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Caro sindaco, vada oltre quei manifesti

Illustre signor Sindaco, ringraziando il Direttore Gianni Festa per la gentile ospitalità che mi concede sul suo giornale, scrivo a Lei per rivolgerle una richiesta e un invito. Premesso che stimo di aver titolo a farlo in quanto cittadino di Avellino, cui aggiungo di aver votato per Lei nei due turni che hanno portato alla sua elezione a primo cittadino, vengo subito alla richiesta, che mi appare urgente.
Essa ha per oggetto il blocco definitivo dei lavori di completamento del famigerato tunnel di Avellino. Essendo Lei una persona perbene e non un pupo di un affaristico e sulfureo sistema di potere e di corruttela, non esito a credere che la cosa sia già nei suoi intenti; certo è che essa discende da un indeclinabile dovere di tutela dell’integrità fisica e della vita di tutti coloro che percorrono gli assi viari del capoluogo irpino. Non a caso, è una richiesta che si pone in sintonia con il convincimento e il desiderio della grande maggioranza della nostra cittadinanza, composta da persone oneste che vivono del proprio lavoro, tant’è che l’hanno avanzata – inascoltati dai suoi predecessori – decine di volte, singoli cittadini e associazioni.. La Procura della Repubblica di Avellino – guidata in modo mirabile dal dott. Rosario Cantelmo, punto alto dell’eticità irpina ha aperto un’inchiesta su questa oscura e incredibile vicenda, che va dal 2006 ad oggi. All’epoca, come consigliere regionale e vicepresidente della Commissione regionale Anticamorra, mi opposi strenuamente quanto vanamente a quello che bollai come. “Un cinico attentato alla vita degli avellinesi che in quel tunnel, in caso di terremoto, rischiano di fare la fine dei sorci in trappola”. Non esagero e lo spiego. Questo sottopasso di 500 metri avrebbe dovuto collegare un parcheggio interrato di Piazza Libererà, che peraltro non si farà più, e l’area del Mercatone, mai entrato in funzione e ridotto a un misero scheletro dell’osceno spreco di miliardi del dopo-terremoto. Il guaio è però che si tratta di un grosso pertugio che attraversa la zona più sismica della città di Avellino: si guardi al bilancio dei morti e delle distruzioni del 23 novembre 1980. Inoltre la statica del sottosuolo è stata definitivamente compromessa da un recente, orrendo massacro speculativo. Non per nulla, il Genio Civile non ha espresso il parere di inesistenza o quasi del rischio sismico.. Per non parlare, si fa per dire, dei pareri, più contrari che favorevoli, espressi dai Beni cultural e dall’Autorità di Bacino, che evidenziava il pericolo di infiltrazioni idriche. La grave difficoltà di realizzare il tunnel è anche dimostrata dal numero elevato di varianti i n corso d’opera, al punto che i lavori, che vanno avanti a singhiozzi da 10 anni, sono fermi attualmente. Ricordando che il costo preventivato dell’opera era di 13 milioni di euro, ci sarebbe da chiedere quant’è costata fino ad oggi,. senza essere completata. Come dire che gli amministratori che si sono succeduti dal 2005 ad oggi, sono stati singolarmente più testardi, mettiamo, dei governanti stalinisti ungheresi che – narra Sartre nella “Critica della ragione dialettica” – stimando che la metropolitana sarebbe stata un’opera rivoluzionaria per Budapest e avendo dovuto prendere atto che il sottosuolo della città era inidoneo, non esitarono quasi a ritenerlo controrivoluzionario, ma si arresero. Gli amministratori di Avellino, invece, hanno cocciutamente perseverato. Chissà poi perché. Ora sta a Lei decidere. Com’è risaputo l’«affaire-tunnel» è solo una delle tante innominabili «res gestae» di un ultracinquantennale di sistema di potere amministrativo di marca dc che, salvo brevi parentesi, ha segnato l’intristente degrado di Avellino: massacro speculativo selvaggio, sventramento, pietrificazione della città, scandali ignobili (prefabbricati pesanti), periferie povere, sporche e abbandonate. Vada, perciò oltre, – questo il mio invito, signor Sindaco – quella caduta di stile che si è regalata, invece di criticare aspramente chi non aveva stanziato un euro per il Ferragosto, e imbocchi con determinazione intransigente, e senza voltarsi indietro, la strada di una svolta politica, morale e civile per questa nostra sfortunata e martoriata e avvilita città. Dialogando senza spocchia con la parte migliore del Consiglio, smantellando gli attuali vertici burocratici, mettendo tecnici capaci e onesti e non malfidati e poco onesti a capo degli enti comunali di gestione, cominci ad assicurare alla città un minimo di normale amministrazione che, modificando l’oggettivo finale di celebri versi, è fatta di piccole cose di ottimo gusto.. Altrimenti, la politica pentastellata continuerà a risolversi, – direbbe l’on. Gerardo Bianco con il suo aristocraticismo classicheggiante – in «jacquerie protestaria ». E poi dia vita e respiro a un programma incisivo e vincente di messa a nuovo della città, affrontandone, come può, nodi ed emergenze sociali, contro cui s’infrange e si delude la speranza dei giovani. Così, scongiurerà anche il pericolo, incombente, di un ritorno al passato. Un pericolo che mi appare raggelante, come un ritorno dagli inferi di diavoli e mostri. Ho titolo per dirle quel che le dico perché ho servito con onestà e onore la cosa pubblica. Sono e resto un democratico; mio è il sogno kennediano di una “Nuova Frontiera” di libertà e di giustizia sociale. Sono, se vuole, con il compagno Bassolino e con l’amico Parisi, un apolide del PD: in attesa di una rinascita, spero non lontana. Vedremo, Signor Sindaco, se con un moto dell’intelligenza e un atto della volontà, Lei sarà all’altezza di questo momento di storia, dando ad Avellino buongoverno e vita nuova. Da parte mia, le giunga un augurio sincero e un saluto cordiale.

di Luigi Anzalone edito dal Quotidiano del Sud

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