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Memorie di una Janara di Emanuela Sica, il coraggio della speranza

di Rosa Bianco

È stato molto più di un semplice incontro letterario quello che si è tenuto ieri pomeriggio, presso il Circolo della Stampa di Avellino, organizzato con sensibilità dall’Accademia dei Dogliosi. La presentazione del romanzo “Memorie di una Janara” di Emanuela Sica ha incarnato un momento denso di riflessione, memoria e riscatto. Il libro, edito da Delta 3, ha risvegliato i silenzi storici di donne perseguitate, emarginate e temute, offrendo loro una voce nuova, forte, consapevole. A portare i saluti istituzionali sono stati Fiorentino Vecchiarelli, presidente dell’Accademia, Pasquale Luca Nacca di Insieme per Avellino e per l’ Irpinia, insieme a Ilde Rampino, Rita Nicastro e al filosofo Luigi Anzalone, la cui riflessione ha arricchito la serata di profondità filosofica e impegno etico. Applauditissima anche Lidia Casali, depositaria dei saperi legati ad erbe e antiche ricette.

Emanuela Sica, avvocata, poetessa e voce da sempre impegnata nella difesa dei diritti delle donne, ha consegnato al pubblico un’opera preziosa, che ha saputo risvegliare l’eco delle Janare, donne giudicate pericolose solo perché libere, indipendenti, portatrici di un sapere ancestrale e non conforme.

A rendere ancora più intenso il momento sono state le letture di Giusy Nazzaro e, in lingua inglese, di Giuseppina Manganelli, capaci di dare corpo e respiro alla prosa poetica del romanzo.

L’incontro ha rappresentato non solo la celebrazione di un libro importante, ma anche un gesto culturale e politico nel senso più alto: il riconoscimento di una memoria femminile che continua a interrogarci e a chiederci di non dimenticare. La Janara, figura ancestrale e sovversiva, è tornata a parlare. E noi abbiamo finalmente ascoltato.

Il volume si è rivelato un omaggio raffinato alla sapienza femminile antica, spesso etichettata come stregoneria per il solo fatto di essere libera. L’autrice, con penna poetica e giuridica insieme, ha guidato i presenti in un viaggio che ha oltrepassato il tempo, restituendo dignità a chi fu condannata per aver brillato troppo.

Nel cuore dell’incontro promosso dall’Accademia dei Dogliosi, l’intervento del filosofo Luigi Anzalone ha risuonato come un’affermazione necessaria di pensiero e di poesia. Commentando “Memorie di una Janara” di Emanuela Sica, Anzalone ha saputo cogliere l’essenza profonda del testo, definendolo con acume e lirismo: “Romanzo poetante e poesia narrante”.

Quella narrata da Sica – ha sottolineato Anzalone – è un’epopea femminile, un “epos di una storia femminile di donne”, radicata nel popolo e nella sofferenza. Una narrazione tragica, sì, ma anche popolare e resistente, perché la Janara è figura di donna libera, ribelle, che si oppone agli stereotipi del maschilismo e del patriarcato.

L’analisi del filosofo si è spinta anche nel cuore tematico del romanzo: l’amore, nelle sue forme più umane e totalizzanti. Non solo gli amori infelici e mai nati, ma anche – citando Hegel – quegli amori in cui si compie “l’unione e il congiungimento di corpo e di anima”, condensati in quell’attimo assoluto in cui “un attimo di eternità si è fatto”.

Non è però solo letteratura, quella della Sica. È messaggio. È cultura. È, come ha evidenziato Anzalone, un atto di fiducia intellettuale nel tempo del nichilismo, in cui “l’uomo è ridotto a merce”. In questo, l’autrice si accosta a Gramsci, incarnando l’“ottimismo della volontà”. E ancora, oltre ad Antonio Gramsci e persino a Pablo Neruda che la scrittrice ci riporta, quando ci ricorda che “è per nascere che siamo nati”.

Con questo romanzo, Emanuela Sica ci consegna una chiamata etica e poetica: “osare la speranza”! E l’intervento di Anzalone, colto e vibrante, ha saputo rivelarne tutta la potenza.

È stato, quello di ieri pomeriggio al circolo della stampa di Avellino, quindi, un appuntamento che ha lasciato il segno: per la forza del libro, per il coraggio dell’autrice, e per l’altissimo livello del confronto culturale che l’Accademia dei Dogliosi ha saputo promuovere. In un’epoca che spesso dimentica, “Memorie di una Janara” ci ha ricordato che c’è una memoria che grida e va ascoltata.

Il sapere delle donne non è mai stato stregoneria. È stato, semmai, il primo atto di libertà.

 

 

 

 

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