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4 marzo ovvero il vaso di Pandora 

Che è successo il 4 marzo? Semplicemente si è scoperchiato il vaso di Pandora per l’Italia e ne sono usciti tutti i mali che vi stavano chiusi dentro. E’ stato un disastro, un insieme di disastri. Il primo e il più invasivo è che l’Italia si è divisa nettamente in due: il Centro- Nord si è convertito, dalla sera alla mattina, al leghismo, cioè a un populismo supponente, arrogante, autoreferenziale (in un mondo globalizzato!), il Sud si è aggrappato con le sue speranze e le sue disperazioni al postfeudalesimo e all’assistenzialismo. Il tutto non presenta niente di nuovo. L’Italia di oggi è esattamente quella di ieri e dell’altro ieri. L’8 settembre del 1943, ad esempio, il nostro fascistissimo e bellicoso Paese fino al giorno prima si ritrova quasi per intero antifascista e pacifista. E di tante altre improvvise conversioni a U è piena la nostra storia, dove la stella polare per orientarsi è stato l’opportunismo più brutale e volgare, quello dell’“uomo guicciardiniano”, come dice De Sanctis. Ho sentito da più parti affermare che l’Italia ha voltato pagina”. Anch’io dico che si è voltato pagina, ma non in avanti, piuttosto per tornare indietro di decenni, anzi di secoli, Coerente con tale indirizzo (regressivo) c’è un altro aspetto, il fatto che la maggioranza degli elettori attivi si è aggregata attorno all’idea dell’autonomia dall’Europa. Il che inquieta soltanto. Basti pensare alle voragini del debito pubblico contratto con i capitali stranieri. Si sono fatti i conti senza l’oste, come è stato detto, ma abbiamo anche saputo mettere in allarme gli altri paesi europei. Fossimo almeno stati indebitati come il Giappone, esclusivamente all’interno dei confini nazionali, ma il nostro pauroso debito è tutto verso l’esterno. E l’economia non può consentire sogni a occhi aperti ad alcuna regione del pianeta. Certamente, l’Europa ha sbagliato a trattarci come la Terra dei Fuochi, cioè a scaricare sull’Italia i propri rifiutiumani, cioè il carico delle grandi migrazioni, come se, escluse le belle parole, dovessimo vedercela da soli con problemi che riguardano un po’ tutte le comunità umane. Perché, se ci si vuole salvare, oggi, ci potremo salvare unicamente nell’intesa supernazionale. Le reazioni, intanto, isolate come quelle del 4 marzo dettate dall’emotività possono contribuire solo a innalzare i livelli dell’inquietudine generale. L’emotività, abbiamo detto: bisogna aggiungere l’irrazionalità. Il 4 marzo è stata una débâcle degli intellettuali:è stata la prova provata che il loro ruolo è del bla-bla elegante e del saper argomentare. Non persuadono nessuno più. In fondo, la fossa se la sono scavata loro stessi, facendo i servitori di un padrone solo di facciata, per sovrappiù moribondo. Ma nelle pieghe di questo 4 marzo si celano molti altri aspetti oscuri. Ad esempio, la diffusa metabolizzazione dell’antipolitica, non per colpa di quelli che chiamiamo i populisti, ma dei politici investiti di cariche pubbliche, che dovrebbero essere gli addetti ai lavori istituzionalmente su questo terreno, e che invece strumentalizzano la politica a uso e consumo proprio e dei propri amici, sputtanandola e corrompendola. E, insieme con l’antipolitica, un generalizzato malessere, per trovarsi tutti con risarcimenti da chiedere. Ma a chi?

di Ugo Piscopo edito dal Quotidiano del Sud

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