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Il vino come farmaco del corpo e dell’anima, Piedimonte: tra storia e alchimia, una bevanda che richiama il sacro e la ritualità

Sceglie un punto di vista inedito per raccontare l’universo del vino il giornalista e scrittore partenopeo Antonio Piedimonte. Mette da parte la bevanda, eccellenza del territorio, dal gusto inconfondibile per analizzarne l’uso come rimedio terapeutico, ora come antisettico, ora come antipiretico e disinfettante, capace di lenire malattie e ferite. Nasce così il volume “In vino Sanitas”, Sub rosa edizioni, presentato ieri pomeriggio presso la chiesa dell’Immacolata Concezione. A confrontarsi, moderati da Floriana Guerriero, il direttore del Corriere dell’Irpinia Gianni Festa, il neurologo Florindo D’Onofrio, l’artista Alfredo Raimondi.

Un percorso, quello ricostruito da Piedimonte, che parte dalle terre mesopotamiche dove i Sumeri già utilizzavano il vino come componente essenziale di decotti e intrugli. Un uso testimoniato dal ritrovamento di una tavoletta su cui sono elencate sostanze con valore terapeutico che dovevano essere infuse nel vino, inteso come attivatore di principi attivi. L’autore si sofferma a lungo sulla simbologia che accompagna il nettare degli dei, a partire dalla tradizione biblica in cui diventa espressione dell’alleanza tra gli uomini e Dio, dal rito che accompagna la messa in cui il vino è associato al sangue di Cristo a un episodio poco conosciuto, come quello della misteriosa sbornia di Noè. Dall’universo degli egizi in cui il vino compare nei papiri e ricettari medici, componente essenziale dei corredi funerari dei faraoni all’universo greco e latino in cui centrale è la figura di Dioniso-Bacco, descritto più volte anche come medico oltre come Dio del vino.  Lo stesso Plinio lo indica come cicatrizzante, analgesico, digestivo, diuretico, antiemetico, calmante. Senza dimenticare gli effetti benefici per la pelle, l’efficacia come ricostituente, l’utilizzo nei disturbi gastrici e nella dissenteria ma anche come antiveleno (antidoto per la cicuta e altre sostanze venefiche o psicotrope) e persino nei disturbi cardiaci

Fino ad arrivare al Medio Evo in cui più forte diventa il legame tra alchimia e medicina, con  l’affermarsi della Schola Medica Salernitana e la pubblicazione di trattati medici, senza dimenticare il contributo degli speziali e dei frati erboristi che nei conventi coltivavano le viti e avevano accesso a manuali e libri che custodivano i segreti della natura. Tante le figure su cui si sofferma Piedimonte, dal medico Galeno a Paracelso, da Terranova, il primo autore di un libro sul vino come rimedio terapeutico all’elisir vitae e al vino-viagra del mitico Cagliostro, senza dimenticare i riferimenti a Pontefici che pure utilizzavano il vino come rimedio terapeutico, da Papa Silvestro a Beneficio VIII, dai bagni di vinaccia alle acque ardenti con l’attenzione rivolta ai sistemi di distillazione del vino. Un itinerario che arriva fino ai giorni nostri con la Wine therapy che ancora utilizza il vino per il trattamenti della pelle. Né Piedimonte dimentica come il vino sia stato considerato un rimedio anche ai mali dell’anima come testimoniato dai grandi autori della letteratura, da Leopardi a Baudelaire fino a Guccini e Capossela.

E’ D’Onofrio a fare chiarezza sulle proprietà del vino “Non ci sono dubbi che l’alcol sia una sostanza tossica ma va detto che non tutte le bevande alcoliche sono uguali, se dovessimo indiare quello meno tossico dieri certamente il vino rosso. L’imperativo è quello di un uso moderato, senza mai superare la quantità dei 2 bicchieri di vino per gli uomini e di un bicchiere per le donne”. Quanto agli effetti terapeutici “Tra questi quello sull’apparato cardiovascolare nei pazienti diabetici”. Festa si sofferma sull’incapacità della terra irpina di valorizzare appieno la ricchezza vino “Si fa fatica a fare rete mentre è l’unica strada per far conoscere la nostra risorsa in tutto il mondo e farne volano per l’economia”. Quindi ricorda la capacità di Piedimonte di conciliare ricerca storica e giornalismo, offrendo esempi di vero genio.

A Raimondi il compito di illustrare la copertina da lui realizzata che accompagna il volume “Sono appassionato anche io di miti ed esoterismo, io e Antonio ci siamo capiti al volo. Satiri e baccanali accompagnano da sempre le mie opere”. E sottolinea la capacità della scrittura di Antonio di essere sempre coinvolgente, capace di catturare il lettore. A chiudere l’incontro Piedimonte che spiega come “Ho voluto raccontare il vino come farmaco del corpo e dell’anima, elemento centrale in ambito alchemico, come testimonia l’uso rituale nei cerimoniali cattolici. Un itinerario che ci porta agli albori dell’umanità con i Sumeri ma che arriva fino ai giorni nostri con gli esperimenti portati avanti dalle cantine irpine Mastroberardino sui vitigni pompeiani e dall’azienda Di Meo al Museo Archeologico”

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