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Il Pd e l’esito del voto amministrativo

 

Il voto amministrativo è stato un voto all’insegna del cambiamento, come ha detto Renzi, o di protesta contro la sua politica e l’instaurazione del “renzismo”? Ma non era lui il cambiamento? Quando ha fatto la scalata al partito ed al governo, all’insegna della rottamazione dei vecchi politici e della vecchia politica, non si era proposto, come il rinnovamento, con riforme coraggiose (una al mese!) con l’obbiettivo di mettere all’angolo il M5S? Non aveva iniziato il nuovo modo di parlare direttamente alla gente, bypassando i partiti ed il parlamento. CONTINUA A PAG I N A 17Seppur con l’uso sapiente dei mezzi telematici, slogan, slide, frasi e comportamenti ad effetto, come gli 80 euro distribuiti prima delle elezioni europee? Evidentemente, a due anni dal suo insediamento, molti cominciano a non crederci più ed hanno cominciato a stancarsi dell’uomo solo al comando, del suo populismo che non ha fatto fare un passo avanti all’Italia. La povertà e le disuguaglianze continuano a crescere; la disoccupazione non diminuisce e i miracoli che sono stati annunciati con il Jobs Act non si sono verificati, nonostante alcuni miliardi distribuiti alle imprese che avrebbero assunto con un contratto a tempo indeterminato, o meglio delle tutele crescenti, sol perché l’indennità di licenziamento, senza più il vincolo dell’art. 18, aumenta con l’anzianità di lavoro. Le auto blu continuano aa circolare e gli stipendi ed i vitalizi dei parlamentari, come gli altri privilegi, restano sempre intollerabili. Questo hanno percepito i tanti elettori che hanno votato 5 stelle o che hanno continuano ad astenersi in massa: a Napoli ha votato appena il 33,89% degli aventi diritto ed il PD di Renzi (la Valente era una sua candidata) non è arrivata nemmeno al ballottaggio e a Roma il “suo” Giacchetti è stato bypassato dalla Raggi e a Torino il bravo ed onesto Fassino ha dovuto pagare un conto non suo perché non si è smarcato a tempo ed in modo radicale da Renzi e dalla sua politica. Le periferie ed i quartieri popolari hanno premiato i 5 stelle (a Roma il PD è stato votato non alla Garbatella o a Tor Bella Monaca ma ai Parioli e questo la dice lunga!). E’ stato un voto che ha avuto una motivazione e una valenza nazionale (si è votato nelle grandi città!) e gli elettori hanno votato il M5S non per convenzione ma per protesta contro il renzismo, come chiaramente indica la convergenza di tutte le opposizioni di destra e di sinistra sui penta stellati nei ballottaggi (ne hanno vinti 19 su 20!) colpiti dallo slogan sull’onestà, sulla loro riduzione degli stipendi e dal rifiuto dei rimborsi elettorali. Falliranno anche loro? Ci sarà sempre un nuovo Matteo, magari Salvini o un nuovo Grillo, un nuovo populismo e sempre qualcuno che cavalcherà le paure e vincerà come ha dimostrato il brexit della Gran Bretagna dall’Europa. L’analisi del prof. Barra su questo giornale, della settimana scorsa, sulla progressiva dipendenza della politica degli Stati nazionali, dall’Europa e dall’ economia globalizzata, è corretta e condivisibile. Ciò non toglie, però, che, nel solco e nelle direttive che impongono i tecnocrati, (l’Europa dovrà pur tendere ad una maggiore e progressiva integrazione politica avocando a sé la direzione dell’economia, della difesa e dell’immigrazione), possa e debba svilupparsi, in ambito nazionale una politica, più socialmente avanzata, più solidale, di maggiore difesa delle categorie più deboli, di una migliore giustizia, di una scuola pubblica, di uno stato sociale (pensioni e sanità) non completamente smantellato, di una più equa redistribuzione della ricchezza e di una tassazione che colpisca, in maniera progressiva, le ricchezze e le rendite e non solo il lavoro ed i pensionati. Lo fa la Merkel in Germania non si capisce perché non lo possa fare Renzi in Italia. Certo non lo potrà fare con Alfano e con Verdini! Questo ha percepito l’elettore che ha espresso il suo voto di protesta che, seppur nella odierna semplificazione e nel cavalcare le paure, ha voluto opporsi alla renzizzazione dell’Italia, che – tutto lascia pensare- proseguirà con il referendum di ottobre.
edito dal Quotidiano del Sud

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