chi se ne frega!” Non sono frasi che un rappresentante del popolo italiano- che non lo meriterebbe – può dire! Bersani, che appartiene alla vecchia classe politica che i giovanotti di oggi vorrebbero relegare in soffitta, ammonisce: “Si prendano in ostaggio gli egoismi europei (gli strumenti ci sono), ma non le persone sui barconi, che soffrono e muoiono”. La politica non può essere disumana e Salvini lo è di suo. Qualcuno dice che è il ministro della crudeltà. Fa senso che la cultura su questo argomento si dimostri cos; tiepida!

Il fenomeno migratorio è talmente complesso ed epocale che – come tutti gli osservatori attenti scrivono da anni- non può essere approcciato e tantomeno risolto da un solo Stato, soprattutto dall’Italia che non è in grado di difendere i suoi confini sul mare. Salvini, invece, pensa di poter fare tutto da solo e di obbligare l’Unione – che pur ha avuto gravi limiti e non ha affrontato con realismo e determinazione il problema- a fare quello che dice lui battendo i pugni sul tavolo; facendo “ammuina” e sfoderando una faccia feroce alla Franceschiello, che non fa paura a nessuno. Dovrebbe, invece, stringere efficaci alleanze rivolte a modificare gli accordi di Dublino; e non con i Paesi del Visegrad che chiudono le porte ai migranti, ma con la Francia, la Germania, la Spagna. I provvedimenti plateali e propagandistici non possono essere continuati all’infinito e, del resto, gli sbarchi proseguono e i profughi ricominciano a morire in mare ora che non vi sono più le navi Ong che hanno salvato migliaia di profughi, continuando il lavoro prima fatto con Mare Nostrum, creato da Letta, dopo l’eccidio di Lampedusa, e ora con Frontex (uno e due) che andrebbe notevolmente migliorato e potenziato.- La politica di Salvini, invece, mette in discussione tutto quanto  si è fatto fino ad oggi, con il risultato di indispettire la Francia e la Germania, che – appena dopo l’ultimo incontro di Bruxelles di qualche settimana fa- ha stabilito di chiudere la frontiera con l’Austria e di rispedire in Italia gli oltre 50 mila profughi illegalmente entrati nel suo territorio. La chiusura delle frontiere dà un colpo mortale al trattato di Schengen, limitando la libera circolazione di uomini e merci tra gli stati membri, con gravissime ripercussione per l’economia, soprattutto, italiana.

In tutta questa vicenda, nella quale si è messa in discussione perfino l’accoglienza – fiore all’occhiello dell’Italia (che ha dato prova di umanità e di civismo, apprezzato in tutto il mondo), si continua a non parlare di integrazione e di utilizzazione di queste grandi risorse in settori nei quali abbiamo assoluto bisogno, come l’agricoltura, abbandonata in moltissimi comuni che si stanno progressivamente desertificando, o in quelle attività che gli italiano non vogliono più fare e tacendo che sono più i giovani laureati che vanno via dall’Italia che i migranti che arrivano. Invece sempre a propagandare che i migranti vanno a zonzo per le città senza far niente, invece di provare a utilizzarli, debellando lo sfruttamento degli imprenditori privati senza scrupolo o umanità che gestiscono a fini altamente speculativi i centri di accoglienza.  E questo sarebbe il governo del cambiamento?

di Nino Lanzetta edito dal Quotidiano del Sud

 

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